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Chernobyl 30 anni dopo, un mondo rimasto immobile

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 Chernobyl 30 anni dopo, un mondo rimasto immobile
26 aprile 1986  un disastro che scosse l'Europa.
Avvenne in piena notte. Erano la una e ventitré minuti del 26 aprile 1986. Anche in Italia, chi allora era abbastanza adulto per capire non può non ricordare. Se non altro per il fatto che per qualche giorno ci dissero di non prendere il sole, di non passeggiare all’aria aperta, di evitare le montagne, non mangiare frutta e verdura appena colte.
 Per un attimo non ci furono confini, non più privilegi.
Dopo i primi giorni di incertezza, le autorità impartirono l’ordine di partenza. Ci furono oltre 200.000 evacuati. 
Trent’anni dopo, nella zona chiusa che per un raggio di trenta chilometri circonda le centrali nucleari di Chernobyl, è come se il tempo si fosse fermato. La cittadina di Pripyat contava 55.000 abitanti oggi sono cresciuti cespugli, le strade sono state ricoperte di vegetazione, alberi alti oltre 20 metri hanno invaso la piazza,il supermercato,i cortili delle scuole, marciti i pavimenti in legno, arrugginiti i macchinari, scoloriti i giocattoli dei bambini. L’intera regione è diventata una riserva faunistica ricca di volpi, lupi, cavalli selvaggi, uccelli rari, orsi.
«Soleterre», l’organizzazione non governativa italiana impegnata nella lotta contro il cancro come conseguenza della tragedia di Chernobyl, specialmente tra i bambini, sottolinea che oltre 150.000 chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Russia e Ucraina rimasero inquinati. I medici e specialisti con cui collabora l’ong raccontano che la conseguenza delle radiazioni è stato il proliferare di tumori soprattutto al cervello e all’ipofisi, oltre alle leucemie. Possiamo affermare che in Ucraina dal 1986 i tumori sono aumentati di 6,2 volte.
Ricordiamo, oggi, questa tragedia.

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