Dopo 16 anni, la tragedia della Union Carbide di Bhopal, nell'India centrale, dove una nube tossica provocò almeno 3.500 vittime, (ma alcuni ricercatori ne stimano 25.000), siamo giunti alle prime condanne. Un tribunale locale ha infatti (lo riporta l'agenzia di stampa "Reuters") condannato la succursale indiana dell'azienda Usa, a una multa per un valore equivalente a 10.600 dollari, e ha riconosciuto sette ex dipendenti colpevoli di negligenza (altre fonti riportano che i condannati sarebbero otto) . La pena verra' definita nei prossimi giorni, ma per il reato di negligenza, sembra che la pena massima prevista non superi i due anni di reclusione. L'agenzia di stampa "Asca" riporta il commento di un rappresentante delle vittime, S. Karnik: 'Anche con un giudizio di colpevolezza, due anni sono troppo pochi''.La fabbrica, produceva un pesticida ( isocianato di metile), come succursale della omonima multinazionale chimica americana. Ma la sentenza ha riguardato solo i dirigenti locali e la "sede distaccata": per la compagnia madre e i suoi dirigenti (stranieri), sono stati istruiti processi separati. Ma, gli attuali proprietari della Union Carbide, la Dow Chemical, respingono qualsiasi nuova richiesta di risarcimento. Personalmente spero che al di là dei risarcimenti economici, la corte indiana approfitti della vicenda per sancire stabilmente il principio della completa responsabilità penale dei massimi dirigenti di qualsiasi multinazionale nei confronti dell'operato di qualsiasi "succursale", unico metodo per arginare un minimo lo strapotere di simili mostri.
Fabrizio Cucchi, DEApress
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