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Tommaso Talarico: le canzoni di un tempo distante

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TOMMASO TALARICO

“Viandanti. Canzoni da un tempo distante”

COVER TALARICO

“Il tempo delle Favole” - Official HD

Questo di Tommaso Talarico più che un esordio come tanti mette in luce un aspetto assai interessante. E cioè come sempre più spesso ci troviamo di fronte ad esordi discografici ed artistici che arrivano negli anni della maturità. Dunque, il cantautore Talarico, ormai fiorentino di adozione, ripesca dal passato di un tempo distante scritture, ne aggiunge di nuove, le arrangia e le codifica con l’esperienza di vita che oggi possiede e ne fa un bellissimo disco che cerca la semplicità incontrando la poesia, dentro un modello assai classico di pop d’autore, tra le righe di una carica emozionale che segna la differenza… quella differenza che c’è tra qualcosa realizzato dal cuore e dall’arte e quel qualcosa utile al commercio delle industrie. Si intitola “Viandanti. Canzoni da un tempo distante” ed è la prima prova ufficiale di Tommaso Talarico pubblicato da RadiciMusic in cui svettano brani come “Sud”, “Eolie” la divertente e pungente “Alla facoltà di lettere e filosofia” e la sacralità di vita di “In nome di Dio”, brano che tra l’altri penso dica molto più di quel che fa apparire. L’uomo torna al centro della verità, nelle sue fragilità ma anche nelle sue colpe. Leggera e fresca “Il tempo delle favole”, arricchita di un video altrettanto semplice e leggero… di scena la finzione ipocrita nella quale sguazziamo ogni giorno oppure, a vederla poeticamente, di scena vanno i sogni dentro i quali ci rifugiamo per sopravvivere. Scrittura molto figurativa che lascia spazio ad ognuno di metterci del suo… come meglio crede.

In questo disco ci sono elementi ricorrenti. Di sicuro è il tempo come segno di distanza e le favole, non solo come cifra stilistica della narrazione ma anche come evasione. Sbaglio?
È vero che ci sono elementi che ricorrono, uno fra tutti il tema del viaggio, degli incontri e disincontri, come direbbe Sepulveda. Però tutte le canzoni sono radicate nella realtà, e l'elemento della favola è solo un pretesto per rappresentare la realtà stessa in modo grottesco. Ne "Il tempo delle favole" non intendevo proporre il concetto di evasione dalla realtà attraverso la la fiaba come soluzione o via di fuga. La mia Alice attraversa lo specchio e si ritrova in un mondo contemporaneo ben poco accogliente e, quando tenta di tornare indietro, come si vede nel video, scopre di non poterlo fare.. Deve fare i conti con il mondo, deve crescere.

Evasione appunto. Bellissima “Eolie” come pure “Sud”. Sono evasioni per te che ormai sei fiorentino? E in generale che significato ha per te il concetto di evasione?
No, non sono evasioni. Fanno parte del mio immaginario e della mia cultura, come ne fa parte il paesaggio urbano. "Eolie" e "Sud" sono due canzoni diverse, ma facce della stessa medaglia. Dentro c'è l'attesa, la solitudine, la paura e il desiderio del futuro, l'indignazione. E l'amore, anche. Amore per la terra da cui provengo, per il Mediterraneo, con le sue contraddizioni. Sono elementi presenti anche ne "Il Dono". Per quanto riguarda il concetto di evasione, non è qualcosa che collego alla musica o meglio, al mio modo di fare musica. Scrivere canzoni per me non significa evadere, ma cercare un punto di contatto con il mondo, raccontare me stesso in relazione agli altri, e viceversa.

E quindi parliamo di favola. Per un artista cantautore penso sia importantissimo sapersi distaccare dalla realtà. Un modo per osservarla meglio secondo te?
Distaccarsene come quando si viaggia in aereo, ma senza staccare lo sguardo da terra, come fa il viaggiatore che si allontana dall'isola per vederla meglio. Per me le favole sono una forma di rappresentazione della realtà e, come dici tu, possono servire per raccontare il mondo che ci circonda, e anche il nostro mondo interiore. I personaggi che popolano le fiabe, e la letteratura in generale, sono un infinito serbatoio di metafore. Ancora adesso ciascuno di noi, quando racconta la dimensione del viaggio, parla in fondo di Ulisse. È il nostro archetipo. La canzone però è comunicazione, quindi tutte queste sollecitazioni devono essere "filtrate", perché la canzone è prima di tutto arte popolare. Alto e basso comunicano tra di loro, ma in qualche modo alla fine, quello che viene fuori, deve trasmettere qualcosa.

Come mai questo esordio arriva ad un’età così matura? Prima di questo lavoro cosa esisteva di Talarico?
Le vicende della vita non sono proprio lineari. Ho sempre scritto canzoni, e ci sono stati anni in cui suonavo in giro molto più di ora. Probabilmente non ero pronto all'esordio, e per un periodo mi sono allontanato, anche volutamente, dal mondo della musica. Ora sono più maturo, so cosa chiedere a me stesso e cosa aspettarmi da questo mondo così complicato. Ho delle cose da dire, e buone storie ancora da scrivere.

Parliamo di canzone d’autore oggi… parliamo di Sanremo… che mi dici?
La canzone d'autore deve rinnovarsi oggi, trovare nuove strade, e lo dico prima di tutto a me stesso. Il linguaggio è cambiato, i mezzi di diffusione della musica pure. È molto difficile, in un mondo in cui le informazioni vengono prodotte a getto continuo, farsi ascoltare con attenzione. Le piattaforme digitali sono fatte apposta per un ascolto che somiglia allo "zapping" televisivo. L'unica cosa da fare è tentare di essere sinceri, sempre, senza tenere conto di tutti questi aspetti. E provare a fare ricerca, innovare. Non è semplice, ma è anche una sfida appassionante. Per quanto riguarda Sanremo, personalmente ho un ricordo dolce delle serate in cui, con i miei e mia sorella, guardavamo il Festival, quando ero un bambino. Il festival di Sanremo è una sorta di rito nazional popolare, ma è soprattutto un appuntamento televisivo, in cui la musica è solo un aspetto. La musica che ascolto io non è quella che va a Sanremo, ma credo che sia giusto viverlo come un gioco, un grande gioco collettivo.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Febbraio 2019 13:27 )  

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