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Giornalismo: quale (quarto) potere?

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I tg hanno annunciato la notizia dell'assoluzione di Silvio Berlusconi dalle accuse legate all'allora minorenne Ruby rubacuori. All'altezza di Arcore La Repubblica pubblicava le dieci domande al premier. Ad oggi, il fatto non sussiste(rebbe).

« L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla» (Paolo Borsellino, 26/01/1989)

A pronunciare la sentenza la Corte d'appello di Milano; ora improvvisamente non si parla più di complotti (visionari e ideologici) delle toghe rosse! Ricordiamoci che nel momento in cui le grinfie politiche si intromettevano in modo illegittimo nei processi giudiziari, l'impero romano si avviava alla sua storica, implacabile decadenza. Mi risuona così in mente la prima pagina de Il Giornale, di qualche giorno fa. Ho avuto la (s)fortuna di leggere nel sottotitolo di un quotidiano chiaramente subordinato alle aspettative di un potere personale tragicomico: “La prova è che non ci sono prove”. Il giornalismo nasce storicamente come onestà intellettuale, come capacità critica slegata da una società sempre più piramidale. Eppure (nonostante Il Giornale abbia come proprio sottotitolo “da 40 anni voce fuori dal coro”) con queste sembianze la carta stampata perde l'autorevolezza che lo slogan “quarto potere” gli affidava. La prima pagina è sempre più esigenza di sponsor e strutture allineate, così deve fungere da megafono di idee dettate. Da incredibile mezzo di influenza politico-sociale, il giornalismo rischia di adeguarsi al non guardo-non vedo-non sento che fa comodo a chi tesse le fila del nostro destino tardo-capitalistico. Se il giornalismo è sempre più embaded e meno autenticamente impegnato, allora rischia di diventare nicchia di una cupola che tutto in sé ingloba, che nulla lascia fuoriuscire.

Un totalitarismo nel senso ampio del termine.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Settembre 2015 14:37 )  

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