Una citt

Mercoledì 17 Gennaio 2007 11:31 Silvana Grippi
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"Una città, una famiglia, una vita"  libro di  Maria Grazia Vitale.

Il titolo del libro scritto dall' autrice già ci orienta, tre situazioni che scandiscono la lettura di tutto il libro: la città "Mazara del Vallo" dove nasce la famiglia "Vitale" e il luogo (spazio/temporale) dove continua "a vivere" un ramo di questa famiglia.
Nell'introduzione l'autrice ci dice: "Luoghi, fatti e persone sono, in questo libro, reali. Ho scritto le cose che mi ricordavo e che sono state a me molto familiari durante la mia infanzia, mettendo in primo piano me stessa, con tutto ciò che mi riguardava personalmente....." .
Ho letto il libro senza interruzioni e alla fine mi sono domandata: cosa ho trovato oltre le parole di quello che ha scritto Maria Grazia? Ho trovato una piccola "testimonianza" di un vissuto che rappresenta un percorso culturale e che pone una chiave di lettura sull'antropologia familiare (usi e consuetudini...). Usa un lignuaggio semplice, narrativo, senza concetti di abbellimento o situazioni baroccheggianti, si direbbe "nudo e crudo" così come è.
Uno scrivere senza cadere nel retorico e con un aspetto sociale dove vi si possono riconoscere molti altri nuclei familiari. Quindi un nucleo racchiuso in un luogo ed un un tempo circoscritto che come tutte le micro-analisi del proprio passato/presente si può fare il paragone con le altre forme societarie che sono state migranti. Vorse non è voluto da Maria Grazia far risaltare questo aspetto, ma ci tengo a scindere l'aspetto migrante dei due periodi: primo aspetto, la migrazione del nonno materno verso l'America del sud (Argentina) così pure alcuni parenti paterni, e l'altro aspetto la migrazione dal Sud al Nord delle figlie del nonno (seconda generazione) mentre l'autrice (terza generazione) ha avuto vari momenti di spostamenti con il rientro nella terra natale come gli altri suoi cugini, visto che le altre famiglie di cui si parla, si riscontrano le stesse problematiche che continuano ancora nella nuova generazione.
Due aspetti diversi sia nella situazione socio-economica dell'Italia dalla fine dell'ottocento fino ai nostri giorni. Oggi la Sicilia ha fatto notevoli salti qualitativi ma ha anche perduto i suoi aspetti migliori: sapori, colori e spontaneità - cioè quella capacità di commisurarsi a livello culturale etnico che cerca però di riscattare con il folklore culturale. Ma il tempo si "sa", cancella parecchie abitudini....e zia Nicoletta (archetipo donna del sud) nè è l'esempio.
Mi sono vista anch'io tra i protagonisti di questa famiglia, e ricordo ... il momento in cui ho vissuto la diaspora familiare e so cosa vuol dire la sofferenza del distacco, la paura del nuovo i pregiudizi e il giudizio di altri. Ricordo che negli anni sessanta, quando arrivai da Mazara del Vallo a Sesto Fiorentino nella Scuola Media  ero l'unica immigrata in classe, la professoressa mi prendeva ad esempio (non certo positivamente) dicendomi: Di' la parola "perché"...... Al mio "perchè" mi apostrofava in quanto pronunciavo la parola con l'accento sbagliato e diceva alla classe "....avete visto come dice "perché" in modo aperto questa siciliana?..." e questa era una delle tante vessazioni per cui quell'anno smisi di andare a scuola. Altro momento doloroso: il mio piccolo fratello che si trovava ad affrontare la 1° elementare........volevano metterlo alle "differenziali" per il suoi lunghi silenzi (semplicemente non sapeva parlare l'italiano). E poi, ancora peggio,  di quando la famiglia si è spostata nella "retrograda e razzista" Firenze, in scuole "cosiddette progressiste" del quartiere S.Croce.....ma non sono io l'argomento del libro. Ho preso questo esempio per dimostrare il problema lingustico come è predominante in questo libro. Da qui si vede la validità della sua lettura che richiama alla mente altre situazione che erano, sono state e forse sono ancora rimosse.
Voglio sottolineare  che mi sono permessa di fare questa parentesi di vita perché molto spesso non si ha il coraggio e la forza di scrivere le proprie sofferenze, oppure non si ha la piena visione di ciò che la "vita sociale" ti ha chiesto e del "prezzo pagato". Quindi il mio conflitto come "siciliana emigrata" in Toscana è emerso durante la lettura di questo libro. 

Maria Grazia Vitale invece ha fatto di più....si è messa in discussione con sé ed ha affrontato "gli altri" , i protagonisti, senza pensare alle critiche ha iniziato a scrivere seguendo solamente il filo dei ricordi. Sono orgogliosa di "mia cugina" di cui ho apprezzato la sua semplicità, il suo timore nell'affrontare anche i racconti tristi, la sua referenzialità verso tutti i parenti e  la sua discrezione nel tralasciare alcuni brutti momenti vissuti dal nucleo familiare.
Questo scritto non è una vera recensione perché è dettato principalmente dalle emozioni che mi ha suscitato. Consiglio all'autrice di continuare nel racconto perché vi sono altri spunti che può ancora tracciare (sia dei luoghi che dei personaggi) e a chi leggerà il libro dico di riflettere sul "suo vissuto" perché attraverso la lettura si può entrare nella propria dimensione e simbolicamente superare il passato.

DEApress/Silvana Grippi

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Gennaio 2007 13:24 )