“L’operaio deve lottare anche contro quella parte di sé che arricchisce il padrone” (S. Ricciardi)
Ogni discussione sull’IA (Intelligenza artificiale) in Italia rischia sempre di essere qualcosa di molto astratto. Qualsiasi “aggeggio”, in Italia costerà sempre di più del lavoro umano. E quindi verrà impiegato di meno, anche per compiti banalissimi.
Infatti diffusissimo e sempre più pervasivo è in Italia il lavoro servile (termine tecnico), quello che non costa un’accidente di nulla all’imprenditore e magari porta allo sciacalletto o alla “simpatica” iena di turno, contributi e sgravi fiscali. La famigerata alternanza scuola lavoro è solo la punta di un immenso iceberg fatto di lavori più o meno "non pagati" o con paghe già in partenza solo simboliche perché ufficialmente "attività formative" (!) o addirittura "terapeutiche". Anche laddove il lavoro sia formalmente pagato, abbiamo gli "straordinari" spesso "pagati in nero" o persino, di fatto: "non pagati affatto". Addirittura, il salario può esistere solo "sulle carte", e in realtà accade che al lavoratore "non entra in tasca un euro".
Discorso a parte merita l’auto-imprenditoria, vera piaga sociale di questo stadio del capitalismo. L’auto-imprenditoria è il – a suo modo geniale- metodo escogitato dai grandi pescicani per far si che tassi mai raggiunti prima di sfruttamento vengono autogestiti e auto-inflitti dai lavoratori medesimi a sé stessi. Tutto ciò con una serie impressionante di vantaggi collaterali che vanno dall’accresciuta “pace sociale”, passando per la vendita di beni e servizi “ad hoc” per l’auto-imprenditoria” fino al guadagnare (da parte dei soliti noti ovviamente) denaro vero da produzioni “immateriali” e/o “virtuali” che a loro volta accrescono il valore e/o ampliano il mercato dei prodotti “più tradizionali”(1). L’onnipresente retorica a favore di questa forma di masochismo lavora comunque contro ogni senso di consapevolezza e di "realtà dei fatti" da parte di tutti noi.
Chiaramente sia l’auto-imprenditoria che la piccola impresa sono reazionarie par excellence anche nel campo “stesso e stretto” dell’innovazione tecnologica. Condizione necessaria e sufficiente a ogni innovazione tecnologica (che non sia “banale”) è l’investimento a lungo termine di grosse somme di denaro. Più l’economia di un luogo è “trainata” da piccole imprese, (figuriamoci poi dal “popolo delle partite IVA”) meno ci sarà chi può/vuole investire sul termine ultra-decennale, anche tenendo conto della grande disponibilità allo strozzinaggio (altresì chiamato credito) su larga scala e su qualsiasi orizzonte temporale da parte delle banche.
Qui per brevità e “senso di pudore” evito di parlare dell’enorme riserva di guadagni a costo zero per i grossi imprenditori, che sono diventate 9/10 delle cosiddette “cooperative di lavoro”… Anche a prescindere da queste, abbiamo individuato 2 metodi con i quali i cosiddetti “predatore all'apice” nell’Italia di oggi riescono a cavare denaro vero a investimento zero (e senza alcuno sforzo) : il lavoro servile e l’auto-imprenditoria altrui. Ovviamente nel primo caso si sfrutta l’arretratezza morale (e materiale) della nazione, nel secondo la stupidità altrui: due fonti matematicamente infinite. In entrambi i casi a rimetterci è ogni speranza di diventare una nazione civile. Questi due metodi sono del resto casi particolari (più evidenti) di una tendenza più “profonda” nell’Italia di oggi.
Nell’immaginario degli italiani i percettori del Reddito di cittadinanza erano “fancazzisti” e persino “parassiti” con buona pace del fatto che se non ci fosse stato il RdC durante il lockdown del 2020, in Italia le morti per fame avrebbero superato le morti per Covid. Ma, percependo il RdC essi portavano soldi nelle tasche dei padroni di Piazza Affari solo come consumatori, e non “da entrambi i lati” del binomio produttori-consumatori, quindi (evidentemente, data l'abolizione del RdC) in futuro potranno anche morire senza che nessuno debba dolersene.
Cosa succede quando invece il lavoro è salariato ossia effettivamente retribuito? Bene anche qui il grosso capitalista italico “pesca” in 3 campi matematicamente infiniti. Primo: non c’è limite, né “de jure” (ossia nelle leggi) né “de facto” ossia nella pratica, al quanto poco il lavoro possa essere pagato. Ogni ipotesi di salario minimo è stata respinta con sdegno dalla Meloni. Secondo non ci sono limiti, ancora: né nelle leggi né nella pratica all’intensità del lavoro.
C’è sempre e ci sarà sempre qualcuno che lavora più duramente di te, e tu sarai sempre licenziato a favore di quel qualcuno. Infine, esiste solo sulla carta una legge che limita alle 8 ore la quantità di tempo giornaliero che il dipendente lavora. Nella pratica lo straordinario è obbligatorio, non ci sono -di fatto- limiti a quante ore possono essere obbligatorie, ed è già “non scontato” che lo straordinario venga pagato.
Ovviamente anche qui, quello che entra in tasca al padrone mette una grossa ipoteca ad ogni ipotesi di sviluppo generale, anche in termini grettamente tecnologici. E non mi dilungherò parlando di un quarto elemento su cui i “pezzi grossi” si arricchiscono a spese di tutti gli altri, ossia la svalutazione del potere d’acquisto della moneta, benché, se ci riflettete, anch’esso lavora contro ogni innovazione tecnica in Italia.
Nel cosiddetto “Belpaese”, se non si porta soldi nelle tasche dei signori di Piazza Affari si è “bamboccioni”, “fancazzisti”, “parassiti” e persino “lanzichenecchi”(2); definizione quest’ultima data da uno dei portavoce più autorevoli della borghesia italica, che, come spesso succede, ha persino un senso più profondo di quello che appare (etimologicamente il lanzichenecco è “servo del paese”). Peccato che non solo il/la comune cittadin*, ma persino l’intellighenzia “di sinistra” e anche il/la “militante” abbiano dimenticato uno di quelli che è stato tra i “temi portanti” del ‘77. Ossia “il rifiuto del lavoro”.
“L’intelligenza operaia si rifiutò di essere intelligenza produttiva, e si espresse interamente nel sabotaggio, nella costruzione di ambiti di libertà antiproduttiva” (3).
Se si può argomentare che nel ‘77 ciò fosse innanzitutto il rifiuto del lavoro in fabbrica, e anche se c’è chi potrebbe ribattere che di fantasia e di creatività individuale asservite come sempre, in ultima analisi, a favore di un ecosistema che premierà sempre i predatori più grandi, ormai “sono piene le fosse” (nonché le tombe dei disgraziati), c’è un aspetto più ampio della questione che dobbiamo considerare.
“L’intera storia del divenire scientifico, tecnologico, produttivo, può essere letta come la storia del rifiuto degli uomini a prestare la loro attenzione, la loro fatica, la loro abilità e la loro creatività alla riproduzione materiale” (4). Questa è la vera ragione per l’odio diffuso in Italia, verso gli “sfaticati”: la classe dirigente teme ogni progresso “come la peste” (a ben ragione: sulle arretratezze nazionali ci guadagna i miliardi) e tutto il resto del gregge segue i cani da pastore.
Ri-formuliamolo in termini più prudenti: “Una buona fetta del progresso scientifico, tecnologico, produttivo, deriva del rifiuto delle persone a prestare la loro attenzione, la loro fatica, la loro abilità, il loro tempo e la loro creatività per portare soldi nelle tasche altrui, sia direttamente con il lavoro schiavistico-servile-salariato che indirettamente con la frottola dell’auto-imprenditoria ”.
O anche, esprimendolo con le parole di Nanni Balestrini e Primo Moroni: “Senza lotte operaie, senza sottrazione operaia allo sfruttamento, senza sabotaggio, assenteismo, niente sviluppo” (5).
Ma la borghesia italiana si ingrassa proprio sull’assenza di sviluppo. Ogni rifiuto di ingrassare i pescicani è peccato mortale nell’Italia di oggi. Guai a disturbare le vacche sacre dell'industria e del commercio. E pazienza se i bovini in questione pascolano proprio sulla barbarie che domina la nazione. Chiunque "faccia il gioco" dello sciacalletto o della "simpatica" iena che aspira ad arrivare a Piazza Affari (per non parlare delle bestiole già arrivate lì) è dalla parte del bene "a prescindere", e chiunque disturbi la digestione del canide (o dello "ienide") in questione è dalla parte del male "a prescindere". Ne vediamo un’esempio nell’ultimo ddl 1660 (6).
Ma torniamo a parlare di intelligenza artificiale. Niente e nessuno impone all’Italia di far parte del XXI secolo. Sono passati i tempi in cui le navi del Commodoro Matthew Perry imponevano al Giappone di uscire dal Medioevo (4). Chi si trova a suo agio nel Medioevo può restarci. Anche per sempre.
Volete il progresso? Lo potete avere, ma non è “a gratis” per nessun*. Altrimenti godetevi il soggiorno nelle caverne.
Ora, il nanismo delle imprese italiane, la bestialità dell’auto-imprenditoria, il “popolo delle partite IVA”, le cooperative di sfruttamento...Esistono perché in Italia qualcuno le ha volute “a sommo studio” e la massa le ha passivamente accettate. Non sono “cadute dal cielo”. E resteranno lì fino a che la maggioranza non vorrà pagare il prezzo per la loro abolizione. E se restano lì, tenendo tutta l’Italia nell’arretratezza e nella miseria, è perché “agli italiani piace così”.
Il prezzo per la loro abolizione è naturalmente in quattrini, spese vive e mancati guadagni per i signori di Piazza Affari. Ma c’è un prezzo che anche gli/le altr* devono “scucire” se trovano scomodo continuare a vivere nell’età della pietra. Ed è MOLTO caro. E’ un prezzo “psicologico” e quel tipo di prezzi è sempre estremamente pesante. Ed è quello di smetterla di pensare: “le imprese creano ricchezza” (idiozia totale ripetuta da tutt* “dalle Alpi al Canale di Sicilia”). E’ quello di finirla con il culto della schiavitù salariata . E’ quello di lottare e chiedere costantemente vitalizi e “sinecure” , senza condizioni e “ben forniti” per tutt* invece di “posti di lavoro”. E non : a spese della collettività come è stato con il RdC (che del resto era "a condizioni" e per giunta piuttosto strette), ma pagati dai pochi il cui portafogli ingrassa “con ogni tempo” (e che, "lacrime di circostanza" a parte, comunque guadagnerebbero persino dalla sola esistenza fisica dei consumatori).
Ma soprattutto: è quello di smettere di vedere sé stessi e gli altri come “bamboccioni”, “fancazzisti”, “parassiti” e “lanzichenecchi” quando si rifiutano ( o quando ci rifiutiamo) di collaborare al regresso generale.
Fabrizio Cucchi /DEApress
(1) Quella dell’auto-imprenditoria è un caso particolare di uno sviluppo più generale del lavoro nella società. Infatti si parla di “utilizzo del lavoro socialmente diffuso” ovviamente per riempire le tasche di pochi. E’ stato anche scritto che “Tutta la nuova organizzazione del lavoro è volta […] al risparmio del lavoro lavoro vivo in fabbrica e al recupero del lavoro vivo nella societa” . Cif. Nanni Balestrini, Primo Moroni ; “L’orda d’oro(1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale)” seconda ed. Feltrinelli Editore, Milano 1997 pag. 635 e seguenti.
(3) Nanni Balestrini, Primo Moroni ; op.cit. pag.430
(4) Nanni Balestrini, Primo Moroni ; op.cit. Pag. 427
(5) Nanni Balestrini, Primo Moroni ; op.cit. Pag. 432
(6)https://deapress.com/cronache/27740-ultime-dal-governo-il-ddl-1660.html
(4)https://it.wikipedia.org/wiki/Matthew_Perry_(ufficiale_di_marina)
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






