Il ritorno degli Antimatter e la realizzazione del loro quarto lavoro avviene all’insegna della partenza del bassista Duncan Petterson, cofondatore del gruppo assieme a Mick Moss.
Per la realizzazione di questo progetto musicale, gli Antimatter si sono avvalsi della preziosa collaborazione di Danny Cavanagh (ex Anathema) che qui suona vari strumenti, oltre ai “soliti” Ste Hughes al basso, Chris Phillips alla batteria, Rachel brewster al violino e Gavin Attard al synth.
Le nove tracce che compongono questo nuovo disco, per una durata di circa cinquanta minuti, sono improntate verso un’atmosfera gotica e si caratterizzano per le qualità vocali ed espressive di Mick Moss.
Il sound del disco è molto oscuro ed intimista e le singole canzoni riescono ad essere leggere e pesanti allo stesso tempo: ad un primo ascolto scorrono via senza lasciare il segno, ma se si riesce ad ascoltare l’intero lavoro più di una volta (cosa non del tutto scontata), regaleranno più di un emozione.
Gli Antimatter con questo loro ultimo lavoro aprono la porta a lievi sperimentazioni elettroniche, regalandoci tracce come Redemption e Another face in the window, molto riflessive, lente e cadenzate, ma al tempo stesso psichedeliche.
Altre tracce riflettono invece la vera natura del gruppo, così in Landlocked ci troviamo immersi in una lenta e lunga marcia funebre, e in The Immaculate Misconception, vengono sviscerati i temi della purificazione dell’anima.
In definitiva si tratta di un lavoro molto affascinante, in cui le atmosfere eteree si uniscono ad un’anima più cupa ed oscura che pervade l’intero disco.
Il sound degli Antimatter non è fatto per essere assimilato all’istante: la loro musica è più profonda e “complicata”, ma alla fine riesce a ripagare gli sforzi dell’ascoltatore.
Massimiliano Locandro
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