
80 minuti carichi di sguardi immobili e silenziosi, di parole non dette, di corse, giochi e balli scatenati, quasi a segnare una liberazione...poi il gelo per aver scoperto un “sottile e terribile gioco"...agli occhi di uno spettatore disattento è proprio un “gioco” carico di leggerezza, segnato da un impulso infantile, ciò che può sembrare un film francese come “Tomboy” (letteralmente “maschiaccio”), uscito nelle sale italiane lo scorso ottobre. In realtà, grazie alle sue sequenze toccanti nella loro semplicità, questo film è un gioco intelligente e geniale, in cui tutti (grandi e bambini, giovani e anziani, donne e uomini) siamo coinvolti da subito. E’ un susseguirsi di colori, sguardi profondi, sorrisi e lacrime, in uno scenario in cui hanno un preciso ruolo anche pantaloncini,vestitini, capelli corti e una pallina di gomma da sperimentare come rigonfiamento sotto al costume, nel caso in cui si facesse un salto al lago con gli altri bambini… Un film che non può lasciarci indifferenti ma che , al contrario, ci rende partecipi dell’esperienza della piccola protagonista Laure/Michael fin dalle prime sequenze. All’inizio ci sentiremo mossi da semplice curiosità nei suoi confronti...poi ci immedesimeremo nella sua storia e quasi sicuramente ci schiereremo dalla sua parte, complici di un’avventura che all’inizio ci apparirà divertente e poi quasi pericolosa e che ci porterà fino alla scoperta e all’espiazione di presunte “colpe” che, a ben riflettere, non si possono neppure considerare tali. Ci chiederemo quindi qual è la nostra vera natura e quanti di noi hanno il coraggio di scoprirla ed accettarla ed alla fine ci chiederemo come si diventa quello che si è. La regista Celine Scianna ci pone di fronte questi e molti altri interrogativi attraverso una storia delicata e coinvolgente raccontata con semplicità e priva di finalità moralistiche e di giudizi più o meno precostituiti, una storia che offre allo spettatore numerosi spunti di riflessione non solo sulla realtà pre-adolescenziale, ma anche sulle problematiche legate all’identità ed alla ricerca del vero “io” che è in ciascuno di noi. Molto pregevoli la fotografia, in particolare le inquadrature decentrate, e la colonna sonora che prima si scatena e poi si zittisce...lasciandoci un po’ sbigottiti e sorpresi.
Elisabetta Tiberio (gilitib at alice.it)
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