A distanza di tre anni dall’esordio torna a graffiare il trio fiorentino degli Oshinoko Bunker Orchestra, grazie ad un nuovo lavoro pubblicato in cordata da AntiDot e Stoutmusic, con la preziosa supervisione di Giulio Favero (One Dimensional Man, Il Teatro Degli Orrori).
Otto tracce devastanti e ricche di personalità: gli O.B.O. sono maturati e lo si percepisce fin da subito. Le atmosfere cupe ed angoscianti del precedente lavoro hanno lasciato spazio ad un furore liberatorio, robotico, ricco di tensioni contrapposte eppure stilisticamente più “disciplinato” rispetto agli episodi precedenti.
“Reptile” è un treno che viaggia a mille all’ora senza mai deragliare, “Family Day” è matematica applicata in rigidi schemi, pronti ad essere spazzati via da massicce dosi di schizofrenia, “The Wild Cheek” scuote tutti i tendini grazie alla sua ricetta “crossover” assai convincente. Da segnalare anche il travolgente inno post-hardcore di “The Ass” e le frequenze ossessive e disturbate di “OSS pt 2”, il tutto senza avvalersi di alcun campionatore o alchimie elettroniche varie: qui si fa sul serio, questione di stile, muscoli e sudore.
Il lavoro termina con i quasi tredici minuti di “Mr.Lansdowne”: atmosfere dilatate, metriche asciutte, precise ed un impatto sonoro assolutamente devastante.
Alla fine permane solo un leggero brusio che aleggia nelle orecchie, una sorta di “rumore bianco” che forse rappresenta al meglio il vero marchio di fabbrica di questi Oshinoko Bunker Orchestra: la scena “noise” italiana ringrazia.
Massimiliano Locandro
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