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Valeria Golino regista del film "Miele"

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Miele è il film di esordio di Valeria Golino come regista e sceneggiatrice. 
Il film è stato presentato per la prima volta al pubblico a Firenze, erano presenti oltre all'autrice, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Viola Predieri. 

 

Miele offre al pubblico una tematica difficile  discussa e discutibile come la scelta di abbandonare la vita prima della data prevista a causa di grave malattia, una scelta controcorrente, a cui lei Valeria ha saputo dare, con coraggio e sensibilità, un taglio particolare, senza pregiudizi. il film si pone come testimone della paura e dei sentimenti espressi con tutte le difficoltà nell' attimo di affrontare e oltrepassare la soglia da una vita ad un'altra.
Eutanasia si o  no? Una domanda a cui è difficile risponde e il film non vuole essere portatore di risposte. E' un film particolare, un film che rompe con gli schemi moralistici e che fa riflettere in maniera emozionale ma non ha la presunzione di dare scelte preconfezionale, lascia alla libera interpretazione, pone in discussione l’argomento "morte scelta" ma ce la offre libera da scelte altrui per consentire a noi spettatori l'interpretazione finale.

Al dibattito la Golino,  ha detto che con il lavoro del suo staff sono riusciti a contenere le spese e che ha potuto realizzare questo film - in due anni - grazie ai suoi collaboratori (tra i quali Scamarcio). Questo film ha molti meriti e quindi auguro a questa regista che possa avere il successo che merita.

Miele -  un titolo che già ci dà un taglio di lettura visto dal punto di vista associativo al dolce benessere, una produzione di api operaie utili al condimento  dolce della vita. La protagonista scelta per la sua freschezza è motivata con un’etica scelta e non approssimativa.  Tanta acqua dove la protagonista nasce e nuota per ritrovare i suoi ritmi, una sofferta conquista dell'aria. Il dolore  è una corsa, un soffio di vento, una sfida, l'arrivo verso un traguardo, ecco i tanti flash che si mischiano ad una scelta fotografica razionale con immagini fisse e acute.
Irene/miele vive con rabbia e rumori, corre verso gli altri con generosità ma anche con consapevolezza ma qualcosa si incrina. Fra gli uomini protagonisti della sua vita, dal padre, al medico fino al suo innamorato    incontra uno sconosciuto che invece non è malato e vuole morire perché stanco e annoiato. Ma vivere in solitudine è più duro e forte dello stesso progetto di vita che ormai per lui è conclusa.
Questa amicizia la porterà a riflettere negli scampoli di tempo che ha tra una missione e l’altra come angelo della morte. Tutto viene messo in discussione e allora….Irene entra in conflittualità con se stessa quando conosce Grimaldi che gli parla di stanchezza e disinteresse per la vita.  Qui l’ideologia non c’entra, appare la sofferenza umana in tutta la sua drammaticità con scelte difficili e a volte "non scelte" ma prese d'atto sociale. La protagonista ci dice: a nessuno piace morire!!

La nostra società, vive continui lutti mai superati e amori spezzati, dolorose situazioni ed è di questa ultima stagione la scelta sofferta di molte vite spezzate. Vissuti pesanti che hanno bisogno di una nuova filosofia che aiuti a superare con valori e scelte difficili a cui non bastano risposte psicologiche.
Un punto di vista filmico che ci accompagna a riflettere sui temi della vita e della morte ponendo questioni che riguardano soprattutto la degna continuazione della vita comune con un ritratto fragile e forte nel contempo. Un linguaggio sensibile e misurato che parla di conflitti interiori ma anche di silenzio, una valida realizzazione del pensiero sospeso tra forma e suono, una  ricercatezza nello scegliere lo spirito dei luoghi fino a farci dimenticare l’intricato mondo della sofferenza, che si perde nella scelta fotografica e musicale a volte con colori plumbei e a volte con colori rassicuranti.

Valeria Golino ci mostra una giovane protagonista, fresca e piena di rabbia, ci racconta che a lei ha chiesto di sacrificare i suoi lunghi capelli lunghi per entrare nel personaggio: una giovane tormentata per una scelta difficile. Questa è  Jasmine Trinca,  l’attrice giusta per questo ruolo di donna sensibile, motivata e con uno sguardo profondo. Le sue conoscenze sono in secondo piano rispetto a Carlo Cecchi,  che interpreta l’ingegnere avanti con gli anni e che vuole farla finita, per  volontà e non per il corpo malato, questo farà fare alla protagonista un salto dimensionale sul concetto di scelta.

Una variabile che non era prevista e che rompe la routine, una scelta che non trova risposte. Per non lasciare sensi di colpa a Miele lui, si butta giù dalla finestra, così lascia un ricordo lieve e non angoscioso.

....Avevano parlano di architettura, di ingegneria utopistica dello spostamento dei venti. Dopo quella morte resterà il pensiero profondo di una interpretazione dello spazio/tempo che irrompe nella realtà con l’immaginario.

Per finire un viaggio ad Instambul per depositare un foglio al centro della Moschea (cupola di Solimano) e la giocosità dei bambini nel guardare quel foglio con il disegno lasciato da Grimaldi (dentro la scatola del medicinale - come messaggio -  aveva  inserito un disegno dell’uomo trasformato in cane) le farà fare pace con la sua anima e sé sessa. Il messaggio di questo film è un regalo importante per tutti/e!

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Maggio 2013 12:00 )  

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