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Crisi degli alloggi e luoghi abbandonati

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Le città in abbandono – visioni e strategie

L’agenzia Deapress dal 1990 lavora come laboratorio di indagine sull’ambiente, in particolare sul territorio fiorentino, con inchieste e reportage sviluppati nel settore della comunicazione ambientale e rivolti alla conoscenza geo-antropologica. 

L’interesse maggiore è stato dato alle aree urbane, quartieri e periferie, con problematiche di “disagio” sociale. La nostra analisi è rivolta alla lettura socio-ambientalista delle emergenze (mobilità, rifiuti, smog ed altro), che sono ancora tali nonostante i progressi generalizzati della trasformazione territoriale. In particolare, il nostro sguardo è rivolto alla città di Firenze come luogo “attenzionato”, dove sono allo studio nuove strategie di pianificazione urbana.

Perché la trasformazione urbana costituisce elemento di grande potenzialità per la città contemporanea?

L’analisi sulle potenzialità inizia proprio dal micro territorio urbano. Nella città sociale, insieme a quella economica, c’è la crisi della capacità di fare buona amministrazione. Una crisi del coraggio, delle scelte utili che frena oggi quegli interventi necessari a rendere più sostenibili le realtà urbane e, insieme, nega l’innovazione, con una fuga prospettica in avanti, quantitativa e non qualitativa, senza una visione netta e trasparente del futuro.

La lettura delle immagini del gruppo fotografico Deapress indica attraverso le sue foto, la devastazione e l’abbandono di enormi aree. La periferia risulta spoglia e senza servizi, alcuni piccoli agglomerati urbani periferici, limitatamente ad alcuni indicatori, sono in situazione di sopravvivenza e la situazione politica- urbana non è capace di migliorare la qualità ambientale del territorio.

In Italia, alcune emergenze (rifiuti, smog e mobilità) sono ancora tali nonostante i progressi generalizzati e alcune eccellenze che restano, purtroppo, casi isolati. In tanti Comuni prevale un format decisionale che guarda all’urbis da prospettive parziali, ciascuna delle quali persegue logiche di settore spesso contraddittorie e in reciproca elisione che favoriscono un’errata programmazione delle priorità. Un’incoerente destinazione delle risorse con la perniciosa disorganicità delle azioni. Alcuni edifici vengono costruiti senza controllare il contesto. Il tratto della tranvia ha reso più facile la tempistica per raggiungere la città ma, alcune parti restano ancora scoperte. La costruzione di “non luoghi”, quartieri residenziali, di outlets “in mezzo al nulla” e scollegati dagli altri abitativi, che pongono le premesse per un nuovo scialo di risorse.

È utile, ancor prima dei singoli provvedimenti, una sintesi che superi questa frammentazione e mostri una capacità politica di pensare e di immaginare un modo nuovo di usare il territorio e consumare l’energia, un altro tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione e con alti livelli di efficienza e soddisfazione, spazi pubblici più sicuri, più silenziosi, più salutari, più efficienti e meno alienanti, dove si creino le condizioni per favorire le relazioni sociali, il senso del vicinato, del quartiere, della comunità.

2. Quale consapevolezza di compartecipazione, quali aree e scelte di intervento per il recupero e riuso del patrimonio in abbandono su cui concentrarsi?

Il dramma sociale degli sfratti e in generale il problema della casa dovrebbe essere affrontato con maggior attenzione e tempestività dal governo. Finora la casa è stata considerata più un bene sul quale accanirsi con le tasse più che un problema da risolvere, visto che negli anni nessun altro esecutivo, né di destra né di sinistra, ha mai affrontato con attenzione e autorevolezza la situazione.

Torino, Roma e Firenze sono tra le città più colpite dal problema “casa”. Milano e Porta Palazzo ha impedito gli sfratti attraverso azioni dirette contro la proprietà del comune. A Roma, in particolare a Firenze consta di ben 79 edifici, fra pubblici e privati occupati da famiglie italiane e straniere.

Patrimoni edilizi che potrebbero essere recuperati e riutilizzati. Ville storiche ex caserme e officine, abbandonati al loro destino e vittime dell'incuria e del degrado.

Santa Croce, San Frediano e zona Novoli sono i quartieri di Firenze dove la presenza popolare di immigrati e disoccupati è problematica dal punto di vista delle residenze. Si ha notizia di quasi 100 sfratti, soltanto in quest’ultimo anno. Questi quartieri hanno subito una rivoluzione abitativa, data l’espropriazione avvenuta negli ultimi cinque anni che ha poi portato a varie occupazioni abusive. Subito dopo le elezioni politiche sono avvenuti alcuni sgomberi, passati perlopiù sotto silenzio, come la palazzina di tre piani in Via Pier Capponi 51, occupata da donne immigrate, dove come nelle altre città è stata attuata l’attivazione del c.d. decreto Lupi (taglio di acqua, luce a gas per chi occupa abusivamente).

Sono moltissimi nella zona fiorentina i luoghi abbandonati e ancora mancanti di progetti di recupero, sia di proprietà di enti pubblici o grandi finanziari. Fra questi: la Stazione di Firenze - Statuto, l’acquedotto delle cure, l’ex convento di Sant’Orsola, l’ex generatore elettrico della tramvia, l’ex sede della società idrocarburi nazionale, l’ex Lidò cafè, l’ex caserma a Novoli, gli ex magazzini Enel e l’ex Hotel Majestic.
Fra questi spicca il palazzo di via Masaccio a Firenze, già sede Telecom, vuoto da anni e pericolante, che sta raggiungendo alti livelli di pericolo per l’incolumità delle persone.

In un elenco, fatto circolare da vari comitati, i luoghi abbandonati (pubblici e privati) sono molto di più dell'elenco fornito dal Comune, perché le strutture medio-piccole che appartengono a privati non sono catalogabili. Purtroppo, il Comune propone di rivitalizzare la città con interventi di lusso e residenziali, strutture utili al servizio pubblico, all'università è per la gente che frequenta la parte storica della città ma purtroppo l'urbanistica cittadina è ferma in quanto si interviene pesantemente con sfratti garantisti rivolti verso la povera gente.

Ci chiediamo quale sarà il futuro di questi Palazzi vuoti? 

In Piazza della Repubblica, interi palazzi di proprietà delle Banche e di immobiliari, stanno aspettando che il mercato esca dalla crisi per vendere l'intero patrimonio. E se la crisi sarà lunga svenderanno agli stranieri.

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