La migrazione degli iraniani a Firenze: fra ieri e oggi

Venerdì 12 Aprile 2024 11:00 Nima Shafiei
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Un po' di storia

Possiamo segnare l'inizio della migrazione di iraniani in italia e a Firenze negli anni 50, con il rovesciamento del governo di Mossadeq del 1958. In quegli anni ci furono i primi accordi culturali e di scambio reciproco fra Italia e Iran.

Negli anni successivi quindi ci furono i primi studenti iraniani che vennero a studiare. A Firenze, soprattutto l'arte e l'architettura,e questi accordi proseguirono fino alla fine degli anni 60 con scambio e arricchimento culturale.

L'altra ondata più massiccia arriva invece fra il 1973 e il 1974, dove la riforma agraria e lo  choc del petrolio portarono a un rapido benessere. In quegli anni in Iran e ora anche di più,andare all'estero a studiare era un' aspirazione della maggior parte delle classi più abbienti. Il desiderio di vivere all'occidentale pervadeva le menti e l'immaginazione del paese.

Nel 1979 e la rivoluzione islamica  pose un blocco ai flussi migratori. Chi restò, a studiare all'estero, in attesa di capire meglio la situazione, fu considerato come oppositore del regime islamico e ebbe per vari anni problemi a rientrare.E infine il 1980 e l'inizio della guerra con L'Iraq,che portò a un milione di morti. La guerra,che durò fino al 1988, portò un ulteriore ondata di migrazioni.

E questa in estrema sintesi può essere considerata la prima generazione di iraniani migrati in Italia. Ne è un esempio mio padre, che si trasferì in quegli anni intorno alla rivoluzione pe r studiare medicina. In quell'epoca pre-rivoluzione studiare a Firenze (e sembra paradossale pensarlo) costava meno che studiare nella capitale iraniana. Quindi la sensazione era quella di andare a studiare in un paese in cui la moneta era meno forte di quella iraniana,ma la situazione cambiò rapidamente. La rivoluzione e poi la guerra li ha obbligati a essere esuli senza terra.

Lo vedo ora, guardando mio padre, dopo una vita passata da medico in Italia, che il desiderio forte di vivere il suo paese, l'Iran non è mai passato. Non vuole più tornare, ma mantiene forti i legami con i suoi parenti anch'essi sparsi in tutto il mondo.

La generazione di quell'epoca di iraniani è stata una generazione che in realtà ha raggiunto anche alti livelli di istruzione, si è integrata in tutti i paesi occidentali come Svezia,Germania, America, Canada, ma ha subito lo shock traumatico della rivoluzione e l'impossibilità di poter risanare il proprio rapporto con l'Iran o Persia. 

Un confronto fra generazioni migranti

La nuova generazione di iraniani che ha potuto studiare all'estero e migrare invece ha un rapporto certamente tormentato, con il proprio paese, ma senza uno strappo netto emotivo,come le vecchie generazioni. Hanno sempre vissuto così, l senza libertà. Le vecchie generazioni,invece l'hanno potuta assaporare. Su che sapore e cosa significasse questa libertà all'epoca dello sha se ne potrebbe discutere,probabilmente senza arrivare a una conclusione, ma era pur sempre percepita come libertà,progresso e "occidentalizzazione" che all'epoca aveva un connotato positivo, in quanto  L'occidente era considerato il faro della civiltà.

Nascere e crescere in un regime oppressivo invece è una prospettiva completamente diversa. E i giovani in Iran fuggono di nuovo, non più molto spesso con nostalgia del proprio paese,magari dei rapporti familiari, ma fondamentalmente quello che dicono è che l'Iran è un paese tremendo in cui vivere. Inoltre, internet arriva anche lì, più la maggior parte di loro ha parenti sparsi in giro per il mondo e si pongono domande: perché vivere in questo paese dove non c'è futuro, se mio zio,per esempio, vive in Francia o Germania o un altro paese, e ha trovato libertà e una vita felice?

Ci sono quindi due strade per gli iraniani di oggi: la lotta e la protesta contro il regime, o infiltrare le maglie corrotte della teocrazia per ottenere visti e fuggire all'estero. E per chi non può permetterselo, rimane solo la possibiltà di vivere in un paese pieno di contraddizioni, moderno e antico allo stesso tempo, pieno di speranze e di oppressioni, crudele e bellissimo.

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Bibliografia: Migrare a Firenze, a cura di Mirella Loda e Pietro Clemente.Comune di Firenze, Assessorato all'immigrazione, Università degli Studi di Firenze, DIpartimento di Studi Storici e Geografici.
Dipartimento di Storia delle Arti e dello Spettacolo

foto di Silvana Grippi

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 19 Luglio 2024 11:24 )