Teatro del Carretto
AMLETO
da William Shakespeare
con Alex Sassatelli, Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Nicolò Belliti, Giacomo Pecchia, Carlo Gambaro, Andrea Jonathan Bertolai
scene e costumiGraziano Gregori
suono Hubert Westkemper
luci Angelo Linzalata
adattamento e regia Maria Grazia Cipriani
Teatro della Pergola, 17-22 Gennaio 2012

Un Amleto che certo lascerà perplessi molti spettatori, quello proposto dal Teatro del Carretto e giunto alla Pergola di Firenze con un curriculum già di tutto rispetto (finalista al Premio UBU 2010 e candidato al Premio “Oscar dei Teatri” per la scenografia).
Una storia fatta letteralmente a pezzi, una diegesi insostenibile – con i lunghi e strascicati monologhi del protagonista, nel susseguirsi furioso e quasi insensato delle singole scene. Eppure, allo spettatore che lascia il teatro vuoi anche deluso e frustrato, certe immagini si sono impresse indelebilmente nella memoria, ed il subconscio continua lento a ruminarle per giorni e giorni.

Perché questo Shakespeare bistrattato è una delle più potenti incarnazioni postmoderne del suo genio. Ormai irriconoscibile, ricomposto da frantumi che più non si sorreggono, l’Amleto del Carretto è una profonda riflessione sulla sua psiche del suo protagonista, a tal punto potenziata da divenire trappola per lui stesso. Come pedine di un gioco da lui giocato, i personaggi gli si muovono attorno privi di spessore, in pantomime al limite del ridicolo e spettrali apparizioni notturne; e nella scena finale del duello con Laerte, ripetuto per due volte (prima sulla scacchiera e poi sul palco) anch’egli si scopre pedina di se stesso, e con le sue mani decreta la sua morte.

A rendere ancor più efficace questa impostazione, è la splendida scenografia: tre semplici tende purpuree che imprigionano il protagonista al loro centro – con evidente richiamo alle pareti del manicomio, ma anche ai ricchi tessuti di Elsinore, sempre più sporchi di vino e sangue. Perché tra i molti tagli al testo originale, spicca quello del finale arrivo di Fortebraccio, inorridito dal “carnaio” nella reggia, ma capace di ristabilire il suo legittimo potere sul trono, e dare ad Amleto degna sepoltura. Qui nulla di tutto questo: se “c’è del marcio in Danimarca”, questo non potrà più essere lavato in alcun modo…
Fascinoso e controverso, questo Amleto del nuovo millennio potrà non piacere a chi ha amato il grande testo shakespeariano, e certo risulterà incomprensibile – se non proprio insulso – per chi non lo conosca appieno. Esempio forse non perfettamente riuscito di meta-teatro, quest’ultima produzione del Carretto conferma la straordinaria abilità raggiunta dalla compagnia nelle rese sceniche, negli effetti coreografici, sonori e cromatici, ma pecca infine di un’eccessiva estetizzazione, laddove lo scavo nell’interiorità del protagonista sfocia in un paradossale appiattimento della sua psiche.
Per DEApress, Simone Rebora
tutte le foto di Filippo Brancoli Pantera, su gentile concessione dell'Ufficio Stampa Fondazione Teatro della Pergola
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