Teatro: Edipo Re

Martedì 31 Maggio 2011 18:30 Giulio Gori
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EDIPO RE

di Sofocle. Traduzione di Federico Condello. Regia di Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti.

con Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti, Franco Belli, Alfredo Puccetti, Andrea Guidotti, Duccio Bonciani.

Sculture di Antonio Crivelli

Teatro romano di Fiesole

Il 20 aprile 1911 il teatro romano di Fiesole, da poco riportato ad antico splendore, ospitava l’Edipo Re di Sofocle, interpretato dal grande Gustavo Salvini. Per la prima volta dopo molti secoli, in Italia, si tornava così a recitare il teatro classico all’aperto, secondo l’antica tradizione greca e romana. A distanza di cento anni, Fiesole celebra quell’avvenimento consegnando ad Archivio Zeta il compito di mettere in scena l’Edipo Re di Sofocle, come anteprima dell’«Estate Fiesolana 2011».
La fragilità dell’esperienza umana è al centro del capolavoro del tragediografo greco e del suo ciclo tebano. L’audacia e l’onestà sono componenti essenziali dell’eroismo, tanto quanto l’immagine della caduta, quasi a manifestare che la bellezza dell’uomo sta nel suo ardimento e nella sua ineluttabile debolezza. In uno scenario quasi metafisico, tra le sculture di Antonio Crivelli, la luce del tramonto e un vento gelido che spazza via i primi ruggiti dell’estate, gli attori di Archivio Zeta si misurano nella nuova traduzione di Federico Condello, che saggiamente unisce il rigore di una prosa di altissima tenuta stilistica a una più moderna e più fresca visione dell’Edipo.
Il movimento degli interpreti, per quanto lento e dilatato, è protagonista di questa messa in scena, che sfrutta con sapienza tutti gli spazi offerti dalla splendida cornice del teatro romano: le tribune, le passerelle, gli archi ricostruiti nell’800, che si alternano a far da sfondo a un lavoro di profonda attenzione filologica e di intelligente disarmonia prospettica. Nel serratissimo atto unico, accompagnato da splendide e moderne cacofonie musicali che anticipano la tragedia edipica, spiccano l’ottima interpretazione di Enrica Sangiovanni e la strepitosa prova di Franco Belli, il corifeo, che in modo formidabile riesce a trasformare un apparente limite in una virtù, sfruttando a proprio vantaggio la parlata impastata e incerta dell’anziano. Quel che non funziona, in questa recita, è invece l’Edipo-Guidotti, che, dal canto suo, malgrado una presenza scenica assai suggestiva, sembra non riuscire ad entrare nel meccanismo narrativo: la sua prosa non si confà al tono aulico della rappresentazione, sembra sempre fuori tono, scolorita, più retorica che vigorosa.
Questo «Edipo Re» resta tuttavia un lavoro che trova la propria scintilla nella capacità di ricomporre gli episodi sofoclei, quasi fossero dei quadri surrealisti, ma nella costante attenzione a che non diventino delle diapositive slegate e rapsodiche. Perché lo studio dei movimenti, dei passi lenti che attraversano la scena, anzi, le diverse scene, in un’apparente disarmonia, schiude invece a una felice espressione di continuità, di coerenza, quasi fossimo davanti a un’orchestra di pochi sparuti elementi, capace di far emergere il suono pieno e rotondo di una sinfonia.


Giulio Gori

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