Di rilievo sono state le varie premiazioni alla Biennale di Venezia di quest'anno.
Il Leone d'oro per il miglior film è andato a "Father Mother Sister Brother" del regista statunitense Jim Jarmusch. La pellicola racconta i legami familiari complessi che intercorrono tra genitori e figli adulti e tra fratelli. Ambientato tra Stati Uniti, Irlanda e Francia, il film si snoda lentamente tra i dettagli della vita quotidiana, i quali si susseguono assumendo un'importanza vitale e fondamentale. Il regista ha poi sottolineato l'importanza del cast, tra cui le collaborazioni con i direttori della fotografia Frederick Elmes e Yorick Le saux, nonché con il montatore Affonso Goncalves.
Da accennare il film vincitore del Leone d'argento ("The voice of Hind Rajab" di Kaouther Ben Hania), di cui ho parlato nel mio precedente articolo sulla Biennale. Il film ricostruisce la vicenda reale di Hind Rajab, bambina palestinese intrappolata in un'automobile a Gaza. Esso s'incentra sulla sua voce traboccante di paura, registrata dai volontari della Croce Rossa, in un mix di terrore e impotenza, la cui essenzialità delle scene fa emergere a pieno.
Altri premi sono stati: Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo (a Xin Zhilei per quella femminile); premio speciale della giuria a "Sotto le nuvole" di Gianfranco Rosi; premi Marcello Mastroianni a Luna Wendler per "Silent Friend".