Firenze - Circa tremila manifestanti - secondo gli organizzatori - ieri in piazza durante la manifestazione in solidarietà agli 86 imputati nel "processo contro il movimento fiorentino". Il corteo, composto da militanti dai centri sociali, studenti medi e universitari, sindacati, partiti, strutture organizzate, comitati e solidali ha attraversato le strade del centro da piazza Santa Maria Novella per concludersi in piazza Santa Croce, animato da cartelli, bandiere, cori, slogan ed interventi anche da parte di solidali e realtà politiche venute da fuori città. I manifestanti hanno sfilato anche sotto le finestre di Palazzo Vecchio, nonostanate il divieto di passare da una piazza della Signoria presidiata da un ingente schieramento di polizia.
"Solidarietà per chi lotta" è lo slogan di apertura: «Questa manifestazione - dicono gli organizzatori - rappresenta un passaggio sicuramente importante: uno stimolo a proseguire e intensificare le mobilitazioni, le battaglie e le vertenze aperte in questa città contro la guerra, lo sfruttamento e il fascismo nelle scuole, sui posti di lavoro e nei nostri quartieri. Un corteo costruito durante mesi di riunioni, assemblee e iniziative che hanno fatto vivere la solidarietà nei confronti degli 86 compagni imputati nel processo contro il movimento fiorentino sul territorio e non solo».
Il processo che vede alla sbarra 86 persone, soprattutto giovani e giovanissimi all'epoca dei fatti, è frutto di un'inchiesta aperta dalla procura fiorentina nel 2009 che formulò l'ipotesi del reato di associazione a delinquere nell'ambito delle proteste studentesche del "movimento dell'Onda" contro la riforma Gelmini e delle mobilitazioni antifasciste ed antirazziste contro Casapound e contro l'apertura di un CIE in Toscana. Il 4 maggio 2011 scattarono i primi arresti ma l'inchiesta si allargò nelle settimane successive, andando a ricomprendere anche le manifestazioni di solidarietà organizzate in risposta. Il 13 giugno si arrivò così alla seconda operazione di polizia che portò al totale di 86 imputati, di cui 35 sottoposti a misura cautelare tra arresti - uno in carcere gli altri ai domiciliari - e obblighi di firma.
Spiegano gli organizzatori del corteo di ieri che: «L'utilizzo del reato associativo ha permesso l'autorizzazione di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha sancito il prolungamento delle indagini fino a quasi due anni determinando l'allargamento dell'inchiesta dal contesto studentesco da cui era partita, nello specifico dallo Spazio liberato 400 colpi, a tutte le altre mobilitazioni che stavano investendo il territorio come quella contro la costruzione di un CIE in Toscana, quella antifascista fino alle lotte dei lavoratori. L'utilizzo del reato associativo è servito poi per alimentare la campagna mediatica di criminalizzazione del movimento e soprattutto ha legittimato le successive misure cautelari».

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