Enrico Pezza si muove con disinvoltura tra gli impervi sentieri di
un cantautorato impegnato, che rifiuta i cliché convenzionali
e sa come farsi apprezzare, canzone dopo
canzone.
Un ascolto superficiale potrebbe rimandare all’approccio
musicale di cantautori già affermati come De Gregori, Daniele
Silvestri e Niccolo’ Fabi. In realtà Enrico Pezza riesce
a dare un tocco personale alle sue canzoni, che poggiano salde su
testi scorrevoli, disincantati e densi di significato.
Così
si passa da canzoni di aspra denuncia come “Sabato d’Occidente”,
a momenti più sentimentali ed introspettivi, come “Amore
mio” e la stupenda “Aria”, per poi arrivare a
“Rosario”, che racconta in bello stile un fatto realmente
accaduto nell’Argentina del disastro economico.
Le canzoni di “A mani nude” convincono perché
affrontano temi sociali con fare schietto, mai banale, arrivando
dritte al nocciolo della questione senza girarci troppo attorno.
Poco
importa se in molti casi non c'è lo spazio per il canonico “lieto
fine”: la realtà, si sa, troppo spesso finisce per
andare a cozzare contro i sogni e le aspettative di “quieto vivere”
delle persone, lasciando ben pochi margini di trattativa.
Massimiliano Locandro
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