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Beatrice Venezi o dello spiegare la musica classica

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Capalbio è un luogo ameno, si direbbe un posto in cui idealmente si possono presentare libri. Ha una piazzetta che è un incanto. E da diversi anni l'interesse romano dell'editoria ha preso come punto di riferimento proprio quella piazzetta che rimanda a ricordi zeffirelliani. A Capalbio abbiamo ascoltato la presentazione del volume di Beatrce Venezi "Allegro con fuoco". Con lei a fare il coro vi erano la conduttrice GIulia Cerasoli e poi l'ex ministro Mariastella Gelmini e Andreé Ruth Shammah. Letture a cura di Elisabetta Pellini. Il punto del libro e della sua autrice la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi è come trovare un modo per rendere la musica classica un punto di innamoramento. Ci sembra di leggere un libro di Morelli sulla psicologia spiegata al popolo, quelli per intenderci che escono con Riza. Ebbene dispiace scriverlo ma la Venezi probabilmente non ha ben chiaro che qualsiasi musica, qualsiasi genere (anche la trap genere abbastanza detestato dall'autrice che mal lo definisce) non ha necessità di esser spiegato e quanto meno semplificato. Lei cita le lezioni televisive che teneva in America Leonard Bernstein (edite in italia in una serie di dvd della Repubblica). Il direttore d'orchestra americano e compositore e pianista, non ha mai cercato di rendere la musica classica qualche cosa da spiegare semplificando, anzi, basti solo l'esempio della partitura "umana" di Beethoven, trattava con enorme rispetto quel linguaggio cercando anzi di riempirlo ancora di più di significati e di significanti. Ma Bernstein era americano. La Venezi che è italiana di Lucca invece pensa che bisogna "innnamorarsi" della musica classica, vista come un drago, un mostro da "La bella addormentata nel bosco". In questo variopinto contrappunto intervengono le nobili voci della Gelmini (che esalta l'istituzione dei licei musicali) e della Ruth (che ricorda più volte il maestro della Venezi e suo grande amico, Piero Farulli). Alla resa dei conti, grande colpa della poca fruizione della musica classica la si deve all'istruzione pubblica, al flauto dolce e a quelle professoresse di storia della musica che non sanno  distinguere Wagner da Wagner stesso. Forse non esiste modalità per spiegare la musica, forse la musica va solo ascoltata. Forse. Ma possiamo sbagliare. Nel contempo Capalbio è un posto bello. E questo non è necessario spiegarlo.

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