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Recensione "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti

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“ NOSTALGIA DEL SANGUE”
di Dario Correnti - Edizioni Giunti.

Nel 2018 ha fatto il suo esordio un nuovo autore, anzi, stando a quanto ci è dato sapere, dietro allo pseudonimo Dario Correnti ci sarebbero due autori.

Un esordio che è da definire davvero ottimo,   fin dalle prime pagine si entra subito nella storia che ci accompagnerà per ben oltre 500 pagine, le vittime? Donne, madri o potenzialmente tali.

E se due sono gli autori, due sono i protagonisti . un giornalista di nera, vecchio stampo e vicino al pensionamento, tanto da essere messo ai margini, a cui mancherà il sangue, e che “mangiare da solo mi mette tristezza”, che si interessa ad un caso non per trasformare la tragedia in spettacolo ma per quella morale che si è costruito in anni di gavetta giornalistica; ed una stagista, con alle spalle l’omicidio della madre, piuttosto fuori dagli schemi e dai mezzi ritenuti utili per un lavoro come quello di “addetto” alla cronaca nera. Non solo senza macchina ma anche senza un cellulare collegato ad internet, e quindi senza prospettive di lavoro almeno nel campo verso cui si sente predisposta. Talmente denigrata da essere soprannominata Piattola. Nonostante le gravi mancanze che pesano rispetto al lavoro d’inchiesta, sarà proprio lei con il suo intuito a dare una svolta netta e decisa ad una serie di omicidi che avvengono nella bergamasca, una zona, bigotta e chiusa, dove la fa da padrone la desolazione e la cosiddetta riservatezza è soltanto una maschera per nascondere la ben più triste indifferenza. Caratteristica del tutto negativa se si considera il fatto che “tutti si conoscono”.

Omicidi che gli inquirenti ed i giornalisti, deontologicamente “bravi”, attribuiscono ad una setta satanica. Attribuzione che in qualche modo potrebbe avere anche un senso tenuto conto delle modalità in cui avvengono gli omicidi, ma soprattutto per i modi in cui le vittime vengono assassinate., “una macelleria che nemmeno i lupi arrivano a tanto ….” Una stagista che corona il proprio sogno: poter lavorare a stretto contatto con il suo mito, il suo preferito …. il prepensionato.

La pista del serial killer, anzi del primo serial killer italiano, ci porta all’800, e, grazie agli autori, ad affrontare queste pagine come se ci trovasse di fronte ad un interessante trattato di criminologia: incontriamo il tanto famoso Lombroso con le sue teorie sulla influenza che la genetica avrebbe su chi compie comportamenti delittuosi, ed i suoi esami craniometri; ma ci imbattiamo in descrizioni altrettanto di interesse sia verso il cannibalismo, con la specificazione delle differenze tra quello sessuale-fusionale (mangiare gli amanti) e quello aggressivo e di potere, e nel rapporto patologico dei cannibali verso la madre; sia rispetto ai manicomi giudiziari nei quali le terapie variano a seconda della gravità del disturbo mentale, ed ovviamente dell’eventuale reato commesso, dal calmare i “bollenti spiriti” all’”idroterapia” ecc…; le battaglie giudiziarie intraprese dagli avvocati sulla capacità di intendere e volere dei propri assistiti sono un altro degli aspetti che emergono in questo thriller/noir; per arrivare ai giorni nostri con l’evoluzione dei mezzi d’indagine tipo la prova del DNA, o l’aver a che fare con casi di stalker o rapporti malati.

Se siamo portati attraverso la lettura a fare, temporalmente, dei passi indietro, allo stesso tempo ci troviamo di fronte a chi riesuma le gesta di un serial killer, un serial killer che non è più solo un immagine tramandata dai libri, ma che si mostra concretamente in azione, la realtà fa diventare presente un qualcosa che non è più e che diviene un’ossessione.

A proposito di attualità e di giorni nostri:

1) non è da statistica, ma oggettivamente reale, quanto emerge e cioè che la crisi economica, ed i suoi effetti collaterali, fa più vittime di un seriale;

2) abbiamo a che fare con il femminicidio e gli “orfani due volte” che di fatto sono vere e proprie vittime;
3) la globalizzazione è un fenomeno, che se è attribuibile a merci e persone, il crimine, ed in questo caso il cannibalismo, non può sottrarvisi anzi assistiamo ad una specie di “sua” internazionale.

Per concludere, alcune note di merito debbono essere riferite all’ultima protagonista di questo libro, Lenochka ed alle donne che riescono a sopravvivere di fronte alle sopraffazioni che la quotidianità le riserva.

Un augurio: l’autore/autori possano proseguire la strada intrapresa e regalarci ancora pagine intense ed interessanti come queste.

Edoardo Todaro

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