Portishead...finalmente

Mercoledì 14 Maggio 2008 12:19
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Finalmente i Portishead, a distanza di ben undici anni dal loro ultimo album, l'omonimo “Portishead”, se non si tiene conto di “Roseland NYC live” del 1998. Finalmente tornano a farci sentire i loro bassi, questa volta ancora più cupi, più cattivi, asciutti. L'ultimo album, “Third”, uscito il 29 aprile, non si lascia assorbire al primo ascolto, si impone nella sua richiesta di concentrazione. La voce di Beth Gibbons non sembra  cambiata negli anni, la sua capacità di entrare sottopelle è la stessa, forse fa più male. Un album malinconico, ma anche frenetico, sfuggente. L'uso di sonorità elettroniche c'è, come sempre, e come nei primi due album l'impressione è quella di trovarsi di fronte a un lavoro di avanguardia, ricercatissimo. Avanguardia quindi, ma allo stesso tempo un album pieno di richiami, come ombre di cose già sentite, dalla ritmica tipicamente trip-hop di “Nylon Smile” al suono post-rock di “The Rip”, fino alla battuta di “Machine Gun” che richiama vagamente alla memoria “Blue Monday” dei New Order, e meno vagamente la  ritmica scarna e cerebrale di “LCC” in “Untilted” degli Autechre. La vera novità è che l'elettronica è piegata all'impatto emotivo, è il cerebrale svuotato del suo compiacimento e ridotto ad elemento strutturale, in un approccio totale alla musica. Ma la musica, appunto, fortunatamente non ha bisogno di descrizioni, quindi l'invito è ad ascoltare quest'album, a trovarlo, oltre che bello, anche difficile, duro, cattivo, e ad alzare il volume.

Davide Barbuscia - DEApress 

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