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L'Italia che non dimentica

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Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberano il campo di concentramento di Auschwitz e ne rivelano tutti gli orrori nascosti...
Come ogni anno sono tantissimi gli eventi in programma per ricordare quella giornata, eccone alcuni della nostra penisola:

Roma e Prato sono solo alcune delle città che aderiscono a "La Shoah nell'Arte", progetto dell'associazione Ecad - impegnata da anni in attività di ricerca, approfondimento e divulgazione della memoria.
Per questa IV edizione il progetto, che vede la partecipazione di musei, gallerie e teatri su tutto il territorio nazionale, vuole focalizzarsi sullo spazio urbano e sulle architetture della Shoah intese come teoria dello spazio e delle architetture del pensiero.

Il fascismo prima e il nazismo poi sono stati contrassegnati dalla ricerca di uno spazio inteso come spazio di espansione in senso imperialista. Mastodontiche costruzioni neoclassiche e futuristiche hanno convissuto con lo spazio angusto di quella che fu la baracca del lager: una simmetria inquietante dove in tutti e due i casi la persona veniva annullata, cancellata.
Se ne avrà una dimostrazione nella capitale, presso la Sala della guerra della Galleria Nazionale d’Arte Moderna
Domenica 28 gennaio (a ingresso libero).

Palazzo Pretorio di Prato dà il suo contributo sabato 27 gennaio alle 16 con una visita guidata gratuita alla collezione di Jacques Lipchitz, scultore lituano costretto all'esilio per le sue origini ebraiche.
All'interno del Museo il percorso dedicato alle opere di Lipchtz, considerato il più grande scultore cubista, raccoglie una selezione di sculture e disegni che consente di seguire la genesi della creazione artistica. Jacques Lipchitz si formò a Parigi, dove si legò a Modigliani, Juan Gris e Picasso. Dopo l'occupazione nazista, a causa delle sue origini, fu costretto a lasciare la Francia e a trasferirsi negli Stati Uniti.

Protagoniste a Firenze come a Siena sono invece le Sinagoghe.

Quest’ultima propone domenica 28 gennaio un percorso sonoro nell'universo concentrazionario nazista "Ricordare la Shoah. Suoni, rumori e lingue dei lager"
L'attività prevede l'ascolto di alcuni voci e rumori presenti nei lager nazisti attraverso spezzoni di film e file audio; una babele linguistica parlata tra i deportati che spesso impediva qualsiasi tipo di comunicazione sommata alla lingua violenta e urlata dei Kapò e delle SS, con ordini e umiliazioni verbali oltre ché fisiche. Il viaggio all'interno dei lager sarà intervallato da letture tratte dalle testimonianze di Primo Levi, Edith Bruck, Elisa Springer e Alba Valech.

Lo stesso giorno, al Museo ebraico e Sinagoga di Firenze, con "Letture e musiche", sono le parole di Elisa Springer (sopravvissuta ai campi di sterminio) accompagnate dalle note eseguite dal vivo, gli elementi dell'appuntamento in programma in occasione del Giorno della Memoria.
Elisa Springer, nata a Vienna nel 1918 in una famiglia di commercianti ebrei, il 2 agosto 1944 viene deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, poi a Bergen Belsen e successivamente a Theresienstadt; sopravvissuta alle deportazioni nel 1946 si trasferisce in Italia. Sceglie di non raccontare l'orrore passato e nasconde il numero tatuato sul braccio, non parlerà fino a quando spronata dal figlio ormai adulto deciderà che conoscere la sua esperienza sarà utile "per non dimenticare a quali aberrazioni può condurre l'odio razziale e l'intolleranza, non il rito del ricordo, ma la cultura della memoria". Elisa Springer è morta nel 2004 a 86 anni.

Presente anche il teatro, come a Vallo della Lucania (Salerno), dove venerdì 26 gennaio presso il teatro La Provvidenza, la compagnia Artisti Cilentani ripropone il musical “Anne Frank”. Una messa in scena intensa ed emozionante che vede come protagonista una delle voci più conosciute della Shoah, un'icona tragica nota in tutto il mondo grazie alla traduzione del suo diario tradotto in sessanta lingue diverse.
«Non sono passati neanche cento anni, in fondo, da quando lei si è dovuta nascondere in quel rifugio ad Amsterdam. Molte guerre ancora ci circondano e l’odio sta tornando a serpeggiare in Europa, ma da quel palco e da quel rifugio Anne tende la mano al pubblico per dire di non avere paura, di credere ancora nell’umanità come fino alla fine ha fatto lei, perché senza i sogni e la speranza nulla potrà mai cambiare veramente.»

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Gennaio 2018 23:37 )  

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