DEApress

Tuesday
Jul 23rd
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Marco Cantini: il disco su Elsa Morante

E-mail Stampa PDF

MARCO CANTINI
“La Febbre Incendiaria”

COVER CANTINI

“Un figlio” - Official Video

Ritroviamo un disco ampiamente anticipato nei mesi precedenti. Ciò che prima di tutto sorprende è questo suono dai contorni classici e dal sapore leggero che quasi fosse una pennellata - ovviamente d’autore - impreziosisce la canzone e le liriche che non fanno pace con una design pop da strofa e ritornello sfacciati e misurati per il gusto delle radio. Insomma quello che abbiamo tra le mani è un disco davvero prezioso, di parole non sempre facili, di un suono ripreso live da Gianfilippo Boni e dagli arrangiamenti cesellati a dovere da Francesco Moneti (Modena City Ramblers) e Claudio Giovagnoli (Funk Off). Questo è il nuovo disco di Marco Cantini, cantautore toscano che torna in scena con questo lavoro dal titolo "La febbre incendiaria" composto da inediti dedicato al romanzo “La storia” di Elsa Morante: un viaggio lungo 14 canzoni e ricco di featuring in cui l’artista mette in mostra l’opera della Morante, celebre soprattutto per le contestazioni e le censure ricevute e per quel dissacrante quanto romantico modo di destrutturare la società (allora) moderna, le visioni future e i contorni politici e sociali di una guerra nata dalla forza del potere costituito e finita tra i borghi del popolo di tutti i giorni. Cantini pone il focus su momenti precisi del romanzo e li dipana in canzoni leggere, gustose, ricche di arie libere e di un arredo assai elegante e prestigioso. Un disco importante per la cultura, assolutamente lontano dalle mode indie, per niente dispiaciuto di vedersi (purtroppo) emarginato dai circuiti “sapientemente attenti" a dar voce al mercato facile di superficie. Un ascolto da fare con molta attenzione. Astenersi modaioli di poca curiosità. Bellissimo anche l’oggetto disco pubblicato dall'attentissima RadiciMusic, con queste tavole dipinte a mano dal padre dell’artista, Massimo Cantini. L’Italia è piena di bellezza. Ha forza di gridare. Basta solo evitare di voltarsi dall’altra parte con quella frenesia di entrare nei centri commerciali.

Elsa Morante. Immagino sia una domanda ricorrente. Ma perché proprio lei?
Ma soprattutto perché il desiderio di questo romanzo? Io dietro ci vedo il bisogno di un messaggio che torni alle origini…
Per ragioni che oggi più che mai sento particolarmente cogenti per il momento storico, politico e sociale che stiamo attraversando. Credo che chiunque faccia arte abbia il dovere di dare un contributo - piccolo o grande che sia - allo sviluppo di una riflessione che cerchi di smuovere le coscienze. Meditare sul ‘900 significa anche considerare ampiamente il nostro tempo, farlo con lucidità, spingendoci a comportarci ogni giorno della nostra esistenza con la responsabilità di chi si sente parte attiva e influente nel mondo.

Un suono “live” in studio. Necessità tecniche, tempo ed economia, oppure una qualche decisione artistica dietro?
Una scelta artistica nella maniera più assoluta. Ponderata e pianificata dal sottoscritto assieme a Gianfilippo Boni e Fabrizio Morganti. A vantaggio della qualità dell’intero disco.

Ritroviamo Francesco Moneti ma anche Claudio Giovagnoli dei Funk Off. Come avete retto l’equilibrio di tutti questi contributi? Chi ha contribuito a cosa?
Francesco e Claudio sono due grandi musicisti, oltre che due splendide persone. Lavorare con loro e con gli altri che hanno preso parte agli arrangiamenti è stato emozionante. Avevo le idee molto chiare sugli obiettivi, su ciò che volevo da questo album, decidendo già in fase di scrittura dei brani sia le strutture definitive che le melodie dei temi strumentali. Dopodiché la grande classe dei musicisti in sala prove, tutti al servizio unicamente delle canzoni - da veri professionisti - senza inutili leziosità, ha fatto il resto. E ci ha consentito di ritrovarci in studio di registrazione con piena consapevolezza del proprio ruolo, in un’atmosfera ideale, priva di tensioni. Ci siamo molto divertiti, e spero che questa magia venutasi a creare sia percepibile nel disco.

Ritroviamo anche le opere pittoriche. Questa volta di tuo padre, Massimo Cantini. Di nuovo il bisogno di associare immagini a parole?
Mio padre aveva curato anche gli interni del booklet nel mio precedente album “Siamo noi quelli che aspettavamo”. La differenza è che per quest'ultimo non ha dovuto realizzare niente appositamente, ma mi ha solo gentilmente concesso di utilizzare alcuni suoi dipinti (che per tematiche e stile ho trovato da subito ideali al mio scopo). Oltre a questo, il rigore compositivo, l’ordine scenico preordinato e quella silenziosa drammaticità che aleggia sempre nelle sue opere, mi restituisce sempre un forte appagamento estetico al quale anche stavolta non ho voluto rinunciare.

Dunque questi sono tutti caratteri che ritroviamo nei tuoi dischi, i disegni, Moneti, Gianfilippo Boni la letteratura... Una sorte di firma e di continuità? Anche le prossime scritture le affronterai in questo modo?
Difficile dire già da adesso cosa realizzerò in futuro. Certamente l’intenzione è quella di continuare a lavorare al meglio, privilegiando sempre la qualità che non può mai prescindere dall’anima dei bravi musicisti e dal rigore dei seri professionisti.

Cantare per narrare un romanzo, un evento politico, un personaggio della storia. Cosa porta alla canzone che diversamente non avrebbe?
Dal mio punto di vista, nelle canzoni si può parlare di tutto. L’aspetto fondamentale è il modo in cui viene fatto: ad esempio la poeticità, le trasfigurazioni e l’utilizzo di certe metafore sono ingredienti che possono fare la differenza nella bellezza di una scrittura. O magari uno straordinario senso dell’ironia e della provocazione, e penso al grandissimo Rino Gaetano. Quindi alla fine la vera differenza, più dell’argomento trattato (che da solo non basta), la fa sempre indiscutibilmente la qualità del testo.

Share

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 28 Dicembre 2018 15:14 )  

Concorsi & Festival

Ultime Nove

DEApress . 23 Luglio 2019
Nel nord-est della Siria, dove incombono le propaggini sud-occidentali delle catene montuose anatoliche, c'è la parte di territorio definito "Kurdistan siriano" o "Rojava". Tribù kurde sono presenti anche nella regione semimontuosa dell'est del Paes...
DEApress . 23 Luglio 2019
Con la caduta dell'impero ottomano e la nascita della Repubblica turca guidata da Mustafa Kemal Atatürk, si impone un modello di stato a forte impronta nazionalista che esalta la cultura, la lingua e le abitudini turche. I kurdi costituiscono il gru...
Silvana Grippi . 22 Luglio 2019
Lo scopo del laboratorio DEApress è imparare il lavoro di Redattore sociale: 1. La comunicazione indispensabile per inquadrare le problematiche sociali; 2. L'informazione da divulgare 3. La formazione per poi poter insengnare. Laboratorio a...
Marco Ranaldi . 22 Luglio 2019
Che Tex Willer fosse un mito questo lo si sapeva da lungo tempo. Oggi che ha compiuto 70 anni di permanenza nelle edicole italiane lo è di più poichè è dura essere vegliardi nel fumetto di casa nostra. Solo la tenacia dei Bonelli poteva presagire tan...
DEApress . 22 Luglio 2019
Paolo Sorrentino riceve il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema 2019 “I film sono belli quando si occupano del falso” Fiesole (Firenze), 18 giugno – “I film sono belli quando si occupano del falso. La verità, secondo me, dentro un film si ra...
DEApress . 22 Luglio 2019
www.middleastnow.it   Middle East Now   /// Global Connections:   ...
DEApress . 20 Luglio 2019
I Kurdi nel corso dei secoli Le origini del popolo kurdo risalgono a tempi remotissimi: quando dall'Asia centrale si mosse la grande massa di indoiraniani, dividendosi verso l'India da una parte e l'Europa dall'altra; vari gruppi, col passare del te...
DEApress . 19 Luglio 2019
Volete collaborare con DEApress per diventare giornalista, fotografo/reporter o videomaker? Ci occupiamo di cultura e sociale fin dalla fine del novecento. Se avete idee e progetti scrivete a redazione@deapress.com  oppure...
Cosimo Biliotti . 19 Luglio 2019
Sono passati quasi 11 anni dal fatidico settembre del 2008 quando la famiglia Della Valle lanciò in grande stile l'idea del nuovo stadio per Firenze. Da allora una successione di piccoli passi pareva stesse avvicinando la città all'obbiettivo, lent...

Galleria DEA su YouTube