MARIANO TURIGLIATTO: il mare che separa ciò che siamo da ciò che diventiamo

Lunedì 07 Settembre 2026 15:44 Silvio Terenzi
Stampa

Mariano Turigliatto
"Di qua dal mare"

COVER LIBRO TURIGLIATTO

Mariano Turigliatto, già docente, formatore e oggi tutore di minori stranieri non accompagnati, pubblica “Di qua dal mare”, romanzo uscito in prima edizione nell’agosto 2024 e riproposto in seconda edizione nel marzo 2025. La storia nasce dall’esperienza reale di Saber, ragazzo tunisino seguito dallo stesso autore. Turigliatto sceglie di aprire il racconto dal ritorno. Saber è su una nave diretta verso Tunisi, con i documenti in regola e alcune valigie piene di regali. Solo successivamente il romanzo ricostruisce ciò che è accaduto prima: la fuga dalla Tunisia, l’arrivo in Italia, le comunità, il carcere, lo spaccio, la dipendenza e la lenta ricerca di una vita possibile. Questa struttura dà al mare un significato che supera il semplice confine geografico e si getta dentro le pieghe del sociale, del sentire umano. Lo stesso spazio attraversato nella paura diventa anni dopo il luogo dal quale guardare indietro e far di conto. È quasi una linea tracciata sull’acqua tra due versioni dello stesso ragazzo. La forza del libro sta soprattutto nella voce di Saber. Non è ripulita né resa esemplare, non ci sono cliché politicamente corretti e aforismo buoni ai social. Il protagonista giudica, sbaglia, si contraddice, porta con sé pregiudizi e fragilità. Proprio questa imperfezione impedisce al romanzo di trasformarlo in un simbolo astratto della migrazione. Saber rimane una persona precisa, spesso difficile, continuamente costretta a misurarsi con le conseguenze delle proprie decisioni. Anche il cambiamento non viene raccontato come una conquista definitiva. Il lavoro, il permesso di soggiorno e la scuola non cancellano le cadute. Saber continua a perdere occasioni e a scoraggiarsi, ma comincia almeno a riconoscere i propri errori. La copertina, con una figura di spalle davanti al mare, sintetizza bene questa condizione: il viaggio non finisce quando si raggiunge una riva. “Di qua dal mare” è in definitiva un romanzo di formazione nel senso più concreto del termine: crescere significa capire che nessuna distanza geografica può evitare per sempre il confronto con se stessi.

Mariano Turigliatto, già docente, formatore e oggi tutore di minori stranieri non accompagnati, pubblica “Di qua dal mare”, romanzo uscito in prima edizione nell’agosto 2024 e riproposto in seconda edizione nel marzo 2025. La storia nasce dall’esperienza reale di Saber, ragazzo tunisino seguito dallo stesso autore.

Turigliatto sceglie di aprire il racconto dal ritorno. Saber è su una nave diretta verso Tunisi, con i documenti in regola e alcune valigie piene di regali. Solo successivamente il romanzo ricostruisce ciò che è accaduto prima: la fuga dalla Tunisia, l’arrivo in Italia, le comunità, il carcere, lo spaccio, la dipendenza e la lenta ricerca di una vita possibile.

Questa struttura dà al mare un significato che supera il semplice confine geografico. Lo stesso spazio attraversato nella paura diventa anni dopo il luogo dal quale guardare indietro. È quasi una linea tracciata sull’acqua tra due versioni dello stesso ragazzo.

La forza del libro sta soprattutto nella voce di Saber. Non è ripulita né resa esemplare. Il protagonista giudica, sbaglia, si contraddice, porta con sé pregiudizi e fragilità. Proprio questa imperfezione impedisce al romanzo di trasformarlo in un simbolo astratto della migrazione. Saber rimane una persona precisa, spesso difficile, continuamente costretta a misurarsi con le conseguenze delle proprie decisioni.

Anche il cambiamento non viene raccontato come una conquista definitiva. Il lavoro, il permesso di soggiorno e la scuola non cancellano le cadute. Saber continua a perdere occasioni e a scoraggiarsi, ma comincia almeno a riconoscere i propri errori.

La copertina, con una figura di spalle davanti al mare, sintetizza bene questa condizione: il viaggio non finisce quando si raggiunge una riva.

“Di qua dal mare” è in definitiva un romanzo di formazione nel senso più concreto del termine: crescere significa capire che nessuna distanza geografica può evitare per sempre il confronto con se stessi.

 

Share