Intervista a Ginevra Di Marco

Mercoledì 01 Aprile 2009 11:16
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Ginevra Di Marco è un’artista che non ha bisogno di grandi presentazioni: il suo curriculum parla per lei, meglio di qualsiasi altro discorso.
Dopo aver contribuito ad avviare nel migliore dei modi l’avventura dei CSI a fianco di Giovanni Lindo Ferretti e Francesco Magnelli (che poi diventerà anche suo compagno di vita), Ginevra decide di iniziare quella che si rivelerà una gratificante carriera solista, segnata dal debutto “Trama Tenue” (1999) con il quale vince alcuni importanti premi in Italia.
Il suo personale percorso prosegue poi con “Disincanto” (2005) e “Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre” (2006), album che segna l’inizio della sua raffinata ricerca tra i canti popolari che ci arrivano dai margini della Storia.
La naturale prosecuzione ed evoluzione di questo percorso artistico è rappresentata dall’ultimo album “Donna Ginevra”, che ci prende per mano accompagnandoci in un lungo viaggio, attraverso mondi e culture  profonde, troppo spesso dimenticate, con uno stile ed un’eleganza uniche nel loro genere.
In prossimità dell’uscita di “Donna Ginevra” (la pubblicazione è prevista venerdi 3 aprile), ho avuto il piacere di scambiare "quattro chiacchiere" con Ginevra Di Marco, che ringrazio molto per la disponibilità:

 
    o         Le tue canzoni rendono omaggio alla cultura ed alle tradizioni popolari. Quanto è importante per te il concetto di “musica dei popoli”?

 ·          Con il tempo ho imparato che la musica non è solo quella che viene diffusa nel mondo occidentale, non esiste solo la classica, il rock, il pop, il jazz o la dance, ma ci sono infinite musiche del mondo che costituiscono un vasto e ricco patrimonio artistico e culturale, assolutamente non inferiore alla musica prodotta dalla civiltà occidentale. E credo che sia un’occasione di crescita culturale conoscere “altre” musiche che non rispondono a logiche di mercato ma esistono per raccontare modi di essere e di sentire, stili di vita e regole sociali che hanno solo da insegnarci.

 
 o         Usti Usti Baba” e “Ali Pasha” ci fanno scoprire la bellezza e l’armonia di due lingue poco conosciute e spesso “ascoltate con sospetto” come l’albanese e la lingua rom. E’uno schiaffo in faccia verso certi preconcetti razziali che sembrano essere tornati tanto “di moda”? 

·          Diciamo che il punto di partenza è un’attrazione sonora, una curiosità spasmodica che nutro verso altre forme musicali, quella che mi fa avvicinare a brani come i due che hai citato. Ma un fondo di verità c’è: avevo registrato molti più brani rispetto a quelli che poi sono andati sul disco e si arriva a un certo punto che bisogna fare una scelta. Ho voluto molto che un brano come Ali Pasha, albanese, stesse sul disco. Ogni cultura è una ricchezza da esplorare e mi sembrava importante fare una scelta di questo tipo, visti i tempi che stiamo vivendo. 



o         Quanto è stato difficile il lavoro di ricerca sui testi e sulla corretta interpretazione dei dialetti e degli idiomi?

 ·          Cerco di lavorare con attenzione. Mi è sempre piaciuto ascoltare le altre lingue, trovo irresistibili certi suoni e certe pronunce, il mio lavoro è di “ascolto” in un primo momento, cerco proprio di ascoltare le diverse pronunce  esercitandomi a  cantarle. Poi subentra il confronto, sempre, con un madrelingua. Fondamentale.



 o         La conoscenza delle tradizioni e delle usanze che caratterizzano le culture dei popoli potrebbe essere la strada giusta per tornare ad amarci finalmente tutti un po’di più ed evitare queste assurde guerre? 

·          Credo che sia una ricchezza possibile per ogni uomo, per ogni bambino che cresce. Coscienze migliori certamente producono un mondo migliore ma la corsa all’oro e la sete di potere fa altrettanto parte dell’essere umano. E’ indubbio che comunque la crescita intellettuale e culturale del singolo individuo può fare molto e che l’unione di coscienze intelligenti e sensibili potrebbe cambiare molto le cose. 



 o         “Il crack delle banche” ha un testo tremendamente attuale eppure si riferisce ad un fatto accaduto nel 1893. Conoscere la storia può aiutarci a migliorare il presente oppure è proprio vero che l’uomo non imparerà mai niente dai propri errori?

 ·          La storia insegna, ci mancherebbe, ci insegna la storia in generale, la storia dell’Italia, la storia delle nostre famiglie. Quanto agli errori certo che si impara sbagliando, ogni esistenza umana è tempestata di successi e cadute e ogni individuo, nel corso della sua esistenza può davvero cambiare molto e comprendere. L’uomo al potere, invece, non cambia mai. 



 o         Le canzoni di “Donna Ginevra” sono un vero e proprio atto d’amore verso gli usi e le “credenze” popolari. Quanto può essere devastante in tal senso il processo di “globalizzazione” che sembra voler coinvolgere tutto il mondo?

    ·          La parola «globalizzazione» è ormai sulla bocca di tutti; è un mito, un'idea fascinosa, una sorta  di chiave con la quale si vogliono aprire i misteri del presente e del futuro; pronunciarla è diventato di gran moda.Tutte le parole in voga hanno un destino comune: quante più esperienze pretendono di chiarire, tanto più esse stesse diventano oscure. I processi di globalizzazione non presentano quella unicità di effetti generalmente attribuita loro. Credo piuttosto che la globalizzazione induca essa stessa enormi differenze tra le persone. La globalizzazione divide tanto quanto unisce; divide mentre unisce. E ho proprio l’impressione che sia soltanto un modo più diverso di dire ma la sostanza non cambia:il potente continuerà a sopraffare il debole.  


 
 o         Come nasce l’idea di portare la tua musica nei teatri?

 ·          Beh, non credo proprio che si possa definire un’“idea” avere l’opportunità di portare la propria musica in teatro. Credo che per tutti i musicisti  sia  un privilegio cantare o suonare in teatro, tempio assoluto da sempre dell’espressione artistica. Non porterò questo concerto solamente nei teatri,  ma quando ci riuscirò la mia carriera sarà certamente da considerarsi a buon punto. 



o         Che consiglio ti sentiresti di dare ai giovani della “nuova generazione”?
 
·          Non  mi piace dare consigli, ma  potrei dire loro di  studiare, allenare la propria intelligenza  e sviluppare un senso critico nei confronti delle cose che li circondano, imparando a dire “no” o “sì” con cognizione di causa. Questo è un mondo complesso, in cui è davvero difficile capire dove sta il vero o il falso. E allenare il proprio spirito e la propria sensibilità, leggendo, ascoltando buona musica, vedendo mostre e opere d’arte, cercando di individuare la passione che abbiamo nel cuore e darle nutrimento. E inseguire l’amore, in ogni forma, sempre.    

 




                     Massimiliano Locandro

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Aprile 2009 15:14 )