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Sergio Cavoli: un memoir di speranza e di rinascita

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Sergio Cavoli
"Passi di speranza"

CAVOLI COVER DEF

Eccolo “Passi di speranza”, il nuovo libro di Sergio Cavoli, quello che a tutti gli effetti può dirsi un memoir intenso nato in un momento di grande fragilità, in cui la scrittura si è trasformata in strumento di cura e di totale rinascita, quasi a divenir simbolo per chiunque arrivi a leggerlo. Attraversando l’esperienza della Sclerosi Multipla e di un tumore, l’autore racconta paura, fede, amore familiare e quella forza silenziosa che permette di andare avanti nel caos che si vive di dentro (e di fuori ovviamente). Non aspettiamoci banali soluzioni di conforto: il libro raccoglie una voce, una testimonianzza... un punto da cui guardare il mondo e la vita. Il suo percorso, da anni nel sociale, finisce su carta come a tener fermo il tempo e le sue derive più difficili.

Posso chiederti circa la fede? Questo libro come indaga la spiritualità e che ruolo le dai?
Nel mio libro Passi di speranza, la spiritualità emerge come una forza silenziosa che mi sostiene nei momenti difficili. La fede, l’amore per la famiglia e l’impegno verso gli altri sono forze silenziose, mai dichiarate, ma profondamente radicate nella mia narrazione. Non parlo di fede religiosa tradizionale, ma di una fiducia profonda nella vita e negli altri, che si intreccia con il mio percorso di resilienza. Racconto come resilienza, speranza e apertura interiore siano forme di spiritualità quotidiana. Per me, la fede è un atteggiamento esistenziale: andare avanti e trovare significato anche nelle prove. Voglio mostrare che è possibile coltivare una fiducia concreta e attiva nella vita.

E invece nel concreto e nel razionale? Hai trovato un rifugio o solo cattive soluzioni?
Nel concreto e nel razionale ho imparato a cercare piccoli strumenti quotidiani per affrontare le difficoltà, più che rifugi o soluzioni miracolose. Non ci sono “scorciatoie”: ho trovato forza nelle routine, nelle relazioni, nel dialogo con chi mi sta vicino e nella cura di me stesso. Le sfide mi hanno portato a trasformare ogni gesto semplice in un atto di resilienza. Non sono soluzioni perfette, ma strategie concrete che aiutano a restare presenti e a non arrendersi. Anche negli errori o nelle cadute ho imparato qualcosa: a volte le “cattive soluzioni” diventano insegnamenti preziosi. In questo senso, il razionale e il concreto convivono con la speranza, la fede e la fiducia nella vita.

Nel processo di revisione e di editing? Con lo scoppio di un pubblico, che cosa hai dovuto “addomesticare” nel libro? Se c’è stato qualcosa da “addomesticare”…
Nel processo di revisione e di editing ho dovuto imparare a dare forma ai miei pensieri più intimi senza perdere sincerità. Con lo scoppio di un pubblico, ho capito che alcune emozioni molto crude o certe riflessioni troppo private dovevano essere controllate e calibrate, per farle arrivare senza ferire né confondere. Non si tratta di censura, ma di addomesticare la forma senza togliere autenticità. Ho lavorato molto su ritmo, chiarezza e coerenza, così che la lettura potesse accompagnare chi legge passo dopo passo. Alla fine, ciò che ho “addomesticato” è stato soprattutto il linguaggio e la struttura, non il cuore del libro. L’essenza della mia esperienza e della mia speranza è rimasta intatta

Quando dici che il libro non offre soluzioni ma presenza, cosa intendi davvero?
Quando dico che il libro non offre soluzioni ma presenza, intendo che non propongo ricette o risposte pronte ai problemi della vita. Quello che cerco di trasmettere è la capacità di stare dentro le difficoltà, di accoglierle e affrontarle passo dopo passo, senza fuggire o negarle. La “presenza” significa essere consapevoli e attenti a ciò che accade dentro e intorno a noi, e trovare forza nel momento presente. Non è la malattia a definirmi agli occhi degli altri — potrebbe essere qualsiasi tipo di problema — ma il coraggio con cui scelgo di affrontarla. Nel libro mostro che si può vivere nonostante tutto, coltivando resilienza, fiducia e apertura alla vita.

Parliamo di te come figura cardine nell’impegno sociale anche… questo libro dunque ne è una conseguenza o una nuova forma di affrontare gli altri? Come a dire: hai trascritto chi sei o chi vuoi diventare?
Il libro nasce proprio dal mio modo di essere e di vivere, quindi in parte trascrive chi sono già, ma allo stesso tempo rappresenta un passo verso chi voglio diventare. Raccontare le mie esperienze e le sfide che ho affrontato è anche un modo per mettere a disposizione degli altri le mie riflessioni, creando un dialogo e un impegno concreto nella società. Il dolore può diventare parola, la parola può diventare forza, e la forza qualcosa da condividere. In questo senso, Passi di speranza è sia conseguenza del mio impegno sociale, sia una nuova forma di affrontare gli altri con attenzione, empatia e presenza.

Speranza: hai raggiunto il traguardo o devi ancora fare tanta strada?
La speranza non è un traguardo da raggiungere, né una debolezza: è la mia forza più grande, ciò che mi sostiene quando il mio corpo vacilla, ciò che mi fa piegare ma non spezzare. Trasforma il dolore in resistenza, la paura in coraggio, la fragilità in umanità. Ci sono momenti in cui sento di aver fatto passi importanti, e altri in cui so che c’è ancora tanta strada da percorrere. Il calore e le testimonianze delle persone che partecipano alle mie presentazioni mi mostrano che questo lavoro, questa condivisione, è davvero utile. Per me, sperare significa continuare ad andare avanti, coltivando fiducia nella vita e negli altri, giorno dopo giorno.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Febbraio 2026 17:27 )  

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