LA COMMEDIA DI ORLANDO
alla Pergola da martedì 21 a domenica 26 febbraio 2012
con Isabella Ragonese, Sarah Biacchi, Guglielmo Favilla, Andrea Gambuzza, Claudia Gusmano, Fabrizio Odetto, Laura Rovetti
scene e costumi Giovanni Licheri e Alida Cappellini
musiche originali Bubbez Orchestra
eseguite dal vivo da Giovanna Famulari, violoncello - Massimo De Lorenzi, chitarra
regia e drammaturgia di EMANUELA GIORDANO
Uno spettacolo piacevole e divertente, a tratti anzi davvero esilarante. Un’occasione per passare una serata a teatro, dimenticandosi per un attimo di essere “a teatro”, e in compagnia di una delle scrittrici più impegnative del novecento: Virginia Woolf.
Ci riesce magnificamente la compagnia diretta da Emanuela Giordano, che vede al suo centro una splendida Isabella Ragonese, supportata da un gruppo affiatato e compatto nei movimenti corali, quasi come un orologio un po’ sghembo, ma ben collaudato.
Ritmi sostenuti, gag a non finire, tra i personaggi più improbabili e il folle scorrere dei secoli; ma anche momenti d’intimità e riflessione (forse un po’ meno riusciti, a dir tutto…), splendide musiche suonate dal vivo – e qualche estemporanea incursione canora. Particolare la scelta dei costumi, forse non del tutto efficaci nel descrivere il frenetico passaggio tra le epoche storiche, ma validi a rendere l’atmosfera di fiaba entro cui tutta la vicenda si dipana.

Orlando è quell’uomo che un giorno si risvegliò donna. È la “figura umana” che visse secoli, nella sua casa con 365 stanze e attraverso le città del mondo, accompagnata dai suoi fedeli (e centenari!) servitori. È quel sognatore (o sognatrice) che affidò la sua vita alla letteratura, che ne subì lo scotto, ritrovando infine in essa la più profonda ragion d’essere. L’effetto sul palco è certo curioso, quando si passa buon tempo a cercare di convincersi che quella donna (la Ragonese) è in realtà un uomo (Orlando), e nel momento in cui la finzione scenica ha iniziato a prender piede, ecco verificarsi “la trasformazione”. Soffocati gli inevitabili risolini, è certo che in questo punto la “metateatralità” ha raggiunto livelli sopraffini.
Ma torniamo all’essenziale.

Buono l’allestimento, che si serve in modo deciso ma equilibrato delle luci e delle macchine sceniche – mentre quella di Francesco Bottai attende ancora, posteggiata nel foyer (cfr. “Paesaggi teatrali”). Il “grande balletto” di Orlando coinvolge tutti sul palco, anche durante i cambi scena, con gli addetti che, all’abbassarsi delle luci, spostano gli oggetti a passo di danza. E un po’ più leggeri si lascia così il teatro, consci che se forse si è scalfita solo la superficie del capolavoro woolfiano, almeno la curiosità è stata ravvivata, e la serata ha lasciato il suo segno.
Per DEApress, recensione di Simone Rebora
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|
