La Guinea, appunti di un viaggio
istitutoeuroarabo.it/DM/la-guinea-appunti-di-un-viaggio/print/ Posted By Comitato di Redazione On 1 gennaio 2023 @ 00:07 In Immagini,Società
Nell’agosto del 2008 ho intrapreso un viaggio nella Repubblica di Guinea, Paese dell’Africa occidentale, geologicamente ricco di notevoli risorse minerarie e con un clima che rende la vegetazione molto fertile.
La popolazione è di quasi dieci milioni di persone, con un alto tasso di natalità ma anche di mortalità infantile, dovuto a una condizione sanitaria gravissima. L’età media è 50 anni per le donne e 48 per gli uomini.
Conoscevo solo parte della storia umana e dopo aver visitato i Paesi confinanti mi domandavo come queste genti avessero reagito alla tratta degli schiavi. Ho trovato risposta quando ho incontrato la popolazione, mite e accogliente, che non assomiglia in nulla a coloro che invece hanno fatto commercio di uomini, donne e bambini.
La Guinea è un luogo affascinante per i suoi fiumi e le sue cascate, dove la gente del luogo si ritrova sia per lavare i panni che per discutere e incontrarsi.
Le donne della Guinea sono considerate capofamiglia, sia per tradizione che per necessità: gli uomini, infatti, molto spesso migrano per lavoro, sia all’interno del Paeseche verso altri Paesi confinanti o verso l’Europa. In loro assenza, una stessa donna può anche gestire l’economia domestica di più famiglie, andando a creare un piccolo clan.
L’appartenenza ad un luogo è spesso mostrata dal copricapo indossato dalle donne, che cambia di colore e di fattura. Le madri portano sulla schiena il loro bambino avvolto tra le pieghe del kanga, secondo un uso comune in molte zone dell’Africa.
Il paese è in un certo senso diviso per le abitudini alimentari, dato che sulla costa si predilige una dieta a base di riso, mentre nell’interno si mangia più il miglio. In entrambe le zone, però, la dieta è in prevalenza vegetariana, e carne e pesce vengono mangiati solo in occasione delle feste.
Il difficile percorso che ogni mattina deve essere affrontato per rifornirsi di acqua e di cibo passa anche da ponti di corda stretti e pericolanti, che devono essere attraversati più volte al giorno.
Diversamente rispetto a molte altre culture, la tessitura e il ricamo non sono considerati attività solo femminili ma coinvolgono tutte le persone del villaggio in un lavoro collettivo. Assieme alla colorazione dei capi (ottenuta sfruttando la terra o le bacche autoctone), viene in genere fatto a mano anche il disegno, seguendo la tecnica tradizionale.
Nelle scuole, per lo più gestite da organi religiosi, ma si dà anche una forte presenza delle organizzazioni internazionali, è ancora molto diffusa la pratica di scrivere i testi sutavolette di legno, da leggere in modo comunitario.
Nel nostro percorso abbiamo incontrato cambiavalute ambulanti, con una striscia didollari attaccate alla cintura, solitamente situati sulle vie di passaggio e vicino alle fermate di taxi e autobus, assieme a molti altri ambulanti,tra i quali non è difficile trovare bambini che si impegnano a sostenere l’economia familiare vendendo piccoli oggettie cibi prodotti dalla casa, contribuendo alla sopravvivenza giornaliera della casa.
È molto diffusa la farmacia naturalistica, con curatori che propongono bottiglie di preparati senza etichetta e con ricette segrete, ma indicate dal guaritore di turno.
L’ospitalità ricevuta è stata meravigliosa, c’erano sempre persone disposte ad aiutarci, spesso non aspettandosi nulla in cambio, ma per spirito d’amicizia. Nelle città, dovela popolazione è più abituata alla presenza di stranieri, l’atteggiamento ufficiale era un po’ più freddo, ma sempre cordiale, con scambi alla pari nei mercati e nelle strade.
Del Paese e dei suoi abitanti mi restano ricordi di comunità aperte e accoglienti, di un mondo che nella povertà e nell’arte dell’arrangiarsi conserva dignità e umanità, di donne e bambini ricchi di bellezza e vitalità.
Silvana Grippi
Dialoghi Mediterranei, n. 59, gennaio 2022
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