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Amore è volontà: Ludopatia, Andrea Costantino

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Ogni libro è un viaggio, un affanno che ricerca il suo approdo, il suo scoglio dopo essersi messo alla prova, dopo aver fatto la spola fra Scilla e Cariddi, tra i miti e la realtà, e dopo aver ripercorso questa traiettoria nella distesa della scrittura. Lo scorso Maggio viene stampata la prima edizione di Ludopatia, di Andrea Costantino, un Odisseo che dopo essersi abbandonato alle sottane seducenti della Fortuna (ri)scopre l'unica carta che trionfa in modo autentico: l'amore. Il libro è la sua storia, quella di un appassionato individuo lucano di raffinata intelligenza, socialmente e politicamente attivo, impiegato al tribunale di Lagonegro che trasfigura la sua vita nella storia di un giocatore, la sua ricchezza d'animo nell'automatismo dei jackpot, il suo intuito nella banalità dei numeri. Emozioni abbreviate da un dettato ossessivo, dalla mania di giocare e vincere.

Ad ogni costo. All'incommensurabile prezzo di perder di vista qualsiasi orizzonte, qualsiasi affetto, qualsiasi serenità. Andrea, dopo aver accumulato enormi quantità di debiti presso amici e parenti, compromette anche la sua collocazione lavorativa, e inizia a prelevare armi destinate alla distruzione per garantirsi la possibilità di giocare. Ad ogni costo.

Come ogni prodotto letterario, l'analisi può compiersi su almeno due livelli, quello del significato e del significante, del contenuto e della forma, che si mischiano continuamente. La letterarietà del testo consiste nel non appiattirsi semplicemente a un intento divulgativo, al resoconto di questo viaggio che si rivelerà poi in tutto il suo potenziale mirabile. La poeticità del messaggio -per come la definì Jakobson- consiste nella presenza di un senso interno al testo stesso, staccionate di inchiostro che descrivono la redenzione dell'autore e la intrecciano a quella del lettore, che si immedesima e sente quella storia come la propria storia, quella debolezza della volontà come propria possibilità e che in questa condivisione trova la sua forza. L'autobiografia passa gradualmente dall'io narrativo al noi lettori, al noi comunità. Una storia reale costruita secondo le fasi del racconto, articolate nell'equilibrio iniziale e nella sua rottura, nell'elemento di massima tensione che racchiude una serie di peripezie, nello scioglimento o catastrofe, e nella coda. Come ogni intreccio, l'elemento risolutivo scaturisce dallo spannung, dall'arresto di Andrea e la condanna definitiva a circa sei anni di reclusione, che converte la diaspora di un latitante nella via crucis dell'amore. Da un carcere all'altro, da una comunità di recupero all'altra. Fino a questo libro, alla scrittura come parto terapeutico, ricco di inter- e intratestualità (scorre una biblioteca sotterranea tra le righe del libro), di un linguaggio lucido e lirico al tempo stesso, descrittivo ed esoterico. Il testo offre numerosi spunti di riflessione che poggiano sui canoni filosofico-letterari della nostra civiltà, motivi e interrogativi che rincorrono l'uomo dall'alba di Talete al tramonto della società di massa: esiste un fine, un senso, una volontà individuale, una fortuna, un tempo o un'eternità? Una complessità, una densità scandita dalle note del cantautore De Andrè, che intervalla la frequenza della narrazione, dall'ingenuità di Sally al triste Hotel Supramonte. Una teogonia del male che guarda in faccia quest'oscurità, dialoga disgustato con l'orgoglio, e da qui riparte, aggrappandosi a quel solido ramo che riempie di linfa la vita di ogni uomo: la famiglia.

Vero solvente della narrazione, della vita di Andrea è aver vissuto l'importanza del “vivere-per” (un ideale, un modello) e del “vivere-con”. Animali sociali che sanno mettersi alla prova, assaporare il più amaro dei giorni, quello senza speranza, e riscattarsi donandosi la chance di riconquistare la propria felicità, impensabile senza quella degli altri (e viceversa).

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 17:33 )  

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