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Goldin colpisce ancora. A Verona

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Con Da Botticelli a Matisse. Volti e figure, Marco Goldin ha trasferito al Palazzo della Gran Guardia di Verona (fino al primo aprile) quella mostra già ospitata presso la Basilica Palladiana di Vicenza, ma intitolata in quell’occasione Raffaello verso Picasso. Non sono state poche le critiche a questa operazione di trasformismo curatoriale, che, giocando sulla sostituzione di alcune opere, ha rovesciato la stessa frittata vicentina a pochi passi dall’Arena. Verrebbe quasi da pensare (giusto con un pizzico di cattiveria) che l’obiettivo primario di questa mostra non sia quello di sviluppare un discorso critico o diffondere la cultura artistica tra il grande pubblico, quanto piuttosto quello di catturare questo pubblico con tutti i mezzi possibili, leciti o non troppo, e ovviamente “facendo cassa” il più possibile – tanto tra Botticelli e Raffaello, o tra Picasso e Matisse, che differenza c’è?

Sandro Botticelli, Cristo risorto, 1480 circa olio su tavola, cm 45.7 x 29.8 cm
Detroit, Detroit Institute of Arts

Bando alle critiche, la mostra veronese espone un corpus di dipinti di tutto rispetto, che parte dai classici Botticelli, Beato Angelico, Mantegna, Bellini, Bramantino, Lippi, Cranach, Pontormo, Rubens, Caravaggio (qui occorre riprendere il fiato), Van Dyck, Rembrandt, Velázquez, El Greco, Goya e Tiepolo, fino a spingersi ai più moderni Manet, Monet, Cézanne, Gauguin, Van Gogh, Munch, Picasso (riprendendo di nuovo il fiato), Matisse, Modigliani, Giacometti e Bacon. Una vera scorpacciata al limite dell’indigestione, suddivisa in tre sezioni principali: la prima, dedicata alla raffigurazione del Cristo, la seconda al ritratto in generale dal Quattro all’Ottocento, e la terza al ritratto nel ‘900. Ma a voler fare proprio i puntigliosi, queste tre sezioni si integrano piuttosto male, organizzate poi in maniera rapsodica, nient’affatto cronologica, tanto che si ha infine l’impressione di passeggiare attraverso una grande collezione di splendide opere, ma un poco raffazzonate, senza un reale filo conduttore – …ma già, si tratta di una mostra sul ritratto!

Vincent van Gogh, Madame Roulin (La Berceuse), 1889 olio su tela, cm 92,7 x 72,7
Boston, Museum of Fine Arts

Ultima nota positiva (almeno per gli organizzatori), è l’enorme afflusso di pubblico, che congestiona facilmente l’ingresso, costringendo i più sfortunati ad attese chilometriche. E piange un poco il cuore, a constatare che operazioni di questo genere (certo splendide ma un po’ commercialotte) riescano sempre a colpire nel segno, mentre il mondo dell’arte contemporanea e della critica (giusto un poco più) scientifica continua a languire in viuzze poco frequentate – specie dal momento in cui le scorte per l’aperitivo inaugurale si sono miseramente esaurite.

Per DEApress, Simone Rebora

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