Si è svolta ieri sera, nella Residenza Universitaria “Caponnetto” di Novoli, un'assemblea studentesca autoconvocata per discutere dell’esclusione di moltissimi studenti dalla possibilità di ottenere la borsa di studio ed il posto alloggio, a causa dei nuovi parametri di calcolo ISEE in vigore dal primo gennaio 2015.
La questione abitativa si materializza a Firenze come la principale preoccupazione di diverse centinaia di studenti che, entro il termine del 15 ottobre, saranno espulsi dalle residenze universitarie gestite dal DSU Toscana (l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio). Ma l'entità del problema è anche più rilevante, dato che, alla situazione di coloro che perderanno o si vedranno ridotti i benefici della borsa di studio, si somma il calo delle richieste del 25% su base regionale per le nuove matricole che non hanno neanche potuto presentare la domanda perché i nuovi redditi li escludono a prescindere.
«Noi tutti riteniamo che questo nuovo sistema leda il nostro Diritto allo Studio e, pertanto, non siamo disposti ad accettarlo» scrivono gli studenti e le studentesse della Caponnetto nel loro comunicato, mediante il quale indirizzano richieste ben precise ai dirigenti responsabili del DSU Toscana, al futuro Rettore dell'UniFi Luigi Dei ed al Presidente della Giunta Regionale Enrico Rossi: "Un incontro ufficiale con i dirigenti responsabili del DSU Toscana in tempi brevi. La proroga dei tempi di uscita dagli studentati. Il reinserimento immediato di tutti gli ex-beneficiari che hanno perso la borsa di studio, il posto alloggio e la contribuzione ridotta a causa del nuovo ISEE. La rivalutazione delle soglie ISEE e ISPE per l’accesso ai benefici del DSU. La riapertura del bando 2015/2016 per non escludere le matricole a causa dei nuovi criteri di calcolo".
L'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) rappresenta il perno di quel che resta del welfare italiano poiché regola l'acceso delle fasce a basso reddito alle prestazioni sociali a condizioni agevolate, tra cui la borsa di studio. Ma i nuovi parametri di calcolo “truccano” i redditi delle famiglie facendoli apparire molto più alti rispetto ai redditi reali. A sfavorire gli studenti è soprattutto la rivalutazione del patrimonio immobiliare ma il nuovo ISEE prevede anche l'inclusione di tutti i redditi familiari esenti ai fini Irpef (ad esempio le pensioni di invalidità o i sussidi di disoccupazione). Anche il nucleo familiare viene ridefinito inserendo nel calcolo il reddito del genitore divorziato; mentre si rasenta il limite dell'assurdo quando si legge che tra i redditi da calcolare ci sono anche quelli dello studente, compresa la stessa borsa di studio.
Di fronte a questa situazione, il Collettivo Politico di Scienze Politiche ha indetto un'assemblea di tutti gli studenti dell'Ateneo venerdì 9 ottobre alle 16.00 presso la mensa di Santa Apollonia, con lo slogan «Diritto allo studio per tutte e tutti, per un'università pubblica, libera, gratuita e di massa!» Secondo i militanti del Collettivo, questa gravissima situazione va affrontata con la mobilitazione generale di tutti gli studenti per la difesa del diritto allo studio, come già sta accadendo in numerose città universitarie italiane.
Il fatto che la riforma dei criteri di calcolo ISEE non sia stata accompagnata da una contestuale rimodulazione delle soglie di accesso ai benefici della borsa di studio, infatti, non è un semplice incidente di percorso ma rientra in un disegno politico ben preciso, ovvero quello di continuare ad attaccare i diritti sociali con la scusa della meritocrazia e della lotta all'evasione fiscale. Nel solco delle numerose riforme del sistema universitario susseguitesi negli ultimi vent'anni – dalla legge Ruberti alla riforma Gelmini – anche il nuovo ISEE contribuisce a rendere l'università sempre più elitaria, escludendo le classi meno abbienti. Del resto, le linee guida diffuse dal governo circa il progetto di riforma per la «Buona Università» esplicitano la tendenza a voler sostituire progressivamente il sistema delle borse di studio con l'istituzione di un «Fondo per il Merito» per erogazione di prestiti d'onore sul modello anglosassone.
I dati sull'esclusione parlano chiaro: gli studenti denunciano che dal 2003 al 2013 gli iscritti totali agli atenei italiani – tra studenti, dottorandi e specializzandi – sono calati del 7%. Una vera e propria selezione di classe che avviene sia attraverso i tagli ai fondi statali per il Diritto allo studio, sia attraverso i criteri meritocratici per accedere alle borse di studio, considerando che chi proviene da una famiglia con un alto “capitale culturale” incontra minori difficoltà nel percorso di studi rispetto a chi parte da un livello più basso perché proviene da un contesto sociale difficile. Inoltre, la meritocrazia penalizza – e spesso esclude – gli studenti lavoratori o pendolari, solo perché questi hanno maggiori difficoltà a sostenere tutti gli esami richiesti per accedere alla borsa. Sempre nel decennio 2003-2013 il Fondo di Finanziamento Ordinario (cioè il fondo statale che sovvenziona le università pubbliche) si è assottigliato del 10%. Questo enorme disimpegno dello Stato è colmato, in parte, dall'afflusso di fondi privati provenienti da aziende interessate a controllare direttamente alcuni settori strategici della didattica e della ricerca e, in parte, dall'aumento del 51% delle tasse versate dagli studenti. Si calcola che, in media, ogni studente paga oggi il 69% in più rispetto al 2003. Ma bisogna considerare anche che, a fronte dei tagli al FFO, le entrate complessive degli atenei italiani sono aumentate del 57%. Il Diritto allo Studio Universitario, poi, è finanziato in parte dalle istituzioni regionali e in parte dalla Tassa Regionale per il Diritto allo studio a carico degli studenti stessi. Mentre i fondi a disposizione delle regioni si riducono a causa dell'austerity, le entrate derivanti dalla Tassa Regionale sono aumentate del 73%.
Su questi problemi gli studenti del Collettivo hanno le idee chiare e contestano anche il criterio del merito: «secondo noi, la borsa di studio si configura come una sorta di ricatto: per ottenerla e conservarla siamo obbligati a soddisfare criteri di merito inflessibili, a totalizzare una certa quantità esami e a produrre una certa quantità di C.f.u., sopportando ritmi di studio alienanti senza badare alla qualità di ciò che studiamo e senza momenti di riflessione critica. La logica ricattatoria di questo meccanismo è evidente: se sei povero ma non sei “meritevole”, produttivo e disciplinato non hai diritto alla casa, né alla cittadinanza all'interno dell'ateneo. A ciò si somma il ricatto dell'affitto – in particolare in una città come Firenze dove l'affitto medio è tra i più cari in Italia – che ci costringe a diventare pendolari e/o a continuare la convivenza con i genitori, sacrificando, così, un'esistenza autonoma ed indipendente. Entrare direttamente nel mercato del lavoro, poi, non è affatto un'alternativa, né un sinonimo di indipendenza economica. Piuttosto, significa disoccupazione, sfruttamento e precarietà o, nel migliore dei casi, impossibilità di conciliare i tempi di vita con quelli di studio e di lavoro, portandoci ad entrare nelle disprezzate categorie dei “fuoricorso” e degli “studenti-lavoratori”».
Ma la riforma dell'ISEE non riguarda solo gli studenti, bensì colpisce tutte le famiglia a basso reddito che saranno penalizzate nell'accesso alle prestazioni del welfare statale: dall'istruzione agli asili nido e dalla sanità alle case popolari.
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