Teatro: Casa di bambola

Mercoledì 25 Febbraio 2009 03:00 Giulio Gori
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Casa di bambola. L’altra Nora
Da Henrik Ibsen. Drammaturgia e regia di Leo Muscato. Con Lunetta Savino, Paolo Bessegato, Riccardo Zinna, Salvatore Landolina, Carlina Torta, Rei Ota. Scene Antonio Panzuto, costumi Federica Sala, luci Alessandro Verazzi.

Teatro della Pergola – Firenze

Il capolavoro di Ibsen, riadattato (in modo quasi del tutto fedele) in chiave contemporanea. Se i dialoghi restano sostanzialmente immutati, il contesto attuale viene rappresentato tramite la scenografia e, soprattutto, attraverso le interpretazioni. L’apparato scenico è attentamente studiato per riuscire a creare una molteplicità di luoghi, in modo tale da dare al rigido impianto ibseniano un maggiore dinamismo, ma lasciando anche trasparire un’impronta cinematografica, con attori che non rinunciano a muoversi in tutto lo spazio disponibile, dando spesso le spalle alla platea. Ne perde talvolta la limpidezza del suono, ma ne guadagna al contempo la spontaneità. Inoltre, questa libertà di movimento contribuisce all’affermazione di un sapore agrodolce, a tratti persino comico, cui gli attori contribuiscono grazie a una prova assai audace e positiva.
Se tutta la compagnia è apprezzabile e convincente, è ottima l’interpretazione spontanea e sotto le righe di Paolo Bessegato, mentre è persino strepitosa quella di Lunetta Savino, che delinea un personaggio esilarante e struggente al stesso tempo, con uno stile nevrotico e concitato che sembra partorito da anni di Actor Studio. L’aspetto interessante del taglio interpretativo di Nora-Savino sta nella capacità di combinare elementi opposti: è trasparente, quando nell’apparente ingenuità infantile, non è capace di adattarsi alle convenzioni sociali e si abbandona a espressioni di una sincerità imbarazzante; ma al tempo stesso è portatrice di un segreto talmente grave, che tutte le cadute di stile si tramutano in bazzecole: ed è qui che nasce la meraviglia di un personaggio che diviene persona; è proprio qui che Nora dimostra che l’incapacità di muoversi da gentildonna nasce dal fatto che ogni suo sforzo, ogni suo pensiero sono concentrati sul pagamento del suo debito e nella conservazione del suo segreto; tutto il resto non esiste, tutto il resto può essere trattato con superficialità, con disinteresse, ed è quindi privato di ogni freno inibitorio.
Il finale, radicalmente rinnovato rispetto al testo originario, non convince del tutto. La strada intrapresa da Muscato non lascia spazio al moto d’orgoglio di questa piccola donna che si fa a un tratto grande e coraggiosa; la sua rivolta è, sì, autolesionista come in Ibsen, ma se nell’autore norvegese prendeva le forme dell’orgoglio, della protesta, dell’affermazione dell’io su chi l’ha misconosciuto, qui invece si tramuta soltanto in sdegno e rassegnazione. Questa Nora ha probabilmente un carattere più contemporaneo, in un’epoca, anzi, in un paese come il nostro, in cui l’ascesa sociale della donna è stata bruscamente interrotta. Ma proprio per questo, forse, siamo più affezionati all’altra Nora.

Giulio Gori

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Febbraio 2009 03:03 )