Morto carbonizzato per salvare i documenti, occupata mostra Ai Wei Wei

Giovedì 12 Gennaio 2017 15:54 Thomas Maerten
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Dopo che un ragazzo stanotte è morto carbonizzato nell'incendio di un edificio (l'ex Aiazzone) per salvare dal fuoco i documenti, oggi centinaia di profughi e appartenenti al Movimento di Lotta per la Casa hanno occupato la mostra di Ai Wei Wei presso palazzo Strozzi. La mostra dell'artista cinese non è stata scelta a caso, avendo come tema 15965208 537843636414472 8999297185665865324 nquello dei migranti, tant'è che sulla facciata del palazzo sono stati esposti dei gommoni come quelli che vengono usati per attraversare il Mediterraneo.

La denuncia del Movimento è che le istituzioni parlino di immigrazione solo per sciacquarsi la faccia ma che in realtà poi non facciano niente per aiutare chi non ha una casa o un lavoro. Il ragazzo morto, un rifugiato somalo, per avere una casa aveva dovuto occupare un palazzo insieme a decine di altri suoi connazionali e ad altre persone. Le istituzioni avevano sgombrato il palazzo e i suoi abitanti avevano occupato quest'altro immobile. Le istituzioni conoscevano benissimo la loro situazione, ma si erano fatte vive solo per staccare brutalmente la luce (sradicando la centralina elettrica dall'asfalto con un bulldozer) in pieno inverno (si pensi che nell'edificio non c'era il riscaldamento e l'unica fonte di calore erano le stufette elettriche). Eppure Firenze è piena di palazzi inutilizzati (sono decine e decine), spesso di proprietà pubblica.

Altra questione sul tavolo è quella dei documenti: le interminabili file nel cuore della notte fuori dalle Questure, i continui rinvii, gli errori burocratici, la complessità delle varie procedure, le scadenze brevissime (a volte una persona riesce ad ottenere il Permesso di Soggiorno a sole due o tre settimane dalla scadenza). Un interminabile incubo che alcuni psicologi hanno già individuato come patologia al pari della tortura. Per evitare questa odissea Ali Muse, sebbene si fosse già messo in salvo, ha deciso di rigettarsi tra le fiamme per recuperare i documenti.

Spesso in Italia ci deve scappare il morto prima che si smuova qualcosa, ancora più spesso non basta nemmeno. Quando le vittime sono migranti o soggetti deboli molte volte le istituzioni si affrettano ad annunciare immediati provvedimenti, come quando furono assassinati i ragazzi senegalesi in piazza Dalmazia. In quell'occasione alle parole di Renzi e di Rossi non seguì nessun fatto concreto: Casapound ha ancora una sede a Firenze mentre ad un altro ragazzo senegalese rimasto paralitico quel giorno per una pallottola nella schiena è stato negato di essere raggiunto dalla sorella affinché si prenda cura di lui.

Adesso, con una nuova vittima della discriminazione e del sistema di "accoglienza" è necessario mettere le istituzioni di fronte alle proprie responsabilità. Finchè non si risolveranno seriamente i problemi questi continueranno a tornare a galla, a rompere il silenzio mediatico e uscire dall'oblio nel quale le istituzioni vorrebbero lasciare le cose scomode.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Gennaio 2017 17:11 )