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1455 Johannes Gutenberg e la stampa

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Il 23 febbraio del 1455 avviene una rivoluzione storiuca che cambia il corso degli eventi. Johannes Gutenberg, in una piccola bottega di Magonza, fa stampare il primo libro: una Bibbia. Un libro che nel contenuto non aveva nulla di nuovo ma la novità sta nel fatto che la realizzazione della pagina scritta non veniva affidata ad un lentissimo amanuense bensì ad una macchina. 
 
La Bibbia di Gutenberg è il primo libro a stampa della storia. Uno dei volumi originali del 1455 è ancora conservato a Colmar.
La Bibbia di Gutenberg, anche conosciuta come “Bibbia a quarantadue linee”, fu il primo testo a stampa d’Europa realizzato con la tecnica a caratteri mobili: non erano necessari più dispendiosi e lunghissimi processi di preparazione e realizzazione, ma bastava comporre la pagina da stampare con le piccole letterine realizzate in lega di piombo e stagno, cospargerle di inchiostro ed imprimerle sulla carta, per ottenere un foglio perfettamente leggibile, degno dei modernissimi e Reader.
 
La “Vulgata” di san Girolamo: il primo libro stampato.
 
Il testo scelto da Gutenberg per sperimentare la sua tecnica fu, ovviamente, la Bibbia: non una versione qualsiasi, ma quella tradotta in latino da san Girolamo e comunemente nota come “Vulgata”. La versione stampata del libro riproduceva, in caratteri gotici, tutto l’Antico e il Nuovo Testamento per un totale di 1282 pagine. Ovviamente non fu un lavoro semplice: Gutenberg, insieme al socio Johan Fust, impiegò ben tre anni per concludere il mastodontico lavoro di stampa di 180 copie. Sempre molto meno del tempo che un amanuense ci avrebbe messo per realizzare una sola copia. L’intuizione di Gutenberg fu immediatamente percepita come una rivoluzione senza paragoni: negli anni successivi alla pubblicazione della prima Bibbia moltissimi tipografi e artigiani dell’editoria si recarono a Magonza per apprendere quella nuova e straordinaria tecnica, e nel giro di pochissimi anni la stampa a caratteri mobili si diffuse in tutta Europa, dall'Inghilterra all'Italia.  Come per ogni innovazione, Gutenberg non “inventò” nulla dal niente: in Cina la stampa a caratteri mobili esisteva già da quattro secoli. Il merito del tipografo tedesco fu quello di riuscire a far vedere all'Europa la possibilità di riappropriarsi della propria cultura letteraria, in un’epoca in cui questa era ancora rinchiusa nelle biblioteche dei monasteri e negli studi dei miniaturisti.
 
Gutenberg riuscì a cogliere questa esigenza, accompagnandola all'acume tecnico che gli permise di trasformare le già note tecniche xilografiche (che permettevano sì la stampa, ma con caratteri fissi che riproducevano dunque sempre la stessa pagina) in un primo passo verso la produzione “industriale”, in serie e a costi molto meno onerosi, dei libri. una delle copie della Bibbia di Gutenberg, esposta alla Huntington Library di Pasadena, negli Stati Uniti.
Delle 180 copie stampate da Gutenberg oggi ne sopravvivono solo 49, sparse in tutto il mondo. Nel 1978 il Museo Gutenberg di Magonza ne acquisì una preziosa copia, gelosamente custodita in un caveau, da aggiungere agli altrettanto preziosi oggetti esposti, come i prototipi di torchi da stampa e alcune fedeli riproduzioni dei caratteri metallici originari. La maggior parte dei libri si trovano fra Francia, Regno Unito e Stati Uniti, ma anche l’Italia può vantare di possedere un pezzo di storia: la Biblioteca Apostolica Vaticana, a Roma, conserva due copie, una in pergamena e una in carta. La città di Napoli, invece, può vantare un altro importante primato: è qui, nella Biblioteca di Storia Patria a Castel Nuovo, che è custodito il primo libro mai stampato in Italia. La sua storia è intimamente connessa con quella della Bibbia di Gutenberg, poiché fu proprio sperimentando la sua intuizione rivoluzionaria che due chierici tedeschi regalarono al nostro paese i primi libri stampati a caratteri mobili.
  
 
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 25 Febbraio 2020 10:19 )  

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