Il Festival delle donne non si farà? Comunicato

Sabato 11 Dicembre 2021 12:31 Silvana Grippi
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Abbiamo ricevuto questo comunicato stampa e vogliamo dimostrare la nostra solidarietà al Festival che ha dato lustro a Firenze in momenti in cui l'informazione era inesistente

 

La 43aedizione del Festival di Cinema e Donne di Firenze non si farà 

A poca distanza dalle date fissate, con il programma pronto, ci rendiamo conto che il Comune di Firenze anche per quest’anno non prevede alcuno  stanziamento per questa manifestazione che pure è nata nel Comune di  Firenze, 43 anni fa, e che potremmo solo disporre del tradizionale, ma di  conseguenza sempre più ridotto, contributo della Regione Toscana, che non  ha mai interrotto nel corso degli anni il suo sostegno e a cui siamo molto  grate. Quindi il nostro appuntamento annuale verrà a mancare per la  scarsità delle risorse disponibili. Ce ne rattristiamo e ci scusiamo con il  pubblico fedele, amici, generosi e competenti, collaboratori e collaboratrici,  corrispondenti nazionali e internazionali. 

La vasta rete internazionale, che ha fatto del Festival di Cinema e  Donne un punto di riferimento importante per tutto questo tempo, è  stata costruita anche grazie alla collaborazione delle donne della città di  Firenze: studiose e artiste, imprenditrici, insegnanti, professioniste e  studentesse. Anche molti uomini contribuiscono con le loro competenze e  la loro arte alla riuscita del Festival. Una rete cittadina che si allarga  all’Italia e al mondo con corrispondenti internazionali, critici, giornalisti  studiosi e registe, una struttura organica cresciuta negli anni che sarà forse  impossibile spegnere. 

Eppure a Firenze si sceglie di non sostenere adeguatamente una  manifestazione che da più di 40 anni rappresenta la città e spesso  l'Italia negli incontri internazionali, nelle reti europee ecc. Un hub  fondamentale, laboratorio di idee e linguaggi veramente innovativi,  nonché luogo fisico di scambio, è un’eredità culturale, sociale e storica  che le amministrazioni devono sostenere. 

Per quest’anno, accanto alla vetrina internazionale dei migliori film  dell’anno non distribuiti in Italia, alla selezione del molto materiale che  ci viene proposto da autrici e produzioni, avevamo pensato anche ad un  momento di riflessione collettiva sul senso, le ragioni e i modi di un  festival dedicato alla promozione del lavoro femminile della  comunicazione visiva e segnatamente del cinema. Avremmo preferito  proseguire sulla base di questa riflessione l’avventura di 43 anni che ha  visto esordire a Firenze praticamente tutta l’onda femminile del  cinema italiano, da Emanuela Piovano a Costanza Quatriglio, da Isabella  Sandri a Ursula Ferrara, da Antonietta De Lillo a Wilma Labate, da Alina  Marazzi a Cristina Comencini e tante altre. Avremmo voluto dialogare con  la città di Firenze sulle maestre del cinema come abbiamo fatto con  Giovanna Gagliardo, Margarethe von Trotta, Deepa Metha, Moufida Tlatli, 

Márta Mészáros, Léa Pool, Suzanne Osten, Kira Mouratova, Coline  Serreau, Bette Gordon, Věra Chytilová, Sonia Chamki, Regina Pessoa…  fino a Marina Spada e tante altre.  

Qui sono state riannodate le fila di un passato pieno di sorprese,  sperimentazioni, novità, una storia del cinema ancora poco conosciuta, tutta  da scoprire. Dai primi anni ‘80 Lorenza Mazzetti e Cecilia Mangini (Sigilli  della Pace in anni più recenti), le importanti Retrospettive dedicate, tra le  altre, ad Alice Guy, Maya Deren, Germaine Dulac, Elsa de Giorgi, Asta  Nielsen, Alida Valli, con film restaurati nella mostra itinerante in Istria e  Dalmazia, ed altre eredità davvero preziose da riscoprire, condividere,  diffondere. Coppie prevedibili come Piera Degli Esposti e Lina  Wertmüller, insospettabili come Mariangela Melato e Giuseppe Bertolucci,  imprevedibili come Claudia Cardinale e Mauro Bolognini. Dal Festival  fiorentino sono partite selezioni di cinema italiano a Berlino, New York,  Rio de Janeiro, Marsiglia, dove il Festival Film Femmes Méditerranée  nasce come filiazione del festival di Firenze.  

Ci preoccupa quindi anche il fatto che tutto questo, che davvero incarna  l’incipit di una svolta storica, una nuova storia del mondo, con  l’ingresso delle donne a posizioni autoriali e direttive, artistiche ed  economiche, nella cultura, nella tecnologia, nel potere-sapere, sia stato  ignorato da Amministrazioni e Istituzioni Culturali Italiane. È ancora  troppo presto per questo? Non è questo un passaggio storico da  sostenere? 

Il contesto è cambiato, ma non abbastanza

Oggi le donne vincono i grandi Festival, come Cannes e Venezia, ma  continuano ad essere tragicamente poche quelle che fanno del cinema la  loro arte o la loro professione. Studi, statistiche e premi internazionali  provano che non sono meno brave dei colleghi maschi, ma rimangono  discriminate, meno pagate e in tutti i modi disincentivate. In Italia, le  ragazze che entrano nelle scuole di cinema sono più della metà degli  allievi ma non scelgono la specializzazione regia “perché dopo non si  lavora”. Anche adesso che le registe sono una bella squadra anche in Italia,  riescono ciascuna, in media a fare un film ogni 5 anni. 

Il cinema, in sala o su tutti i device in uso, costituisce ancora la gran parte  dell'intrattenimento e dell'informazione indiretta. Quindi se vogliamo  guardare il mondo con sguardo imparziale, a tutto tondo, cioè anche con  occhi di donna, occorre favorire l'aumento delle donne nei ruoli  fondamentali dell'ideazione e realizzazione delle opere cinematografiche.

I nodi concreti da sciogliere: la distribuzione, e ancor prima la produzione

Inoltre, per quanto riguarda la distribuzione, si riscontrano problemi in  parte condivisi dalla produzione nazionale di qualità, ma accentuati per  quanto riguarda i film firmati da donne. Tra pandemia e chiusura delle sale,  al pubblico, oltre ai film americani, arriva qualche film europeo e qualche  film italiano. Film da Africa, Asia, America Latina nulla. I film delle donne  acquistati (finalmente ce ne sono alcuni), da qualsiasi luogo provengano,  dormono nei listini, vanno in cartellone qualche giorno (magari estivo) e  appena inizia il passaparola (in genere non dispongono di campagne  pubblicitarie adeguate) scompaiono. 

Occorre fare proposte per inserire le priorità delle donne all’interno dei  piani di applicazione del Recovery Fund. Questi nominano per ora solo  “gli asili nido”, che però sono necessari agli uomini come alle donne, dato  che figli e figlie comportano un impegno genitoriale condiviso e quindi  non sono iniziative specificamente rivolte alle donne.  

Sono invece attività rivolte specificamente alle donne la formazione per  le attività professionali e artistiche a scarsa presenza femminile: queste  devono essere finanziate. È su formazione e cultura che bisogna  puntare se si vuole cambiare una mentalità misogina e foriera di  violenza inaudita, ben visibile nei femminicidi, ma potente soprattutto  nell'invisibilità. 

Dunque la necessità di punti qualificati di attenzione e ricerca sulle  donne nel cinema contemporaneo è, purtroppo, aumentata. In Europa  ve ne sono. C’è almeno un festival medio-grande dedicato alle donne in  ogni paese, alcuni autonomi, altri legati a Cineteche e Università o altre  istituzioni culturali locali o nazionali. Questo vale anche in molti paesi non  europei e naturalmente in USA. 

Davvero l’Italia vuole continuare a distinguersi in direzioni opposte a  quelle dell’innovazione, della pluralità e dell’inclusione socio-culturale  ed economica delle donne? 

Il Festival Cinema & Donne di Firenze

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 11 Dicembre 2021 12:53 )