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Chi era Sulejmanovic

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Graziano Sulejmanovic era un giovane rom di circa 30 anni, era nato a Roma, i suoi genitori erano originari dell’ Jugoslavia (Bosnia – Montenegro) e sembra che arrivarono in Italia intorno agli anni ’60, vivevano in roulottes, Graziano ha trascorso molti degli anni della sua breve vita in prigione, prima nei carceri per minori e dopo nei carceri per “grandi”, il 4 di agosto del 2006 è morto per motivi non ben definiti nella “casa circondariale” di Dozza , Via del Gomito, 2, Bologna, in una lettera scritta alcuni giorni prima della morte Graziano è molto contento e spera di poter uscire presto dal carcere grazie all’indulto, per cui si tende ad escludere l’idea di un suidicio. Il gruppo dei Sulejmanovic ha vissuto a lungo a Firenze o nei dintorni, nel 1994 vivevano in un campo denominato “Poveraccio Basso”, usavano stare con le roulotte quasi in cerchio e c’erano i nonni, Naziv e Rabije,  il figlio Eyub con la moglie Aisha e i numerosi figli, Shefko e Shefika (genitori di Graziano) con figli, Ibrahim e Beba con i piccoli, Lidija con i figli, il marito Giuliano era in prigione, un altro figlio Renato con la moglie Roberta era a volte detenuto ed avevano due figli, altri figli di Naziv o figlie venivano a volte a trascorrere alcuni giorni con i parenti, ma poi ripartivano. Ricordo che amavano le grosse macchine, gli uomini e i giovani ragazzi vestivano con cura, le donne avevano le grandi gonne e collane al collo. Poi nel 1994 nell’estate a Firenze fu fatto il censimento per individuare i profughi Jugoslavi (legge 390 del 1992) e tutti i Sulejmanovic furono censiti insieme a tante altre famiglie originarie della Jugoslavia, alla fine però stranamente solo i nonni risultarono “profughi” e fu offerto loro la possibilità di essere alloggiati a Livorno in un albergo insieme ad altri “profughi” jugoslavi, i nonni rifiutarono l’offerta sostenendo che non potevano dividersi dai figli e dai tanti nipoti, così usufruirono del regolare permesso di soggiorno come profughi, ma rimasero a vivere nei campi. Decine e decine di Jugoslavi rom ebbero buoni documenti e accoglienza da parte del comune di Firenze o altri comuni della Toscana, furono alloggiati in case, furono avviati al lavoro tutto questo grazie ai fondi stanziati con la legge 390 e va messo in evidenza che Firenze è una delle poche città italiane che ha usufruito di questi soldi e pare che circa 200 miliardi siano rimasti inutilizzati o indirizzati verso altri capitoli di spesa. Così i fratelli Sulejmanovic si trovarono di nuovo senza documenti e scaraventati con la forza in un campo ancora peggiore del precedente, infatti il cosiddetto “Poveraccio Basso” fu chiuso dopo che tanti avevano trovato la sistemazione come profughi nelle case, i pochi gruppi rimasti furono scacciati e si rifugiarono nel cosiddetto “Campo Masini” un vero inferno, una sterpaglia vicino al fiume Arno che per fortuna adesso è stato completamente chiuso. Gli adulti, a parte i nonni,  erano tutti senza permesso di soggiorno e in grave difficoltà quindi a trovare un lavoro, va segnalato che diversi bambini andavano a scuola, Graziano era già grande è si sposò in quel periodo, va messo in evidenza che i rom spesso di sposano da adolescenti,  poi purtroppo va segnalato un percorso sempre più in  discesa per il gruppo, problemi per alcuni con la droga e via di seguito, morì d’infarto Eyub e rimase Aisha vedova con tantissimi figli, Eyub rappresentava un po’ il leader del gruppo e partecipava anche alle riunioni con politici e associazioni. Poi ci furono arresti in grande numero con l’accusa di utilizzare i figli per rubare e diversi Sulejmanovic furono condannati ad una lunga pena, Ricordo una volta diversi anni fa un processo nell’aula grande del tribunale di Firenze Graziano era imputato ed anche la madre ed erano reclusi in due grandi gabbie, lontane,  ai due lati dell’aula, la madre Shefika chiedeva disperatamente alla corte di poter abbracciare suo figlio. Poi sono iniziate le morti in carcere, il padre di Graziano, Shefko è morto i primi di settembre del 2003, suicidio, nel carcere di Castrovillari (Calabria), la zia di Graziano Beba, Bebica Husovic, è morta suicida il 6 giugno del 2004 nel carcere di Dozza Bologna, lo stesso carcere dove è morto il nipote il 4 agosto ’06, Beba era stata arrestata da poche ore, sei figli sono rimasti orfani di madre, poi i primi di dicembre del 2004 un altro suicidio Giuliano Sulejamnovic muore nel carcere di Vibo Valentia (Calabria), Giuliano era cittadino italiano, infatti aveva fatto il militare in Italia, un’altra giovane vedova con una nidiata di marmocchi,  si racconta che anche il marito di una sorella di Graziano sia morto nel carcere di Siena alcuni anni fa. 

Firenze 22 gennaio 2006  -  Paola Cecchi 

 

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