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SALVO, il samurai silenzioso della Sicilia

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L’opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza al Jameson Dublin International Film Festival.

Salvo (Saleh Bakri) è uno scagnozzo della Mafia siciliana. Silenzioso e solitario, svolge i suoi incarichi con sicurezza e fredda determinazione; i bossoli sparati dalla sua pistola sono precisi, colpiscono le vittime senza esitazione, non lasciano traccia.

In una delle sue operazioni Salvo si introduce nella casa della vittima; con passi silenziosi e decisi si muove tra le stanze e i corridoi dell’appartamento pronto a sferrare il colpo. Attirato da una musica proveniente dal piano inferiore Salvo si ritrova di fronte alla sorella della vittima, Rita (Sara Serraiocco), ragazza non vedente.

Fino a quel momento Salvo non avrebbe esitato neanche un secondo ad ucciderla ma in quell’incontro succede qualcosa di inaspettato che gli impedisce di portare a termine il suo incarico.

Decide così di nasconderla in una vecchia lampisteria e di mentire al suo boss. Da quel momento Salvo non sarà più lo stesso e Rita, la giovane non vedente, sarà coinvolta in qualcosa che avrà il sapore di un miracolo.

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L’opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore de La semaine de la critique di Cannes e particolarmente apprezzato dalla e critica e dalla distribuzione straniera, è una storia che, attraverso l’intimità caratteriale di Salvo e la sensibilità percettiva di Rita, ci racconta la Sicilia, terra prigioniera della malavita e custode silenziosa delle sue vittime.

La sua gente, le sue strade, i vicoli stretti; i luoghi sperduti dell’entroterra, covi di clan e teatro di crimini, ci vengono raccontati attraverso suoni e vibrazioni: la sveglia di Salvo, le tende mosse dal torrido vento estivo, la canzone ascoltata da Rita, gli spari secchi e acuti, i teloni di plastica che rivestono il nascondiglio, le ruote dell’auto di Salvo che procedono sul terreno ghiaioso verso la miniera.

Dettagli sonori, che intendono riempire le scene ma che non sempre riescono a compensare la quasi totale assenza di dialoghi rendendo il ritmo, dopo una parte iniziale movimentata, un po’ lento.

I due registi, presenti alla presentazione del film al Jameson Dublin International Film Festival ci conducono però in un’interessante scomposizione stilistica del film.

“Quando abbiamo scelto Sara per il casting sapevamo di dover iniziare un lungo lavoro affinché potesse entrare nel mondo della cecità e coinvolgere il pubblico nella sua esperienza sensoriale. Inizialmente nella sceneggiatura c’erano molti dialoghi ma poi abbiamo iniziato a tagliare e a tagliare ancora perché ci siamo detti, se vuoi vedere dagli occhi di Rita devi anche ascoltare dai suoi orecchi. I suoni, i giochi di luci ed ombre,  la canzone che si ripete in tutto il corso del film sono parte del suo mondo”.

Durante la scena iniziale, la vediamo muovere in casa. Le luci creano un gioco di ombre, di oscurità e sprazzi luminosi che ci permettono di esperire l’ambiente dal complesso sensoriale di Rita.

“Ha dovuto imparare a riconoscere gli spazi toccandoli. Ha trascorso giorni in quegli ambienti, ha imparato a muovercisi dentro…nella scena iniziale indossa delle lenti a contatto coprenti che le impediscono di vedere”.

I due registi, grazie anche alla preziosa collaborazione francese, hanno voluto mostrarci la loro terra, la Sicilia, attraverso i due personaggi e il loro incontro speciale.

“In una regione in cui regna il caos, dove sembra non esserci via d’uscita, se solo si intravede una possibilità va seguita”.

Quell’incontro rappresenta una possibilità per Salvo e Rita e i due decidono di gettarsi dentro.

“Salvo è come un samurai, una macchina che agisce senza esitazione ma qualche cosa dentro di lui si è rotto. Rita rappresenta per Salvo la possibilità di scoprire se stesso, scavare dentro di sé…è lei che per la prima volta gli fa vedere il mare, sentire sulla pelle la brezza delle onde”.

Allo stesso modo, nell’istante in cui i due si incontrano e Salvo le se avvicina sfiorandole il viso, Rita è protagonista di qualcosa di straordinario; quel momento scandisce l’inizio di un’evoluzione interiore che coinvolgerà i due protagonisti.

“Saleh e Sara hanno lavorato benissimo sul set. Lui è un attore con diversi film alle spalle mentre lei è un esordiente. Per interpretare Rita, Sara ha vissuto per alcuni mesi insieme a due non vedenti per riuscire a capire e sperimentare su di sé come vivono, come percepiscono gli spazi, come muovono il corpo, gli occhi. La prima non vedente viveva a Roma, era una donna indipendente, faceva tutto da sola; la seconda invece viveva in un piccolo paese siciliano. Qui la cecità rappresenta ancora un disagio per la persona, la famiglia, gli amici”.

I due registi, prima ancora scrittori e amici da anni, si sono avventurati in questa esperienza cinematografica proponendo al pubblico un film, che forse non ha il ritmo di una storia chiacchierata e non segue il trend del cinema commerciale, ma che accompagna lo spettatore nel mondo di Rita, universo sensoriale in cui suoni e movimenti sostituiscono la vista.

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 22 Febbraio 2014 21:37 )  

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