"La fine

Mercoledì 16 Gennaio 2008 16:32 Barbara Provvedi
Stampa

 

                                                                       
                                                                               Nella foto: Maranzana interpreta Terzani a teatro

 

Sono passati tre anni dalla morte del giornalista e scrittore Tiziano Terzani, autore di vari saggi tra i quali "In Asia" e "Lettere contro la guerra". Dal suo ultimo libro, "La fine è il mio inizio", raccolto e curato dal figlio Folco, è tratto il nuovissimo spettacolo diretto da Lamberto Puggelli che dopo i trionfali debutti al Piccolo di Milano e al Teatro di Genova sarà in scena al Teatro Puccini di Firenze dal 7 al 9 febbraio.
Per affrontare questo testo, Mario Maranzana (che cura anche l’adattamento) si è calato nel personaggio al punto da assumerne anche somaticamente le sembianze (lunga barba bianca, codino, veste bianca), la voce, la plasticità, la gestualità e la postura studiata in funzione narrativa e descrittiva. Un processo simbiotico di interiorizzazione che fa apparire l’attore non il clone di Terzani, ma il suo interprete.Roberto Andrioli interpreta il ruolo del figlio. La bella scena è di Luisa Spinatelli. Dalla carta stampata al palcoscenico, dalla parola scritta alla parola detta, La fine è il mio inizio si trasferisce ora in teatro, in uno spettacolo intenso che fa rivivere i momenti più intimi e profondi del racconto, in questo incontro tra un padre giunto agli ultimi giorni della sua vita e di un figlio che si ferma ad ascoltare le sue parole, nella loro casa di montagna, tra il verde e il silenzio della natura.
«… E se io e te ci sedessimo ogni giorno, per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita?».
Tre mesi prima di morire, Terzani chiama il figlio Folco a Orsigna, nella loro casa di montagna, per raccontargli la sua vita. E racconta dell’infanzia povera a Firenze e i primi passi nel mondo del giornalismo. I grandi momenti della sua vita – la violenza della guerra in Vietnam, la delusione del comunismo in Cina, il fascino dell’India, il grande amore per l’Himalaya. E, giunto al termine del cammino, gli confida come abbia potuto esorcizzato la morte. Di come sia riuscito a buttare a mare tutte le cose che lo tenevano legato alla vita: il proprio corpo, l’identità (giornalista, scrittore), le proprietà (la bicicletta, un quadro, la casa), i desideri che sono il sale della vita e la curiosità che l’ha sempre spinto ad andare oltre la propria condizione. Ed è così che Terzani si mostra in tutta la sua pienezza, testimone del proprio tempo, un uomo spinto dalla volontà di conoscere "l'altro", il diverso, l’opposto. La necessità di immergersi e diventare parte integrante, per conoscere veramente le altre culture.
Nasce così, dal bisogno di raccontarsi a chi forse ha delle domande mai poste (il proprio figlio), un libro di quasi 450 pagine destinate a diventare 2 ore di riflessione sul palcoscenico. ‘Destinate’ è un termine non usato a caso. Nel fluire della pagina, nelle brevi domande e nelle torrentizie risposte del libro c’era già la dimensione della parola ‘detta’ che si trasforma in teatro da camera. Che poi camera non è perché, grazie alla soluzione scenografica di Luisa Spinatelli, si apre a quel giardino sulle colline tosco-emiliane che è per Terzani il luogo della memoria e di una pace sempre da reincontrare. Ma si affaccia anche sul mondo, quel mondo (in particolare asiatico) che Terzani ha amato e cercato di capire dal di dentro. Abbracciando anche ideologie con la capacità però di distaccarsene quando l’uomo finiva per essere ridotto ad oggetto da quelle stesse idee tradottesi in regimi.
Parola dopo parola, ricordo dopo ricordo, questa biografia parlata prende forma, trasformandosi nel testamento di un padre che si mostra al figlio in tutta la sua pienezza: un uomo dalla vita intensa, colorata ed energica, un viaggiatore d'eccezione, un testimone non sempre comodo che ha attraversato gli eventi della Storia, le guerre e i grandi temi politici degli ultimi cinquant'anni.
Un dialogo tra padre e figlio, consegnato ad un libro, nel quale Tiziano Terzani, considerato da molti il massimo scrittore di viaggio del secolo XX, affida al primogenito Folco le sue riflessioni sulla Storia attraversata e sui paesi conosciuti (Cina, Vietnam, India): sulla guerra e sulla civiltà, sulla vita e sulla morte, sulla malattia con la quale convisse negli ultimi mesi della sua esistenza trascorsi nel rifugio di Orsigna, sull’Appennino tosco-emiliano
. «Chi conosce Terzani lo ama», annotano gli autori dello spettacolo fortemente voluto da Mario Maranzana. «Lo ama al punto di voler approfondire e allo stesso tempo divulgare i suoi pensieri e il suo modo di affrontare la vita e il nostro quotidiano. Ed è per questo che Terzani sta diventando un vero e proprio fenomeno di massa, al quale è stato dato anche un nome: il "Terzanismo".
Ma chi ha letto Terzani sa anche che lui stesso guarderebbe a questo "fenomeno" con atteggiamento critico e scettico. Perché è proprio il suo modo di parlare al cuore delle persone, alla parte più intima di noi, urlando e sussurrando i mali e le bellezze della nostra società e della nostra vita ad aver fatto di lui un uomo così amato e rispettato». 
 
Ed è forse proprio questo aspetto più “intimo” ed al contempo popolare, a renderlo così adatto ad un linguaggio che ha queste caratteristiche: Il Teatro.Lamberto Puggelli, il regista, vorrebbe che il Teatro unisse spiritualità e vita vissuta, impegno morale e civile, realismo e utopia e parla così del suo spettacolo: “Conosco tutti i libri di Tiziano Terzani e in passato ho messo in scena cronache saggi, poemi e romanzi. Scherzando con i miei allievi, dicevo loro che l’ambizione mia era che potessero diventare buoni spettatori e buoni cittadini. Qualcuno di loro, chissà, diventerà un buon attore. Ma il desiderio impossibile, il sogno da sognare era che ci fosse fra loro se non proprio Siddharta, Tiziano Terzani.”

 “L’uomo non capisce la morte perché quando c’è lui lei non c’è, quando c’è lei lui non c’è. Non si incontrano mai. L’uomo può solo dialogare col la morte virtuale, declinando le domande al tempo futuro”."
(Epistola di Epicureo a Mineceo) 

TEATRO PUCCINI
Via delle Cascine, 41 FirenzeTel. 055.362067
giovedì 7 e venerdì 8 febbraio
Teatro Moderno presenta:
Mario Maranzana e Roberto Andrioli in
LA FINE È IL MIO INIZIO
di Tiziano Terzani a cura di Folco Terzani
adattamento al teatro di Mario Maranzana e Folco Terzani
regia di Lamberto Puggelli  

Barbara Provvedi-DEApress

Share

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Gennaio 2008 16:58 )