Pubblicazione del 2008 Vol.3
(41) Paolo Saporiti: ”The Restless Fall”
Ci sono cose che vanno assaporate con calma, a poco a poco, aspettando il momento giusto per poterle giudicare.
Paolo Saporiti lo sa bene, ed ha sfornato un disco che rientra a pieno in questa categoria.
The Restless Fall colpisce subito per la bella copertina ed il libretto interno che comprende i testi sia in inglese che con la relativa traduzione in italiano (ottimo lavoro per l’etichetta Canebagnato Records). Sono però le liriche e l’intimismo oscuro che pervade l’intero disco ad affascinare e coinvolgere, ascolto dopo ascolto.
Paolo Saporiti riesce a farci entrare dentro il suo mondo cupo, malinconico ed introspettivo senza pretendere troppo; le sue in fondo sono canzoni semplici, anche se profonde, chitarra acustica e voce, nascono dal cuore e raccontano il lato oscuro di una vita, le angosce personali ed i fantasmi che troppo spesso bussano alla porta senza aver ricevuto alcun invito.
A noi non rimane altro che lasciarci prendere per mano dalla sua voce profonda e lasciarsi trasportare nel suo profondo percorso intimista, ascoltare con attenzione i monologhi sofferti e malinconici, chiudere per un secondo gli occhi e pensare ad un autunno freddo ed interminabile.
Disco sofferto, malinconico, al limite della monotematicità, e poco importa se non si riesce a distinguere bene la fine di una canzone dall’inizio della successiva: ciò che vale è la consapevolezza di aver ascoltato una bella storia, seppur sofferta, che ci ha regalato più di un’emozione.
Massimiliano Locando
(42) The Blue Cantina: “The Laguna Session”
Ai The Blue Cantina deve piacere molto il southern rock’ n roll energico e sudato degli anni settanta: lo si capisce sin dalla copertina e poi dalla sana e vecchia attitudine di costruire canzoni in modo molto semplice, facendo leva su riff azzeccati che vengono fedelmente confortati da una voce roca e graffiante.
Ascoltando le cinque tracce che compongono questo loro primo Ep si notano buone qualità compositive e tecniche: le singole canzoni si lasciano ascoltare senza troppi affanni ed entrano subito in mente grazie a riff precisi che girano alla perfezione ed a ritornelli azzeccati che ben sottolineano le grintose sfuriate chitarristiche.
Da segnalare la corrosiva “The mosquito”, arricchita da un banjo che la rende maledettamente country e la ballatona “Back to me”, con la quale i The Blue Cantina dimostrano di possedere anche un grande cuore, seppur questo venga spesso nascosto da una spessa e corrosiva attitudine rock’ n blues.
“The Laguna Session” si rivela così un buon lavoro, fatto di canzoni spudoratamente rock’n roll che vengono arricchite da influenze southern, acid-blues e rock.
Le singole tracce riescono ad evocare perfettamente la grinta e l’adrenalina con cui vengono interpretate e risultano ben arrangiate e prodotte: sicuramente un buon punto di partenza sul quale intraprendere un interessante percorso.
Massimiliano Locandro
(43) TeleSpallaBob: “ Di Rabbia e di Vino”
Arrivano dal Valdarno i TeleSpallaBob, formazione attiva sin dal 1998 con un vasto background di di concorsi e concerti a giro per tutta l’Italia.
I TeleSpallaBob si definiscono una “drink’n’rollband” e la definizione risulta azzeccata: l’energia unita all’orecchiabilità di questi undici pezzi registrati al West Link studio di Casina (PI) sono un connubio perfetto che produce effetti piacevolmente deleteri soprattutto nel corso dei loro infuocati live set.
Ascoltando l’intero lavoro si sente decisamente il forte apporto alla produzione di Alessandro Paolucci (Prozac+, Vanilla Sky, Shandon, Baustelle) ed infatti tutte le undici tracce sono ben curate nei suoni e soprattutto risultano di immediata assimilazione per l’ascoltatore.
Ai TeleSpallaBob non interessa stupire con effetti speciali: il loro è un punk-rock di facile ascolto, farcito di melodie e ritornelli pop, che alterna momenti di grande potenza come la title-track “Di Rabbia e di Vino” e di immediato impatto (“Beato Te”) a momenti più introspettivi e divertenti come “Bivio” e ironici al limite del grottesco (“Irene”).
Il lavoro scorre piacevolmente, e la voce intensa di Cisa si combina molto bene con le sfuriate rock che ne fanno da colonna portante e con le punzecchianti liriche, scritte interamente in italiano.
I TeleSpallaBob, pur senza inventare niente di nuovo e rivolgendosi prevalentemente ad un pubblico molto giovane, hanno dimostrato di sapersi giocare bene le proprie carte con un lavoro che di certo non sfigura rispetto a quello di altri gruppi dello stesso settore che in questo periodo stanno spopolando in Italia.
Massimiliano Locando
(44) WAH COMPANION: “Quasi tutto liscio”
Dopo un album autoprodotto e uno spit per la RedLed Records, gli Wah Companion tornano al vecchio e sano approccio self-made con il nuovo lavoro“Quasi tutto liscio”.
Si tratta di dodici canzoni istintive ed energiche, con testi che spaziano tra l’ironico ed il semi-serio ed un cantato che si destreggia con disinvoltura tra l’italiano e l’inglese.
Fin dal primo ascolto si intuisce che gli Wah Companion hanno imparato a divertirsi e far divertire, fregandosene altamente di chi vuole a tutti i costi “affibbiargli” un’etichetta: quelle proposte sono canzoni schiette e grezze, che escono fuori da dentro e probabilmente non hanno necessitato di troppi orpelli in fase di arrangiamento e registrazione.
Il rock dei Wah Companion è coinvolgente e ben suonato, anche quando strizza maliziosamente l’occhio a chiare sonorità indie-pop.
In alcuni frangenti il gruppo di Pinerolo riesce a trasmettere vibrazioni positive, entrando in contatto diretto con le parti basse di chi ascolta e shakerando il tutto a dovere. In altri momenti invece lo “scazzo” si manifesta in tutta la sua maestosa essenza, ma forse agli Wah Companion questo non interessa: il gruppo torinese non chiede di essere preso troppo sul serio, quello che a loro interessa è fare musica ed in questo senso le loro canzoni si lasciano ascoltare con piacere e, anche se alla fine non si tratta di niente di nuovo, riescono a coinvolgere.
E poi come si fa a parlare male di un gruppo che dedica una canzone non proprio amorevole alla categoria dei critici musicali (“Critico musicale”), anche se non si possiede la necessaria dose di “ambizione intellettuale”?
Massimiliano Locandro
(45) Underdog: “Keine psychotherapie“
Ritmiche jazz sincopate, racconti grotteschi e stili non convenzionali si intrecciano senza mai scontrarsi in questo “Keine psychotherapie”, nuovo lavoro dei romani Underdog.
L’atmosfera che si respira durante l’ascolto di queste undici canzoni è deliberatamente nervosa, quasi elettrica: ogni singola traccia riflette uno stato d’animo differente, che si va ad incastrare come un ipotetico tassello all’interno di un quadro generale multiforme, delineando i confini di un sound estremamente inusuale ed umorale.
Trovare una collocazione al sound degli Underdog è un’impresa non da poco, sia perché si presenta estremamente vario, sia perchè risulta privo di punti di riferimento: si spazia infatti da episodi più aggressivi ad altri più marcatamente folk, senza disdegnare incursioni in territori “sperimentali”, il tutto seguendo sempre un approccio musicale estroso e schizofrenico.
Se a tutto ciò aggiungiamo l’uso di due voci, una maschile più aggressiva e sfrontata, l’altra femminile più virtuosa e nevrotica, otteniamo le coordinate di un lavoro sicuramente interessante, che riesce a farsi apprezzare, ascolto dopo ascolto.
Massimiliano Locando
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