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Recensione “I Bastardi Dovranno Morire" di Emmanuel Grand

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“I Bastardi Dovranno Morire" di Emmanuel Grand (Ed. Neri Pozza)

Ed ecco che l' uscita dell'edizione italiana ci permette di fare la conoscenza di un autore, con il suo primo romanzo, Emmanuel Grand che va di fatto ad ingrossare le fila, già numerosa, di quanti in Francia si annoverano tra gli scrittori noir.

Un romanzo molto interessante che si svolge in una cittadina del nord della Francia, Wollaing.

È attorno ad essa che ruota la trama del romanzo. Ma per essere più precisi sarebbe giusto parlare di città-fabbrica visto che il romanzo prende sì spunto dalla cittadina ma è la fabbrica, la Berga con i suoi circuiti di laminazione, che ne è lo spunto, nella sua attività produttiva come nel suo epilogo trasformandosi in una fabbrica dismessa, in una cattedrale nel deserto..

Un noir che parla di come l'industrializzazione che portava ricchezza, benessere e dove “ gli uomini perdevano la salute” quando non ci lasciavano la vita, sia stata soppiantata, grazie alla crisi ed alle scelte degli affaristi di turno, dalla disoccupazione coi i suoi effetti collaterali come l'alcolismo, la tossicodipendenza, il non riuscire ad arrivare a fine mese o il non pagare il mutuo e.... ricorrere agli strozzini. Una descrizione attenta e precisa di cosa significhi la centralità della fabbrica e dell'esplosione della contraddizione capitale/lavoro, la classe operaia come motore dello sviluppo economico.

Ma ci troviamo di fronte anche con il passato con il quale non tutti i conti sono stati fatti. Infatti troviamo un filo che lega in modo indissolubile l'essere responsabile del personale, oggi si direbbe delle risorse umane, all'aver partecipato, e spesso diretto, agli eccidi, ed ai crimini in Viet-Nam prima, in Algeria dopo. A tutti gli effetti può essere considerata una storia operaia.

Contro le popolazioni colonizzate che lottano per la propria libertà, come contro gli operai che lottano per l'affermazione dei propri diritti. Se in Algeria gli occupanti francesi cercano una rivincita per la sconfitta subita in Viet-Nam; in fabbrica la rivincita è verso quel vento sociale che soffia in Francia e non solo. Viethmin, FLN o CGT , nemico esterno o nemico interno l'approccio non cambia. Certo vista l'ambientazione francese, in parte anche belga, non potevano mancare i riferimenti all'immigrazione, di prima generazione ma anche di seconda. I riferimenti all'ascesa del FN che gioca sulla guerra tra poveri sono esposti in più occasioni; ma è la tenente di polizia che suscita difficoltà ed imbarazzo, quando non ostilità in quanto di origine algerina “ ...un'algerina che portava le insegne della repubblica ...decisamente l'ordine delle cose era finito gambe all'aria....”. Ma c'è un ma, e cioè nel leggere queste pagine si è portati a schierarsi, però sarebbe un errore farlo visto che è in agguato il tradimento, che caratterizzerà anche i “ buoni “.

Interessante anche la pagina dedicata ai ringraziamenti nella quale si dice che ora “al lettore...questa storia ti appartiene..”. La descrizione di un conflitto sociale che divide, che rompe una comunità coesa ed unita, prima e che “...nessun torto resta impunito per sempre...”

Vista questa prima uscita, a mio avviso positiva, suppongo che Grand in futuro ci regalerà altre interessanti letture.

Edoardo Todaro

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Giugno 2020 12:12 )  

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