I dati Istat sulla disoccupazione giovanile preoccupano, eccome! Sono senza lavoro il 29,2% degli under 24, ma per capire meglio le cifre ho trovato un articolo molto interessante che voglio segnalarvi: leggetelo! "Generazione precaria"
Ma veniamo all'Università: dove i precari, sono più del 50 per cento dell' intero corpo docente, circa 50.000 persone.
“I contratti offerti a questi giovani meritevoli erano, e sono, una sorta di ricatto. Nella speranza di un futuro stabile e garantito, e spinti dalla passione per lo studio, i giovani dell’università sono costretti ad accettare qualsiasi tipo di proposta. Contratti che assumono il nome giuridico più disparato: assegno di ricerca, co.co.co, co-docenza, ricercatore a contratto. Tutti accumunati dalla mancanza delle tutele sindacali basilari: nessun riconoscimento dei diritti previdenziali, dei diritti sindacali in genere, e men che meno, nessun sostegno per la maternità. I più fortunati, inoltre, firmano un contratto a titolo gratuito. Se la passione per lo studio c’è, di certo però, questa, non può sfamare”. (Fonte: Altracittà - Precari a vita)
Dal blog del collettivo politico di Scienze Politiche, Firenze
Da qualche anno, esattamente dal 2008, allo studente che si appresta ad entrare nell'Università, oltre alla consueta corsa ad ostacoli rappresentata dai test all'ingresso, verrà “offerta” una nuova e coinvolgente “attività formativa” obbligatoria: lo stage (che mi raccomando NON si legge steigg) detto anche tirocinio formativo.
Codesta imperdibile ed inevitabile “esperienza d'apprendimento” era già prevista all'interno dei nostri piani di studio da diverso tempo, purtroppo sottovalutata e snobbata da troppi studenti frequentanti corsi ex/509 (quelli derivanti dalla riforma Zecchino). Fortunatamente la ministra Moratti nel 2004 ha pensato bene di rafforzare il tirocinio rendendolo obbligatorio attraverso il suo decreto 270, ma nulla avrebbe potuto senza l'aiuto de “l'amico e compagno” (come direbbe Fassino), Fabio Mussi, che in un clima soporifero da governo di centro-sinistra ha applicato diligentemente tal decreto 270, vantandosi di aver razionalizzato l'Università ed inserendo il tirocinio nelle nuove classi di laurea previste nei nuovi decreti applicativi. I presidi delle nostre facoltà si sono infine affannati, in tumultuose riunioni, a tappare le falle che le nuove disposizioni aprivano in continuazione: mancanza di professori strutturati, troppi docenti a contratto, quanti crediti per quell'esame, quanti per questo, e ci serve l'ufficio stage, e 'un ci serve... con la netta consapevolezza che i vincitori di questa gara di contabilità e di ragioneria avrebbero ottenuto qualche “sconticino” dal ministero.Cotanta efficienza riformistica bipartisan si dispiegava nella primavera-estate del 2007.
...e perchè?
Il tirocinio è regolamentato a partire dal 1997 (governo Prodi), ma un po' stranamente non si trova nelle leggi sulla scuola o sull'Università. Nel bestiario normativo italiano lo si incontra tra le tante forme contrattuali atipiche, ma attenzione, esso NON costituisce rapporto di lavoro, cioè il padrone di turno presso il quale si svolge il tirocinio (povero!) non può pagare nessun salario, nessun contributo per pensioni, ferie o malattia. Può al massimo decidere di accordare al tirocinante un rimborso spese, cosa che accade alquanto raramente. D'altronde, perché pagare uno studente? Lo stesso regolamento parla di “alternanza studio-lavoro” e di “conoscenza diretta del mondo del lavoro”, per le quali lo studente NON ha giustamente diritto a nessuna retribuzione, ne a nessuna garanzia di assunzione futura, anzi, esso deve pagare le tasse universitarie: sta “effettivamente” apprendendo!
Per garantire il sacrosanto diritto delle imprese all’assunzione di stagisti, scuole ed Università si sono dotate celermente di appositi istituti ed uffici: l’orientamento lavoro per le une, il tutoraggio e gli “uffici stage” per le altre, incassando la protesta delle agenzie interinali che hanno giustamente espresso delle lamentele nei confronti di questa sleale forma di concorrenza. Ma d’altronde steigg fa rima (o dovrebbe) con formazione!
Questa fantastica forma di “formazione” si estende a macchia d'olio oltre l'Università (tirocinio post-laurea) e nella scuola, avendo l'attuale governo Berlusconi aperto la possibilità di passare l'ultimo anno di scuola a lavorare...gratis!
Non è un caso che tante aziende assumano (cioè accolgano) solo stagisti, per lavori di bassa manovalanza. Il tirocinio si configura, in breve, come una vera e propria forma contrattuale di lavoro sottopagato, prevista appositamente per quella parte della nostra vita che passiamo o passeremo da studenti, medi o universitari poco importa.
La "solita" Italia o la "nuova" Europa?
”Il solito paese di m...a!”, viene da dire. Ma non lo diremo, non perché non pensiamo che l'Italia non sia tale attualmente, ma perché pensiamo che un po' più in basso nella classifica dei maleodoranti ci stiano Francia, Germania, paesi scandinavi, insomma: la “nuova” Europa. In fondo il centro-sinistra ed il centro-destra italiani non hanno inventato nulla: l'impianto complessivo del sistema formativo quale va configurandosi in Italia è una creazione europea, la cui genesi formale si fa risalire alla Dichiarazione di Bologna del 1999. Il tirocinio è uno degli strumenti reazionari previsti dalla Commissione Europea (ma sarebbe meglio dire dall'ERT, la lobby degli industriali europei) per costruire la “nuova Europa della conoscenza”. L'intento è quello di rendere “occupabili” (e non occupati) tutti i soggetti in formazione, che, in parte obbligati dalla legge, in parte attratti, in un Europa piena di disoccupati, dalla possibilità di “fare curriculum” o essere direttamente assunti, passano una parte del loro percorso formativo nella forma di forza-lavoro sempre disponibile, grazie all'istituto dello stage. Questo avviene accanto ad un aumento impressionante della selezione di classe lungo il percorso formativo (vedi ora i test d'ingresso in tutte le facoltà)e ad un rimodellamento dei contenuti della didattica sia nella scuola sia nell'Università sui bisogni contingenti delle imprese, che entrano a pieno titolo a far parte dei Cda (ddl Aprea e ddl Gelmini). Questo discorso vale sia quando il tirocinio non può essere retribuito, come nel caso italiano, sia quando il tirocinio è retribuito (male), perché rimane il fatto che uno studente è implicitamente disposto ad accettare un salario più basso di quello di un lavoratore strutturato, e perché una “liberazione” così imponente di forza-lavoro disponibile (si pensi a tutte le scuole e facoltà di Europa) non fa che rendere più ricattabili gli attuali lavoratori (nonché i futuri). Ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il loro posto!
Dobbiamo sempre tenere a mente che se le imprese ci tendono la mano offendo tirocini e stage a tutto spiano nell'Università, con quell'altra mano, quella che non vediamo, licenziano e mandano in cassa-integrazione milioni di lavoratori e ne riducono costantemente i diritti collettivi faticosamente conquistati. L'introduzione del tirocinio obbligatorio è, molto semplicemente, un altro tassello del disegno politico complessivo per cui a “pagare la crisi” attuale saranno i soggetti deboli: lavoratori e studenti.
A chi piace il tirocinio...
Noi non vogliamo criticare l'approccio pratico alla materia di studio. Sappiamo bene che molti studenti vedono nel tirocinio la possibilità di “applicare” quello che hanno imparato tra i banchi o sui libri. Spesso nelle facoltà umanistiche o di scienze sociali il tirocinio si risolve in una sequela di mansioni dequalificate (dalla fotocopiatrice a lavoretti di archiviazione al computer), ma in altri casi esso prevede un utilizzo delle proprie conoscenze specialistiche, sopratutto nelle facoltà scientifiche. Viene però da chiedersi: la natura di questo apprendimento è neutrale, cioè teso alla ricerca della verità? O piuttosto durante il tirocinio noi apprendiamo (e svolgiamo) quelle mansioni, specialistiche o meno, funzionali alla valorizzazione del Capitale, cioè al profitto delle imprese?
C'è una grossa differenza tra un esperimento effettuato a fini didattici o di ricerca disinteressata (come può avvenire in un laboratorio universitario), ed uno stage presso la Novartis, in cui saremmo inseriti nel ciclo di produzione del vaccino anti-suina, un affare miliardario per le case farmaceutiche, realizzato a spese dei contribuenti.
Tale differenza consiste nelle finalità reali alle quali è destinata la nostra ricerca ed il nostro lavoro: competenza contro conoscenza, profitto contro bene collettivo, mercificazione contro emancipazione.
Conclusione
A noi lo stage obbligatorio non piace, anzi, per quanto detto finora pensiamo sia giusto eliminare tale istituto. Analogamente non crediamo che il problema riguardi solo gli studenti in quanto tali. I paragrafi precedenti evidenziano come solo un legame stabile tra lavoratori e studenti possa garantire una risposta al progetto complessivo di mercificazione della conoscenza e di approfondimento dello sfruttamento sul lavoro. Pretendere un’inversione totale di tendenza implica smantellare completamente il Processo europeo di Bologna, nonché tutte le riforme nazionali che lo affiancano. Significa anche imparare a ribellarsi, a pretendere, a lottare per qualcosa, in una società per cui anche lavorare per nulla costituisce un fatto positivo e di conseguenza una norma, pur di rendersi più appetibili dinanzi al padrone di turno.
DIFENDIAMO IL DIRITTO ALLO STUDIO!
DIFENDIAMO I DIRITTI DEI LAVORATORI!
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