di John Patrick Shanley, traduzione FlaviaTolnai,
adattamento Margaret Mazzantini, regia Sergio Castellitto con Lucilla
Morlacchi, Stefano Accorsi, Alice Bachi, Nadia Kibout. Scene Antonella Conte, costumi
Isabella Rizza, luci Raffaele Perin, musiche Bob Dylan
Teatro della Pergola
Un giovane sacerdote è accusato da un’anziana suora di aver molestato un
ragazzino. L’accusa della donna è legata a semplici sospetti, senza alcuna
prova a sostegno della propria tesi. “Il dubbio” rappresenta il percorso di un
sacerdote che cerca di liberarsi da un’accusa insensata e infamante; seminando tuttavia
nuove e drammatiche perplessità sulla propria sincerità e sul proprio
comportamento. John Patrick Shanley sorprende con un testo forte e lancinante
e, al tempo stesso, complesso e sfumato, giungendo a vette altissime di
violenza morale, come nella memorabile scena della madre del ragazzo forse
violato. “E’ solo fino a giugno” spiega, sostenendo che la violenza su un
ragazzo sia meglio della segregazione razziale, sia un dolore meno grave di un
diploma mancato.
Lo splendido testo si poggia, del resto, su interpretazioni garbate e sotto le
righe, con una Morlacchi estremamente accurata e precisa e un Accorsi capace di
lavorare con attenzione su un doppio registro, quello del dialogo e quello dell’omelia.
Generalmente in teatro una buona regia si avverte per sottrazione, ovvero
quando è capace di svanire dagli occhi, lasciando spazio al testo e alle
interpretazioni. In questo caso, tuttavia, Sergio Castellitto ha il merito di
affacciarsi con sapienza sulla scena, per rompere con garbo le unità di tempo e
di luogo. I continui cambi scenografici sono realizzati da pretini e suorine,
carichi di una proverbiale laboriosità, che camminano a piccoli passi compunti
nella penombra, accompagnati dalle splendide canzoni di Bob Dylan. In verità,
questi divertissement musicali non spezzano la continuità della narrazione, e
anzi, hanno il merito di volta in volta di rilanciare il ritmo dell’intreccio;
del resto, sottolineano il testo attraverso riferimenti assai pertinenti: i
brani di Dylan sono accuratamente selezionati in un’accurata progressione che
parte dalle prime opere country per arrivare fino alla fase più propriamente
rock, passando per la sagace scelta di testi assai pertinenti come “Hurricane”,
la storia di un errore giudiziario, o di “Blowin’ in the wind”, una delle più
alte metafore sulla bellezza del dubbio.