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Teatro della Pergola: "Cronaca di un amore rubato"

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Fondazione Teatro della Toscana

CRONACA DI UN AMORE RUBATO

di Dacia Maraini

uno spettacolo di e con Federica Di Martino

 

 

 

amore rubato 

 

 

 

 

Teatro della Pergola

giovedì 26 – venerdì 27 novembre, ore 17.45

sabato 28 – domenica 29 novembre, ore 18.45

lunedì 30 novembre, ore 17.45

Durata: 1h circa, atto unico.

 

 

All’indomani della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, torna a Firenze Federica Di Martino nel vibrante monologo civile Cronaca di un amore rubato tratto da un racconto di Dacia Maraini. Dopo aver inaugurato la passata stagione di prosa del Teatro Goldoni, lo spettacolo, affilato e perfetto, duro e capace di emozionare e indignare, approda alla Pergola, da giovedì 26 a lunedì 30 novembre, in un nuovo allestimento.

 

Una donna sola, una ‘anima morta’, e le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La trama di Cronaca di un amore rubato la vorremmo inventata, irreale, mai accaduta e invece i fatti ci rammentano la sua schiacciante verità e autenticità. È tratta da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore Rubato. In scena Federica Di Martino narra, mostra, vive, danza il dolore attraverso le parole.

“La storia è romanzata”, spiega l’attrice, “ma trae ispirazione da una vicenda accaduta realmente a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, qualche anno fa. Lavorando insieme su questo progetto è nato con Dacia Maraini un rapporto di amicizia: è una donna fuori dal comune, una scrittrice straordinaria, dal forte spessore umano”.

 

Quattro liceali sequestrano una ragazzina di tredici anni dai capelli rossi e abusano di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante. Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in macchina e che la porterà al pronto soccorso. I balordi autori dello stupro sono al commissariato, anche loro vittime inconsapevoli e amorfe di una società tribale, perversa, che li protegge. Federica Di Martino riporta la vicenda facendo parlare tutti i protagonisti:i quattro ragazzi artefici dello stupro, la migliore amica della vittima che assiste da lontano ai fatti muta e impotente, il padre della ragazzina violentata, il prete che la soccorre sanguinante, ma viva per strada, il preside della scuola che tutti gli implicati nella vicenda frequentano.La bambina vive nella storia solo attraverso le vite degli altri.

 

“Interpreto da sola tutti i vari personaggi, utilizzando un artificio teatrale”, interviene Di Martino, “tipico del teatro di marionette o dei pupi: parto da un elemento presente in scena, come per esempio un cappello, e lavoro sulla postura e la vocalità delle figure da rappresentare. Per mettere in scena questo spettacolo mi sono concentrata sull’anima di questa ragazzina che ha subito la violenza”.

 

Cronaca di un amore rubato parla di un mondo diviso fra coloro che vedono nell’altro una persona da rispettare e coloro che, con antica testardaggine, considerano l’altro un oggetto da possedere e schiavizzare. Il primo gradino per cambiare le cose è quello di conoscerle, per entrarci dentro e analizzarle. Se non si arriva a interpretare e comprendere la difficoltà, non si può cercare di rimediare a niente.

 

“Nello spettacolo non c’è insistenza sul dolore. È come se il racconto fosse una specie di favola, una grottesca favola nera per cui il dolore arriva come un pugno nello stomaco, ma velato da un sorriso amaro dettato dalla distanza della narrazione. La ragazzina protagonista non racconta in prima persona quello che le è accaduto, ma si esprime con le parole di cronaca uscite sui giornali locali. La vicenda emerge tramite il racconto degli altri e arriva con forza allo spettatore”.

 

Una bambina diventa donna fra quattro mura, di fronte sempre la stessa storia, per come gli altri l’hanno raccontata, per come la società l’ha digerita.Una donna giudicata incapace di intendere e volere: incapace di uscire, di guardarsi allo specchio, di raccontare con le sue parole l’orrore, incapace di avere sue parole.

 

“Ho immaginato un non-luogo in cui l’impianto del racconto si snoda come un grande valzer paesano”, conclude Federica Di Martino, “una sorta di festa continua che imprime leggerezza. Non c’è niente di realistico mentre si esprimono questi fatti così violenti e forti, piuttosto si tratta di un luogo dell’anima”.

La ragazzina di Cronaca di un amore rubato ha perso quel giorno il suo posto nel mondo.Un mondo fatto di ‘persone per bene’, un mondo dove i colpevoli hanno voce.Dove non gli innocenti, ma i colpevoli possono vivere liberi.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 23 Novembre 2015 10:44 )  

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