Teatro: Il dubbio

Giovedì 15 Gennaio 2009 03:00 Giulio Gori
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IL DUBBIO

di John Patrick Shanley, traduzione Flavia Tolnai, adattamento Margaret Mazzantini, regia Sergio Castellitto
con Lucilla Morlacchi, Stefano Accorsi, Alice Bachi, Nadia Kibout. Scene Antonella Conte, costumi Isabella Rizza, luci Raffaele Perin, musiche Bob Dylan


Teatro della Pergola

Un giovane sacerdote è accusato da un’anziana suora di aver molestato un ragazzino. L’accusa della donna è legata a semplici sospetti, senza alcuna prova a sostegno della propria tesi. “Il dubbio” rappresenta il percorso di un sacerdote che cerca di liberarsi da un’accusa insensata e infamante; seminando tuttavia nuove e drammatiche perplessità sulla propria sincerità e sul proprio comportamento. John Patrick Shanley sorprende con un testo forte e lancinante e, al tempo stesso, complesso e sfumato, giungendo a vette altissime di violenza morale, come nella memorabile scena della madre del ragazzo forse violato. “E’ solo fino a giugno” spiega, sostenendo che la violenza su un ragazzo sia meglio della segregazione razziale, sia un dolore meno grave di un diploma mancato.
Lo splendido testo si poggia, del resto, su interpretazioni garbate e sotto le righe, con una Morlacchi estremamente accurata e precisa e un Accorsi capace di lavorare con attenzione su un doppio registro, quello del dialogo e quello dell’omelia.
Generalmente in teatro una buona regia si avverte per sottrazione, ovvero quando è capace di svanire dagli occhi, lasciando spazio al testo e alle interpretazioni. In questo caso, tuttavia, Sergio Castellitto ha il merito di affacciarsi con sapienza sulla scena, per rompere con garbo le unità di tempo e di luogo. I continui cambi scenografici sono realizzati da pretini e suorine, carichi di una proverbiale laboriosità, che camminano a piccoli passi compunti nella penombra, accompagnati dalle splendide canzoni di Bob Dylan. In verità, questi divertissement musicali non spezzano la continuità della narrazione, e anzi, hanno il merito di volta in volta di rilanciare il ritmo dell’intreccio; del resto, sottolineano il testo attraverso riferimenti assai pertinenti: i brani di Dylan sono accuratamente selezionati in un’accurata progressione che parte dalle prime opere country per arrivare fino alla fase più propriamente rock, passando per la sagace scelta di testi assai pertinenti come “Hurricane”, la storia di un errore giudiziario, o di “Blowin’ in the wind”, una delle più alte metafore sulla bellezza del dubbio.

Giulio Gori

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 18 Gennaio 2009 21:12 )