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Coronavirus e inquinamento

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La riduzione dell’inquinamento ai tempi del Coronavirus

Il rallentamento, se non la chiusura vera e propria di molte industrie ed attività produttive, la massiccia riduzione del traffico e della circolazione delle persone per lo più costrette in casa, misure attuate per far fronte alla emergenza scatenata dal Coronavirus, hanno ridotto il livello di emissioni di CO2 nell’atmosfera.

A dispetto di questo apparente miglioramento, tuttavia, secondo l’Organizzazione Metereologica Mondiale, sarebbe irresponsabile minimizzare le enormi sfide sanitarie globali che ci attendono.

Infatti è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive circa l’influenza che questo rallentamento delle emissioni avrà sulle concentrazioni di gas serra dell’atmosfera per più motivi.

Il primo. Le stazioni di rilevamento di tutto il mondo hanno evidenziato che i livelli di anidride carbonica sono stati finora più alti quest’anno rispetto all’anno scorso.

Ad esempio, quest’anno il blocco dell’attività economica in Cina ha portato ad una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il 25% in quattro settimane. Ma la media mensile di CO2 rilevata a febbraio nell’osservatorio di Mauna Loa nelle Hawaii è stata di 411,11 parti per milione, maggiore rispetto alle 411,75 parti per milione del febbraio 2019.

Il secondo. Occorre distinguere le “emissioni” , che rappresentano ciò che entra nell’atmosfera, e le “concentrazioni” che rappresentano invece ciò che rimane nell’atmosfera dopo il complesso sistema di interazioni tra biosfera (l’ambiente nel quale sussistono le condizioni per la nascita della vita e di conseguenza l’insieme degli organismi viventi), litosfera (la crostaterrestre ivi compresi i fondali marini), criosfera (la porzione di superficie terrestre coperta dall’acqua allo stato solido come i ghiacciai e le calotte polari), oceani ed appunto atmosfera (l’aria che avvolge tutta la superficie terrestre).

La CO2, ad esempio, rimane nell’atmosfera e negli oceani per secoli.

Circa un quarto delle emissioni globali viene assorbito dagli oceani, ed un altro quarto dalla biosfera ed in modo particolare, dalle foreste e dalla vegetazione che fungono da “pozzi di assorbimento” di carbonio.

Il terzo. Il calo delle emissioni durante una crisi economica è seguito in genere da una rapida e successiva impennata, come ci provano le esperienze simili del passato. Dopo la crisi globale del 2008/2009, ad esempio, c’è stato un forte aumento delle emissioni delle economie emergenti, un ritorno alla crescita delle emissioni nelle economie sviluppate, ed un impiego maggiore di combustibili fossili.

Ecco quindi spiegato l’appello dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, per cui è in ogni caso indispensabile ed ineliminabile il passaggio a pratiche umane ed economiche più rispettose dell’ambiente e del clima.

Fonti: lanuavaecologia.it

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 12 Aprile 2020 09:47 )  

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