Teatro: Niente sesso siamo inglesi

Sabato 03 Gennaio 2009 14:16 Giulio Gori
Stampa

Niente sesso siamo inglesi
di Anthony Marriot e Alistair Foot, adattamento di Gianfelice Imparato, regia di Renato Giordano
Con Erica Blanc, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro, Loredana Giordano. Scene e costumi di Aldo Buti
Al Teatro della Pergola fino al 4 gennaio 2009


Messo in scena a Londra dal 1971 al 1987 con il primato di 6761 rappresentazioni consecutive, la commedia di Anthony Marriot e Alistair Foot (portata al cinema nel 1973 ad opera di Cliff Owen) viene oggi riproposta con la sagace trovata di un’ambientazione vaticana che ne amplifica la portata narrativa, materializzando in modo decisivo le ragioni di imbarazzo dei protagonisti borghesi, costretti loro malgrado a ritrovarsi la casa invasa da prodotti pornografici.
Nonostante una fabula piuttosto inverosimile e toni assi frivoli, si tratta di un lavoro che merita attenzione per la capacità calibrata di unire comicità verbale e fisica, con un intreccio che ne amplifica efficacemente la progressione. Di fronte a una prima parte che si regge sulla lenta scansione di pur garbate trovate registiche (dal citofono aziendale, all’organo che censura i termini osceni), la seconda è invece fondata, più saggiamente, sullo sviluppo narrativo e sulla capacità degli interpreti di sostenere gli altissimi ritmi scenici, lasciando proprio sulle spalle degli attori la maggiore responsabilità della sfida.
Nei primi passi di questo “Niente sesso siamo inglesi” emerge del resto evidente la carenza di concentrazione degli commedianti. Santoro e Giordano calcano le battute, quasi a sottolinearle, commettendo l’errore capitale per un comico, ovvero rendendo palese il timore che le ironie non facciano ridere. Woody Allen avrebbe eccepito che è meglio piazzare lazzi e sberleffi di soppiatto, quasi sottovoce, perché un’arguzia che esce a denti stretti ha un effetto infinitamente più devastante. Ma ancor di più, Imparato è freddo e legnoso e la sua dinamicità tarda a scalpitare. Ma come un deus ex machina, l’entrata in scena di una vulcanica Erica Blanc (pur arrivata da pochissimo nella compagnia) dà la carica alla truppa: voluttuosa e provocante come una vera diva, sfarzosa fino ai limiti del grottesco, dipinge una borghese dai modi villani cui non manca nulla la per somigliare a un lampadario Liberty. L’effetto scenico di questo maestoso carro armato, che, impertinente, richiama lo stile tutt’altro che minimal della Sofia Loren delle ultime decadi, presta un impulso decisivo ai compagni; soprattutto ad Imparato, che diviene infine il vero mattatore del palcoscenico.
Ed è proprio quando gli attori danno la sensazione di divertirsi, di dimenticare la responsabilità di fare ridere a tutti i costi, facendo spazio alla spontaneità, che la rappresentazione decolla in una spiritosa esplosione di energia.

Giulio Gori

Share