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Cinema: La sconosciuta

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La sconosciuta


Un film di Giuseppe Tornatore. Con Xenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber, Clara Dossena, Angela Molina, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino. Genere Drammatico, colore, 118 minuti. Produzione Italia 2006.

Una donna ucraina, arrivata in una ricca cittadina del nordest, cerca in ogni modo di entrare a servizio della famiglia Adacher. Nasconde un mistero, ma il film sembra non volerlo svelare in fretta.
Tornatore torna al cinema con un lavoro molto duro; una storia d’immigrazione, in cui c’è di mezzo ogni forma di sventura: prostituzione, sfruttamento, violenza, maternità negata, ricatto, omicidi, carcere. Ma non si tratta della solita testimonianza sottotono di una realtà, tanto vicina a noi, quanto misconosciuta. E’ invece un percorso inatteso, pieno di trappole, di colpi di scena, e con continue apparizioni di frammenti di ricordi, che lentamente spiegano le ragioni di Irena, ne svelano il doloroso segreto.
E’ un film durissimo, per le immagini, per gli argomenti, ma soprattutto per la violenza imposta sulla sfera affettiva della protagonista, per un’esclusione che avviene quasi per destino. Raramente si è visto al cinema un film capace di scuotere i sentimenti, senza mai, e bisogna sottolineare mai, scadere nel banale sentimentalismo. Il progetto di Tornatore era ambiziosissimo: potremmo dire che ha sfidato il dogma non scritto di Kubrick, secondo cui il sentimento lede alla coerenza del film rischiando di banalizzarlo, e ha puntato su una storia che smuovesse le coscienze in modo, sì smaccato, ma al tempo stesso con la costante ossessione del ‘controllo’ della materia filmica. Non c’è una sola caduta di stile, non c’è prevedibilità (anche grazie alla sapiente costruzione della sceneggiatura), non c’è accomodamento su ovvietà o su ricami esangui.
Xenia Rappoport, paragonata da Natalia Aspesi a una Julia Roberts “con più classe”, è una splendida attrice teatrale russa, che brilla per compostezza, per severità, in perfetta coerenza con un film che vuole ferire, ma che sceglie la strada meno facile e meno scontata. Il cast è ottimo, ma su tutti brilla un Michele Placido di una bruttezza e di una cattiveria mai viste. A Margherita Buy è dedicato un cameo: anche sulle sue ben note capacità, poco da aggiungere, benché, forse, il pubblico italiano sia un po’ stufo di vederla solo in ruoli da ‘buona’.
In ogni caso Tornatore, ignobilmente ignorato dalla promozione televisiva che preferisce i vari Muccino, Parenti e Vanzina, lascia allo spettatore un flebile filo di speranza: la generosità e l’altruismo, benché non rimedino ai drammi della vita, possono portare all’altrui riconoscenza. E, per dare un senso a un’esistenza misera, questo può anche bastare.


Giulio Gori - DEApress

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