Musica: Raccolta di recensioni 2008 n.1 (b)

Lunedì 04 Febbraio 2008 02:00 Massimiliano Locandro
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Raccolta di recensioni 2008 Vol.1 B

 

(6) Addicted:”Lies Love And Laughter” 


Prendete due chitarre graffianti, una voce che si destreggia con disinvoltura tra varie dinamiche melodiche e una sezione ritmica che crea le giuste vibrazioni: otterrete il convincente sound degli Addicted.
Dopo vari anni di gavetta e qualche esperienza oltre i confini nazionali, il quintetto italiano è finalmente arrivato al disco d’esordio, ottimamente prodotto dalla piccola ma valida Fuente Records.
Con “Lies Love And Laughter” gli Addicted dimostrano di saper costruire coinvolgenti melodie con apparente semplicità, avvalendosi delle notevoli doti del singer Lucian che riesce a modellare con destrezza le proprie tonalità vocali, incuneandosi con disinvoltura tra le frequenti incursioni delle due chitarre che quasi giocano a rincorrersi, sostenute da un’affidabile base ritmica.
Pur senza inventare niente di nuovo gli Addicted si muovono con disinvoltura nei sentieri ampiamente esplorati da gruppi come Foo Fighters, Franz Ferdinand e Cult (che omaggiano con la cover di “Rain”), offrendo dodici canzoni che scorrono piacevolmente e che ben si lasciano apprezzare per i congegni melodici e per la più che soddisfacente qualità del suono.
Se proprio bisogna trovare una pecca, ascoltando “Lies Love And Laughter” si ha l’impressione di ascoltare un concentrato di influenze musicali già sentite altrove: manca forse l’elemento distintivo che renda il sound degli Addicted ben riconoscibile, in grado di distinguersi tra le miriadi di proposte che affollano il genere musicale scelto.
Il lavoro degli Addicted va comunque apprezzato perché ben suonato, prodotto ed arrangiato: un buon punto di partenza su cui lavorare ancora.

Massimiliano Locandro


(7) Egokid: “Minima Storia Curativa” 

 A cinque anni dall’esordio, la pop-band milanese Egokid torna sul mercato con “Minima Storia Curativa”, raccolta di canzoni pop melodiche dal magnetico fascino, che hanno la particolarità di entrare nella testa in modo “irreparabile” dopo diversi ascolti. Gli Egokid per questo lavoro hanno deciso di affidarsi totalmente all’uso della lingua italiana e lo fanno in modo colto e mai banale, tanto che alcune canzoni ad un primo ascolto possono sembrare più “leggere” di quanto in realtà lo siano. La band milanese riesce a creare melodie particolari che non sono fatte per colpire al primo ascolto e lo fanno in modo fluido, accostando la raffinatezza pop con l’accattivante ritmo new wave ed accostando al tutto testi curati e talvolta ermetici.
Il risultato sono dodici canzoni che descrivono amori e stati d’animo in modo moderno e mai banale e poco importa se al posto della canonica “lei” molto spesso ci si imbatte in un  “lui”: è la modernità che lentamente avanza.
C’è anche spazio per una possibile hit: “l’orso”, gioiosa canzone il cui ritornello una volta ascoltato difficilmente si staccherà dal vostro cervello per il prossimo mese.
Gli Egokid dimostrano di sapersi ben destreggiare nella scena indie-pop e lo fanno affrontando temi che al giorno d’oggi ad alcuni potrebbero apparire scomodi: la speranza è che in un futuro non troppo lontano tutto questo potrà appartenere alla quotidianità.


Massimiliano Locandro

(8) FATA: “La percezione del nero” 

 I Fata, gruppo di Carpi attivo fin dal 2000, sono finalmente arrivati al loro esordio discografico dopo alcuni demo e una grande attività live, che li ha portati a partecipare e vincere una bella serie di concorsi dedicati alla musica indipendente italiana.
“La percezione del nero” è un salto indietro nel tempo, precisamente alla new wave inglese, genere musicale che spopolava negli anni 80.
Bisogna subito dire che i FATA hanno sfornato un gran bel prodotto, composto da dodici canzoni ottimamente suonate e prodotte, di immediato impatto, che hanno il grande pregio di entrare subito nella testa di chi ascolta e questa è una qualità non comune, soprattutto per chi si cimenta in un genere musicale non proprio attuale e soprattutto interamente cantato in italiano.
Oltre alla stupenda“Noir”, oscura e coinvolgente, il disco riserva grandi sorprese, come la successiva “Tempo alle tue parole”, arricchita da suoni industriali e con un ritornello che si insinuerà dentro il cervello senza andare via troppo facilmente, così come “L’assenza”, molto ballabile e con un finale di grande classe.
La voce di Roberto Ferrari a tratti ricorda il grande Morrisey e riesce a donare personalità e grinta a tutte le canzoni proposte: esempi lampanti ne sono “La sintesi dell’io” e “Cosa pensi di me”, dove l’adrenalina sale impazzita alle stelle.
C’è anche spazio per due canzoni che spezzano il trend musicale dell’intero lavoro: si tratta  di “Nella mia noia” episodio intimista e malinconico e la finale “La linea continua”, ipnotica danza dal dolce incedere.Al di là delle singole canzoni è l’intero lavoro ad essere estremamente coinvolgente e ben curato in ogni minimo dettaglio: i FATA non saranno il massimo dell’originalità ma sanno suonare e soprattutto sanno comporre ottime canzoni che meritano di essere ascoltate.Andando a cercare il pelo nell’uovo l’unica pecca può essere il genere musicale proposto, ma se questo disco fosse uscito nel periodo d’oro della new-wave saremmo sicuramente tutti a parlare di un bel fenomeno discografico.


Massimiliano Locandro

(9) FUORISESSIONE '08

 A volte i sogni si trasformano in realtà.E’ questo il lieto fine della storia che ci parla di una lodevole iniziativa, creata dalle menti fervide e dai cuori sensibili di Michele Biccone e Giovanni Salis. I due amici, grazie alla loro tenacia ed al loro spiccato spirito d’iniziativa, sono riusciti nell’impresa di contattare ed ottenere la partecipazione di ben venti gruppi musicali, tutti orientati verso un importante obiettivo comune: sensibilizzare l’attenzione verso importanti tematiche sociali e raccogliere fondi per Emergency.
La pubblicazione di Fuorisessione ’08 ha così rappresentato per Michele e Giovanni la realizzazione di un sogno e la meritata ricompensa di tanti sforzi.
Tutto ciò grazie alla grande sensibilità degli artisti coinvolti ed al fondamentale appoggio finanziario di alcuni enti che hanno fin da subito creduto nella bontà del progetto (Università degli Studi di Sassari, Ersu di Sassari, Fondazione Banco di Sardegna, Comune di Sassari, Provincia di Sassari, Regione Autonoma Sardegna, CGIL di Sassari, ACLI Sardegna e Terzonline).
Il bello è che la compilation Fuorisessione ’08 abbina con maestria l’aspetto artistico con quello sociale, facendo convergere una buona qualità artistica con il ben più importante scopo di solidarietà che anima il progetto, riuscendo anche a promuovere alcune giovani ed interessanti realtà locali.
Venti brani inediti, tra cui quattro ad opera di artisti di fama nazionale (Yo Yo Mundi, Bandabardò, Paolo Benvegnù, Giorgio Canali e Rossofuoco) e la partecipazione di ben sedici formazioni isolane, realtà giovani e tutte da scoprire.
Se a tutto ciò aggiungiamo che la copertina del cd è stata realizzata per l’occasione dal vignettista Vauro e che fino ad oggi sono stati raccolti e versati a favore di Emergency oltre diecimila euro, si ottengono i connotati di un progetto decisamente riuscito in ogni suo singolo aspetto.
Sarebbe limitante soffermarsi sulla descrizione delle singole canzoni che compongono la compilation: in questo caso mi sembra ben più importante sottolineare il nobile scopo che ha animato gli spiriti di tutti i partecipanti. Un’iniziativa lodevole che mi sento di sposare appieno, consigliando l’acquisto del cd Fuorisessione ’08 a tutti i nostri lettori.
Ben vengano questi progetti: tengono alta la fiamma della solidarietà e ravvivano lo spirito di collaborazione tra la gente. Di questi tempi se ne sente forte il bisogno.


Massimiliano Locandro

(10) Gli Illuminati: “Prendi la Chitarra e Prega” 

 Ancora non sono riuscito a capire se questi quattro ragazzi “ci sono o ci fanno”, fatto sta che la proposta musicale del gruppo “Gli Illuminati” è  a suo modo controrivoluzionaria e fantasticamente differente da tutto ciò che siamo abituati ad ascoltare in quest’epoca dominata dai cloni di MTV e che (aggravante) ci vogliono imporre come “normale”.
 Lo so che non vi farà molto piacere ricordarlo, ma quanti di voi (me compreso) si trovavano costretti in gioventù a recarsi la domenica mattina in chiesa tutti imbellettati per poi doversi improvvisare novelli cantanti,  magari accanto ad una vecchietta che stonava tutte le parole in modo indecoroso, cercando di dare un senso a tutte quelle canzoncine da chiesa che ancora oggi sono rimaste sotterrate sotto la nostra pelle e scolpite dentro alla mente, in una sorta di silenzioso ed indolore “lavaggio del cervello”?
Gli Illuminati sono qui proprio per porre fine a tutto questo, riproponendo le “messe beat” italiane degli anni sessanta con un taglio del tutto particolare, rinvigorendo l’antico fascino della psichedelica dei primi Pink Floyd e le zuccherose melodie dei favolosi Beatles: tutto ciò provoca i brividi di un imprevisto salto carpiato nel vuoto, fino a ritrovarsi immersi dentro alle scorie di quello che fu parte del movimento cultural- musicale degli anni sessanta.
E non chiedetemi come hanno fatto per far combaciare l’anima diabolica e selvaggia del rock’n’roll con le candide e ben più pacate litanie da chiesa, perché veramente non saprei cosa rispondervi: fatto sta che il risultato funziona!
La voglio sparare grossa: se “Gli Illuminati” fossero esistiti quando avevamo dieci anni, forse adesso saremmo tutti preti.


Massimiliano Locandro

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Aprile 2020 20:04 )