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FAO - In Toscana: 20 razze a rischio di estinzione

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ALLARME FAO

 

IN TOSCANA 20 RAZZE A RISCHIO ESTINZIONE, 

DA CAVALLO DA MONTERUFOLINO A MACCHIOLA MAREMMANA

 

 

In Toscana sono venti le razze animali a rischio estinzioni tra mucche, pecore, capre, cavalli e maiali. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Toscana sulla base dei dati forniti dall’Associazione Regionale Allevatori in merito all’allarme lanciato dalla Fao secondo cui il 17% delle razze nel mondo rischia di scomparire, per sempre, mentre un altro 60% è in stato di rischio sconosciuto per mancanza di dati sulla dimensione e la struttura della popolazione (info su www.toscana.coldiretti.it). Nonostante la Toscana sia leader nazionale nell’allevamento di alcune razze da carne tra le più importanti ed apprezzate, come la Limousine e la Chianina, e sia la patria mondiale della bistecca alla fiorentina, la situazione è molto fragile per una ventina di razze di animali che combattono, ogni anno, contro l’estinzione. Grazie all’impegno e al lavoro egli allevatori per garantire una straordinaria biodiversità e le risorse messe in campo dal Piano di Sviluppo Rurale per favorire la crescita della popolazione nella nostra regione di alcune particolari razze che appartengono alla nostra storia e tradizione zootecnica, la Toscana degli allevatori sta lavorando per salvare 6 razze di bovini, 6 di ovini, 2 di caprino, 1 di suino, 4 di cavalli ed 1 di avicoli.

 

Un’azione di recupero importante si deve ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attivi in tutta la regione e che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione. Si stima che - continua Coldiretti - almeno 200 varietà vegetali definite minori, tra frutta, verdura, legumi, erbe selvatiche e prodotti ottenuti da diverse razze di bovini, maiali, pecore e capre allevati su scala ridotta trovino sbocco nell’attuale rete di mercati e delle Botteghe degli agricoltori di Campagna Amica che possono contare su circa diecimila punti vendita. “E’ questo il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo - spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana - la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari. Si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di patrimonio anche culturale sul quale la nostra regione ed il nostro paese devono poter contare per ripartire”.

E’ il caso, tra i bovini “salvati”, della Maremmana oggi uscita dalla fase acuta dell’emergenza, un risultato che ha permesso alla Toscana di guadagnare una brillante seconda posizione nella graduatoria nazionale: con 2.221 (dodici mesi prima erano 1976) capi iscritti al libro genealogico. Il Granducato sta un passo appena alle spalle del Lazio e vanta ben 74 allevamenti. In crescita anche i capi di Pontremolese che, pur nei piccoli numeri, ha visto i capi aumentare di sedici unità (da 42 a 58) in un anno e la Garfagnina che, nello stesso periodo, ha incrementato i suoi valori passando dai 159 capi del 2013 ai 184 del 2014. Ancora in fase di lieve erosione, ma in consolidamento, invece, la presenza della Pisana (più famosa localmente con il nome di Mucco Pisano) che, nell’arco di un anno, è passata dai 496 a 467 capi e la Calvana passata dai 487 ai 454.

Sfogliando i dati si scopre che sull’Arca di Noè toscana sono saliti a pieno titolo anche i suini di Cinta senese, che, nell’arco di una quindicina di anni, sono tornati in forze. Considerati una razza in via di estinzione, dopo un fastoso passato (sono ritratti addirittura nel prestigioso quadro del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti datato 1337), adesso vantano numeri importanti: all’inizio del 2014 infatti si contavano oltre 5.800 esemplari allevati in 120 aziende. Un risultato destinato a crescere ancora, anche grazie alla recente conquista della denominazione di origine protetta. Dal 15 settembre 2015 è il primo suino italiano a marchio Dop. Tra i suini troviamo anche la macchiaiola maremmana. Il salvataggio di questa rara, primitiva, rustica e dal caratteristico colore nero che popolava la dorsale appenninica al tempo degli Etruschi, sopravvivere grazie alla passione di una manciata di allevamenti nel grossetano che allevano alcune centinaia di capi a testa.

La salvaguardia della biodiversità ha arricchito anche le razze autoctone ovine. L’esempio più eclatante è rappresentato dalla Zerasca che, in pochi anni, è riuscita a superare l’emergenza e a sfiorare (dati 31 dicembre 2013) le 2.000 unità suddivise in una cinquantina di aziende.  Consistenza in crescita la Massese che, con i suoi 13.500 capi e i suoi 72 allevamenti, è la più rappresentativa, seguita dall’Appenninica che sfiorando quota 6.000 (distribuite in 48 aziende) è al secondo posto. Meno importanti i numeri pur se in crescita della Pecora dell’Amiata (1.850), della Pomarancina (1.780 capi) riunita anche essa in un consorzio molto operoso che ne valorizza la carni, della Garfagnina Bianca che conta poco più di mille animali. Tra gli equini una considerazione a parte la merita il celebre cavallo monterufolino della Contessa Wrangler, moglie di Ugolino della Gherardesca. Una razza molto diffuso nell’area delle Colline Metallifere, nell’entroterra pisano, un tempo usato per il trasporto a sella o a calesse, e addirittura nel circo; la cui storia risale agli inizi del 1900, costretti a convivere, da diversi anni ormai, con la lotta per la sopravvivenza.

Per informazioni www.toscana.coldiretti.it, pagina ufficiale Facebook e @coldirettitosca

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 16 Febbraio 2016 16:15 )  

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