Alla Pergola la “superstizione” secondo De Filippo
E’ tornata alla Pergola la commedia Non è vero ma ci credo , di Peppino De Filippo, ultima sua apparizione alla Pergola nel 1978. Sebastiano lo Monaco riprende i panni di Gervasio Savastano diretto da Michele Mirabella che ha trasposto la scena in un surreale vintage anni 50..
L’uomo Savastano si difende da una realtà che non vuol comprendere, attribuendo al binomio sfortuna/fortuna il suo “ destino”. E allora quale migliore strumento della “ superstizione” per controbattere i colpi della vita!
A quella vita che ti “ offende” con il continuo inganno della “ comunicazione”, Gervasio preferisce “ l’autoinganno” della superstizione. Alla tragicità irriverente degli eventi contrappone la tragicità autoironica del destino ineluttabile, il cui potere esula dalle nostre decisioni.
La gobba del giovane Sammaria diventa lo scoglio su cui aggrapparsi , il povero impiegato Malvurio il baule dove nascondere la propria cattiva coscienza. Così, gli affari dell’azienda e il futuro della figlia Rosina, vengono risucchiati in un turbinio di eventi rispetto ai quali Gervasio declina ogni responsabilità.
La superstizione, però, a differenza della realtà, contiene quel tratto di autoironia consapevole che evita il baratro: il lieto fine incombe, la leggerezza irrompe, Savastano ride di se stesso e della propria ignoranza, accetta la realtà, …forse….!
Lo Monaco riempie la scena con una irruenza che contrasta con la presenza gioviale della regia ,dei costumi( splendidi di Alida Cappellini e Giovanni Licheri) e della scenografia . A volte eccede in autocompiacimento, mitigato solo dall’autoironia ( evitabili i ripetuti ed espliciti riferimenti a Renzi).
Più leggere e distaccate, ma per questo apprezzabili, le interpretazioni di Lelia Mangano De Filippo già accanto al marito Peppino nel 1978, così come Antonio De Rosa (Sammaria).
“ Non è vero ma ci credo” rimane attuale , Peppino ci lascia credere ciò che vogliamo, intuisce sin dal 1942 che lo spazio individuale si sta restringendo, che il nostro credere diventerà sempre più collettivo, che la realtà ci verrà imposta: e allora , come scriveva Caproni “ Lasciateci qua, contenti!”.
Michele Carnemolla
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