ken Loach a Cannes: Grazie per il saluto

Giovedì 03 Novembre 2016 16:53 Stefania Parmigiano
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Ken Loach che ringrazia col pugno chiuso alzato per la Palma d'oro a Cannes, è l'immagine che  torna in mente mentre scorrono i titoli di coda del premiato "Io, Daniel Blake". Lo definiscono regista politico, ma forse c'è un errore: è un regista sociale. La sua attenzione è sempre minuziosamente diretta agli effetti che la politica ha sui cittadini, in particolare sul proletariato (sembra un sostantivo desueto, perché poi?), ed anche in questo film lo conferma: Daniel Blake è un operaio di mezza età, per un grave problema cardiaco che impone riposo  chiede il sussidio per malattia,  ma, per quelli che si definiscono cavilli burocratici (sospetteremo tutti si tratti di scientifico ostracismo) gli viene negato. Costretto a chiedere il sussidio di disoccupazione, verrà trascinato in un limbo esasperato di regole, dovrà usare internet non avendo alcuna dimestichezza con i computer, sorrideremo alla sua costernazione nel mondo di topi e freccette. In questo contesto conosce Katie, giovane disoccupata, madre di due figli. Come in ogni suo film, Loach punta la luce sulla solidarietà tra disperati e li avvicina in un reciproco soccorso di affetto e partecipazione. La politica è il Grande Fratello, un muro di gomma che  recinta, che impedisce, che non soccorre.  Lo stile è quello di sempre, pulito da ogni rischio di ammiccanti indugi: preciso, essenziale, efficace. Dolorosamente efficace.

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 04 Marzo 2017 00:48 )