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Manifestazione a Firenze in solidarietà alle vittime degli stupri

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Foto di Silvana Grippi

Due stupri a Firenze: due americane e due "uomini delle forze dell'ordine".

Questa sera a Firenze una manifestazione partecipata di circa mille persone che hanno ribadito la volontà delle donne di non farsi prendere dalla paura, pronte a lottare contro sessismo e violenza, senza paura di denunciare sempre gli stupratori e di lottare per la libertà personale.

Al contrario di quanto piace ai Media, che parlano e sparlano, giustificano e mistificano, soprattutto quanto detto inutilmente sullo stupro, alla nostra redazione non piace parlare per fare notizia, lasciamo a giornalisti e politicanti, l'onere di giudicare con sfumature e differenze sull'accaduto.

Non serve "la notizia", l'azione parla da sola. Non serve l’età, nè la provenienza geografica delle vittime e/o carnefici, né cosa avessero fatto, bevuto o fumato nelle ore precedenti allo stupro. Uno stupro è uno stupro, che sia un italiano o uno straniero a compierlo, che sia una donna, una transessuale o una sex worker a subirlo, e per esso non possono esserci attenuanti o giustificazioni. 

La violenza sessuale non ha età, epoca o confini, né geografici, né domestici anzi, come sappiamo, è troppo spesso la famiglia uno dei suoi luoghi privilegiati. Lo stupro è sempre stato e resta uno dei più odiosi atti di oppressione sessista e chi arriva a commetterlo lo fa perché si ritiene legittimato da una posizione di forza e dominio, in quanto uomo, soldato, marito, padre o padrone, in questo caso i cosiddetti “tutori dell’ordine e della legalità”.

Il nostro sistema sociale, determinato con forza dai rapporti di produzione/oppressione e di sfruttamento capitalisti, è per sua stessa natura basato sul dominio di una classe sull’altra e, allo stesso tempo, dell’uomo sulla donna: il patriarcato. Tutti noi, donne e uomini, siamo nati e cresciuti all’ombra di questa “cultura”, ben alimentata dai mezzi di comunicazione, che si esprime con atteggiamenti sessisti, maschilisti e mentalità di prevaricazione, dove tutto, compreso il corpo femminile, viene mercificato, ridotto a “oggetto” del desiderio, umiliato e sfruttato per attirare più telespettatori o aumentare le vendite. Tutti dunque ne siamo condizionati, ma qualcuno più degli altri. dovrebbe rispettare le diversità, purtroppo coloro che sono autorizzati da un potere che della violenza detiene il monopolio e garantisce coperture ed immunità molto spesso fanno abuso  del loro agire.

In questo contesto è quasi naturale sia che gli stupri e la violenza sessista continuino quotidianamente a manifestarsi, sia che in ambito istituzionale e giudiziario si arrivi a mettere sotto accusa la donna che ha subito violenza. La tendenza generale è quella di mettere in dubbio la parola della vittima, colpevolizzarla perché non è stata attenta o addirittura se l’è cercata con atteggiamenti provocanti, fino all’assurda insinuazione che possa averlo fatto per squallidi motivi assicurativi come nel caso delle due studentesse americaneNon sempre è così, perché come è stato palese dopo gli stupri avvenuti a Rimini poco tempo fa, quando lo sdegno e l’indignazione sono funzionali ad un discorso politico razzista ed emergenziale, che permette di affinare gli strumenti di repressione e controllo necessari ad assicurare stabilità al sistema stesso, l’atteggiamento è completamente opposto, non si usa il condizionale ma si invocano ergastolo e punizioni esemplari. 

Assieme a noi in piazza c’erano ragazze e anziane di diversa provenienza tra cui anche universitarie americane che hanno raccontato la loro partecipazione. Studenti e studentesse, molti soggetti attivi, associazioni e Centri sociali,  una marea di gente che parlavano lo stesso linguaggio. Tanta meravigliosa gente disposta a rimettersi in discussione quando si parla dello stupro di gruppo. Tutte/i insieme contro il sessismo, l'omofobia e il patriarcato! 

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Settembre 2017 15:51 )  

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